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Camper world tour fai da te – Ecuador
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Camper world tour fai da te – Ecuador

Di Cianzia Bassani26 luglio 2018

Camper world tour fai da te – Ecuador

ECUADOR – PRIMA PARTE

Camper world tour EcuadorÈ impressionante come in meno di 10 chilometri possa cambiare tutto: il paesaggio, le strade, le persone… dal deserto alla giungla, dal caos più totale all’ordine. Non c’è traccia di spazzatura in giro, tutti guidano correttamente, niente più strombazzamenti e musica ad altissimo volume, persone gentili e sorridenti.
Ma partiamo dalla frontiera.
Come ho scritto in precedenza gli edifici preposti hanno uffici adiacenti per l’entrata e l’uscita e questo evita lunghi spostamenti e la ricerca del personale incaricato. In meno di mezz’ora facciamo tutto: qui in Ecuador l’assicurazione per il veicolo non è obbligatoria ed è meglio così, visto che la nostra non comprende questo Paese.
La cosa veramente assurda è che il permesso di condurre il veicolo lo può avere solo il proprietario, per cui io. Quando gli chiediamo se non si può estendere anche a Luca ci spiegano che non è possibile, ma se ci dovesse fermare la polizia mentre è lui al volante è sufficiente dirgli che siamo marito e moglie e loro chiudono un occhio… speriamo bene!
La prima meta è presso la città di Santa Rosa, il Complejo Deportivo El Arenal. Ci sono due belle piscine, un campo di calcio, numerosissimi animali di cortile e piante da frutta di tutti i tipi. Gli animali più insoliti sono 3 enormi struzzi che non sembrano gradire la nostra vicinanza.
Il proprietario è veramente disponibile, accompagna Luca in macchina nel centro della città per fare la spesa e gli racconta un po’ della storia del Paese. È così che scopriamo che dalla fine del 1800 il Perù ha tentato di invadere e conquistare per ben tre volte l’Ecuador, l’ultima volta nel 1995… chi lo aveva mai sentito? E poi perché un paese così enorme e pieno di risorse di ogni tipo, petrolio, minerali, mare, montagna, pretende di conquistare una piccola nazione senza grosse risorse come l’Ecuador?
Comunque questo piccolo popolo si è sempre ben difeso sconfiggendo i più ricchi invasori, l’ultima volta con l’aiuto degli USA, forse è per questo che la moneta ufficiale è il doll’aro americano.

Camper world tour Ecuador

Dopo una notte passata in questo campeggio, ripartiamo con la dispensa piena di banane, limoni e frutti della passione gentilmente offerti dal proprietario. Percorriamo 178 chilometri, i primi in mezzo a bananeti e un caldo umido che ci ricorda la Costa Rica, gli ultimi in un paesaggio dove montagne, case in legno ben tenute e pacifiche mucche al pascolo ci ricordano la Svizzera.

Infine arriviamo a Cuenca, una bellissima cittadina a 2600 metri circondata dalle montagne. L’altitudine non ci infastidisce come in Perù, ma ci fermiamo volentieri in un punto indicato dal nostro fedele IOverlander.
Questi parcheggi non sono economici, rispetto alle precedenti nazioni visitate, come non è economica la Sim di Claro che per 1,5 giga chiede ben 15 dollari, ma bisogna dire che il tutto si compensa con il prezzo del gasolio (di 25 centesimi al litro) e la spesa al supermercato.

Sabato 28 facciamo una bella passeggiata nella città con la sua pavimentazione in lastroni, il mercato colorato e gli splendidi edifici antichi. Il duomo è una struttura enorme sia all’esterno che all’interno e domina un intero quartiere. Si può entrare senza pagare e nessuno si scandalizza per Luca in canottiera.
Ci fermeremo qui probabilmente fino a martedì, perché lunedì abbiamo prenotato un tagliando completo per il camper dal fratello del proprietario che lavora a 10 metri da dove siamo parcheggiati. Ci hanno detto che in questa città ci sono i migliori meccanici dell’Ecuador e in particolare questo signore ha delle buone recensioni e ci ha fatto un’ottima impressione.
Purtroppo la sua officina è troppo piccola per il nostro camper, per cui ci accompagna da un suo collega con uno spazio adeguato e qui ci passiamo, “graditi ospiti”, tre notti. Si sa com’è, quando si inizia a smontare qualcosa, salta sempre fuori qualcos’altro, per cui fra cambi d’olio, pastiglie freni e controllo gomme in cui trovano ben tre chiodi che per fortuna non le hanno danneggiate, sono passati ben due giorni di lavoro pieno.
Solo giovedì 2 giugno riusciamo a ripartire con destinazione Ingapirca, il sito archeologico più grande e meglio conservato dell’Ecuador.
Arriviamo alla biglietteria con un bel sole, da nessuna parte c’è scritto il prezzo del biglietto ma sentiamo che per visitarlo è obbligatoria la guida. Quando arriva il nostro turno e chiediamo il costo ci viene risposto: “dos.” Io e Luca ci guardiamo in faccia, poi guardiamo nuovamente l’impiegata, increduli che la cifra sia così bassa. Ovviamente abbiamo sbagliato a capire, per cui in coro le diciamo “doce?” (ossia 12 dollari). Nel frattempo si è avvicinata una guardia. Entrambi ci guardano dubbiosi e ci ripetono la cifra in inglese: “two.” La nostra faccia stupita li confonde e quando noi chiediamo ancora: “dos con guida?”, ci ripetono il prezzo mostrandocelo con le dita. È chiaro che ci hanno preso per degli stranieri sì, ma pure imbecilli!
A questo punto gli spieghiamo che siamo rimasti stupiti dal prezzo, visto che arriviamo dal Perù dove per 2 dollari non ti fanno entrare neanche in biglietteria! Invece qui, per due dollari a persona, visitiamo un museo piccolo ma ben allestito, un sito che non è certo spettacolare, ma che l’entusiasmo della guida rende molto interessante, facendoci scoprire una nuova civiltà preincaica basata sull’adorazione della luna e presumibilmente governata da una gerarchia matriarcale.
Con l’arrivo degli Inca, questo popolo si è difeso dall’invasione talmente a lungo che questi ultimi hanno rinunciato alla conquista e si sono limitati a integrarlo come partner commerciale, rispettando i loro usi e costumi e soprattutto la loro religione. Ovviamente con l’arrivo degli spagnoli tutto si è perso e come spesso succede le pietre così perfettamente squadrate sono state usate per costruire chiese e fienili.

Camper world tour EcuadorDopo questa pausa storico culturale, ci dirigiamo ad Alausì, dove parte il treno per la Nariz del Diablo.
La strada è tutta in alta montagna, sopra i 3.000 metri, e quando arriviamo siamo come sempre ubriachi per altitudine e curve. Parcheggiamo proprio davanti alla stazione, a fianco di un piccolo camper statunitense, che poi scopriremo essere di due ragazzi argentini. Conosciamo anche una simpatica coppia di italiani che come gli argentini sono ovunque per il mondo!
Venerdì ci aspetta l’avventura di questa gita in treno considerata una delle cose imperdibili dell’Ecuador…che dire? Caruccio in tutti i sensi, vuoi perché il costo è di 33 dollari a persona, ma anche perché la gita è veramente modesta, niente di differente dai paesaggi visti poco prima e poco dopo con il camper.
Questi viaggi su treni “spettacolari” sono sopravalutati!
Salutiamo in nostri nuovi conoscenti e altre due italiane incontrate sul treno e ci avviamo verso la nostra prossima meta Baños, dove all’ombra del vulcano Tungurahua alto 5.000 metri e ancora attivo, ci dedicheremo a bagni termali, rafting e altre attività per “giovani pazzoidi” come noi due!

Baños è una città vacanziera, piena di bar, ostelli, agenzie turistiche e ovviamente terme. Siamo ospitati nel parcheggio del ristorante Cedro, giusto vicino ai bagni termali pubblici a cui si accede pagando 2 dollari per tutto il giorno.
Non ci lasciamo scappare l’occasione e compriamo i biglietti, ma dopo un giro di perlustrazione scappiamo subito fuori… le vasche sono belle, giusto sotto la cascata, però quasi non si vede l’acqua da tanta gente in immersione. Non siamo schizzinosi ma, a parte la mancanza di spazio vitale, il tutto ci sembra davvero sporco.
Optiamo per un altro complesso termale più costoso, ma più vivibile e pulito con aggiunta di sauna, bagno turco e idromassaggio aromatico. Dopo 3 ore di immersione siamo cotti e per rinfrescarci facciamo un giro in paese.
La cattedrale è interessante, con dei quadri immensi in cui sono dipinti con tanto di sottotitoli i miracoli che ha fatto la madonna di Banos. Il chiostro è pieno di fiori colorati.
La sera il paese si riempie a tal punto che è estremamente difficile camminare per le strade: spettacoli di strada, acrobati, mangiafuoco, bolle di sapone… una vera festa per gli occhi.

Domenica 5 agosto, per 20 dollari a persona compreso di pranzo e CD con foto, andiamo a fare rafting! Ci infiliamo muta da sub, caschetto e giubbino salvagente e via nel fiume con il canotto multietnico: due inglesi, un portoghese, noi italiani e la guida ecuadoriana.
Il percorso non è eccessivamente impegnativo per cui ci divertiamo a buttarci nell’acqua l’uno con l’altro. Luca come sempre è il più dispettoso, ma pagherà le sue cattive intenzioni cadendo per primo. Invece per buttare in acqua me ci vuole lo sforzo congiunto di ben tre persone, ma alla fine pure io finisco a mollo.
Tutto benissimo fino alla fine, quando a pochi metri dall’approdo, probabilmente a causa di una roccia sotto il gommone, io e un’altra ragazza veniamo sbalzate fuori e visto che l’acqua è bassa, urtiamo il fondo sassoso. Per fortuna il caschetto ci protegge, così non ci facciamo troppo male. La cosa peggiore è stata la perdita dell’anello che io e Luca ci eravamo scambiati in Turchia per celebrare l’inizio di questa avventura.

Camper world tour EcuadorMa le pazzie non finiscono qui, perché farci mancare l’altalena più alta del mondo?
Per cui con il bus saliamo in cima al monte quasi a 3.000 metri e via a dondolare sul vuoto della valle… a dire la verità mi aspettavo una cosa più paurosa, in realtà è stato simpatico ma sembra molto più emozionante visto dal basso che dall’altalena stessa.
Luca si è rifiutato di salirci, perché solo il veder oscillare me gli ha fatto venire la nausea.
Riproviamo a entrare nelle terme “popolari” visto che è un giorno infrasettimanale ed è sera, speriamo che l’affluenza sia minore… sbagliato! Siamo fra i primi ad entrare, ma nel giro di mezz’ora la piscina meno calda, 42°, si riempie all’inverosimile, sembra un girone dell’inferno, con tutti i dannati a bollire nel calderone fumante!
Del resto più di mezz’ora non resistiamo, anche io che sono abituata alle alte temperature soffro di capogiri da calo di pressione. Per cui ben volentieri lasciamo il brodo bollente che ha il pregio di uccidere tutti i germi presenti nell’acqua e ritorniamo al nostro camper.
Oramai con il padrone del ristorante siamo diventati amici, per cui oltre ad averci fatto un notevole sconto per i primi tre giorni, dopo uno scambio di piatti tipici italiani, i giorni restanti sono gratuiti.

Mercoledì 8 agosto ultimo giorno a Banos, decidiamo di visitare anche la cascata Pailòn del Diablo.
Grazie all’abbondante piovuta notturna, la cascata è possente e lo spettacolo è grandioso. Pur non essendo troppo vicini al flusso e nonostante l’impermeabile che ci copre da capo a piedi, ci ritroviamo fradici. Nei dintorni ci sono diverse cascate ma questa è la più spettacolare.

ECUADOR – SECONDA PARTE

Camper world tour EcuadorIl pomeriggio dell’8 agosto Luca prende possesso della cucina del ristorante e insegna ai suoi entusiasti allievi vari piatti italiani, tra cui pizza e melanzane alla parmigiana. Non manca di far notare come moltissimi ingredienti che loro scartano come rifiuti possono essere usati per dei gradevoli ed economici antipasti. Dopo un primo momento di diffidente stupore, si servono ai clienti del ristorante polpettine di pangrattato, uova e aromi, bucce di patata al forno con erbe aromatiche e formaggio. L’evidente entusiasmo degli ospiti convince il cuoco dell’ottima idea.
Le fotografie dei nuovi piatti sono subito esposte in bacheca e dopo alcuni giorni attraverso Facebook ci faranno sapere che sono richiestissimi!

Nel frattempo, alle cascate abbiamo conosciuto altri tre italiani con i quali ci rechiamo alla Laguna del Quilotoa, un lago formatosi all’interno del cratere di un vulcano.

La gita parte da Saquisili. Per soli 2 dollari si sale con un bus a 4.000 metri, 70 chilometri per la solita strada a tornanti. All’arrivo ci accoglie un vento gelido che, malgrado siamo abbondantemente vestiti, penetra impietoso sotto ogni indumento. Come sempre l’altitudine non aiuta, così rinunciamo alla passeggiata intorno al lago e scappiamo nuovamente alla fermata del bus!
Arrivati al camper ripartiamo subito per Quito, la capitale dell’Ecuador.
Arriviamo senza fatica al parcheggio segnalato da IOverlander. Anche se è un po’ costoso, è custodito 24/24 e in più possiamo approfittare del Wi-Fi dell’Hotel Marriott, nostro vicino di casa.

Quito è una bella capitale, moderna, pulita e ben organizzata. Il centro storico è ben tenuto, bellissimi palazzi, chiese imponenti e ripide strade acciottolate. Abbiamo la fortuna di trovarci qui nei tre giorni di festa nazionale e questo vuol dire musei aperti e gratuiti, spettacoli serali di suoni e luci e una generale aria di festa.
Molto interessante è l’ex università che è diventata un centro culturale con biblioteca e locali per diverse manifestazioni musicali, fotografiche o pittoriche.
Il mercato invece non è niente di interessante e rinunciamo anche alla teleferica che porta al mirador sulla città, visto che l’autostrada che abbiamo fatto già ci ha permesso di vedere la città dall’alto. Come La Paz, Quito si estende dal basso verso l’alto arrampicandosi sulle pendici delle montagne che la circondano.
La sera non ci facciamo mancare la “Fiesta de la Luz”. In diverse vie del centro storico sono stati allestiti spettacoli luminosi, la folla è immensa, polizia ovunque, ma tutti sono calmi e tranquilli. Solo i venditori di paccottiglia cinese, di bevande e di cibo, intontiscono gli spettatori con i loro strilli continui e prolungati.
Lo spettacolo più interessante è proiettato sulla cattedrale in cui si ripercorre il periodo della conquista da parte degli spagnoli e la costruzione dell’edificio stesso.

Camper world tour EcuadorDomenica 12 la partenza è leggermente ritardata perché un camion ci impedisce di uscire dal parcheggio. Luca è costretto a spostare un bus, di cui il parcheggiatore ha le chiavi, per poter uscire.
Dobbiamo raggiungere le terme di Papallacta, che purtroppo si trovano ai soliti 3.000 metri, praticamente dentro una nuvola. Lungo la strada vediamo i soliti sbandieratori, ragazzi e ragazze che agitano da mane a sera bandiere colorate, per invitare i clienti a fermarsi nelle centinaia di piccoli ristoranti uno attaccato all’altro.
Montagne, montagne e ancora montagne, con cartelli di attraversamento orsi ed infine le terme, per fortuna molto calde e poco affollate, visto il freddo che fa all’esterno.

Si dorme tranquilli nel parcheggio delle terme e alla mattina riprendiamo in direzione Otavalo, dove oltre a un grande lago c’è uno dei mercati artigianali più grandi dell’Ecuador. Purtroppo non abbiamo letto che tale mercato si svolge il sabato e oggi è soltanto lunedì, anche se nella piazza centrale si possono ammirare una parte delle centinaia di bancherelle che dovrebbero costituire il mercato. Vestiti, copricapi, tappeti, forse con una manifattura più fine di quella peruviana e boliviana, ma con gli stessi disegni.
In questo paese notiamo una cosa curiosa: fino ad ora le donne di chiara etnia indigena, in genere montanare, indossavano i tipici gonnelloni a pieghe, calzettoni di lana spessa e cappelli sul cocuzzolo della testa, simili a quelli peruviani e boliviani, ma con l’aggiunta di coperte in pile multiuso, da usare come scialle, gonna aggiuntiva, zaino o marsupio porta bimbi. Ad Otavalo invece le donne usano gonne lunghe fino ai piedi di colore chiaro, con sopragonne di colore più scuro, camicette bianche con maniche a sbuffo e ricami colorati e una specie di telo nero fissato in testa come copricapo, abbigliamento molto simile al costume tradizionale delle donne laotiane. Tutte hanno capelli molto lunghi ma invece delle solite trecce, sono legati a coda di cavallo, in compenso quasi tutti gli uomini portano una treccia ed è l’unico posto dove abbiamo visto uomini con i capelli lunghi.
Rimaniamo in questo paese tre giorni, il tempo di rifare le lenti degli occhiali di Luca e poi via per la frontiera.

16 agosto, Tulcan.

Camper world tour EcuadorQuesto paese di frontiera è famoso per il suo cimitero. Sarà macabro, ma ci teniamo a visitarlo e non ce ne pentiremo.
All’ingresso gratuito, ci accoglie una ragazza che si offre di farci da guida… si è mai vista una visita guidata di un cimitero?
Dire che è magnifico è sminuirlo! Centinaia di cipressi piantati amorevolmente negli anni cinquanta da un tal Josè Maria Franco e da suo figlio, modellati nelle forme più strane, dagli animali locali e stranieri, ai personaggi del mito, ai simboli Inca.
Adesso entrambi sono morti e di un simile giardino si occupano 18 giardinieri pagati dalla municipalità, che potano i rami degli alberi usando solamente forbici a mano.
Si dice che gli abitanti di Tulcan non vedono l’ora di morire per essere seppelliti in un simile paradiso! Dubito che sia vero, però è una bella ambientazione per trascorrere la vita eterna!
La visita dura circa un’oretta e visto che sono le 14:30 decidiamo di passare la frontiera oggi.
Alle 15 siamo in frontiera e in mezz’ora espletiamo tutte le formalità presso gli uffici dell’Ecuator.
Ma poi…

Consigli e considerazioni.
•La moneta ufficiale è il dollaro statunitense.
• Le strade sono belle e ben tenute, pochissime a pagamento, ma anche quelle molto economiche.
• In questo Paese l’assicurazione per il mezzo non è obbligatoria e del resto la Mecosur che abbiamo noi non comprende l’Ecuador e in teoria può guidare solo il proprietario del veicolo. Comunque non ci hanno mai fermato.
• Il gasolio è venduto a galloni e costa circa 25 centesimi di euro al litro, prezzo costante in tutte le stazioni di servizio.
• La compagnia telefonica più diffusa è Claro, ma il piano telefonico per internet è veramente costoso: 15 dollari per 1 giga e mezzo.
• La corrente è 110, per cui da nessuna parte abbiamo potuto utilizzarla per il camper, ma solo per caricare i vari telefoni, computer, ecc.
• Questo Paese è in assoluto quello più a rischio di trovarsi qualche frana sulla testa, ovunque sassi caduti dalla montagna sulle strade e considerato che la pulizia e la manutenzione delle stesse è precisa e costante, ci siamo ritenuti fortunati nel non aver subito nessun danno.

Camper world tour EcuadorL’Ecuador è un bellissimo paese, non lo abbiamo visitato tutto, solo la parte centrale delle montagne. Torneremo sulla costa dopo avere visitato anche la Colombia. Direi che è una piccola Svizzera, incastonata fra due grossi colossi quali Perù e Colombia e spesso contesa da entrambi.
Se vi sentite dire “ya mismo” mettetevi il cuore in pace: è il sinonimo di “ahorita” del Costa Rica, ossia un’unità di tempo che può voler dire subito, oppure fra due giorni!
La musica è sempre la stessa, le canzoni sudamericane di cui oramai abbiamo fatto il pieno, oltre ad avere sempre lo stesso ritmo, parlano solo di amori perduti o ritrovati, dieci parole in ogni canzone e dieci canzoni ripetute all’infinito!
Malgrado il pessimo gusto musicale, le persone sono veramente gentili e disponibili, non estremamente cordiali come gli argentini, ma discreti ed educati.
La popolazione indigena ha una statura che non supera il metro e mezzo, magri e scuri di pelle come dei simpatici gnomi e tutti abbigliati con coperte in pile, utilizzate come copricapo, gonna, zaino e qualsiasi altro uso fornito dalla fantasia personale.
Ci ritorneremo volentieri per ammirare le bellissime coste di questo Paese.

CHILOMETRI PERCORSI: 1.035    SPESE: 1.063 EURO

ECUADOR – TERZA PARTE

Camper world tour EcuadorTranquilli e fiduciosi ci accingiamo a superare la frontiera dell’Ecuador.
Il visto sul passaporto è di una velocità incredibile, ci concedono esattamente altri 68 giorni per visitare questo Paese che normalmente rilascia visti per non più di 3 mesi all’anno.
Le pratiche per il reingresso del camper vanno molto più a rilento. Il ragazzo addetto a questa incombenza scrive sul computer un dito alla volta, ogni 3 secondi chiede chiarimenti sul mezzo e ogni cinque minuti dedica l’attenzione alle varie persone che chiedono informazioni… ergo il tutto verrà a durare una buona oretta, ma per fortuna siamo comodamente seduti al caldo nel suo ufficio.
Tanta burocrazia per poi non rendersi conto che sia la mia patente che il libretto di circolazione sono chiaramente delle copie fotostatiche pure malfatte. Gli originali sono chiusi al sicuro in cassaforte e fino ad ora nessuno ce li ha mai chiesti.
Comunque visto che il passaggio delle due frontiere è durato in tutto circa 2 ore ci riteniamo molto fortunati e serenamente ci accingiamo a trascorrere la notte in un parcheggio per camion a 4 chilometri dalla frontiera, al caldo sotto il nostro caldissimo copertone comprato in Bolivia e che abbiamo ripescato per difenderci da questo freddo inusuale.

Oggi ci proponiamo di raggiungere il mare, basta montagna!
I chilometri sono ancora tanti, circa 400, ma le strade dell’Ecuador sono decisamente migliori.
Veniamo fermati una volta dalla polizia che ci controlla i documenti e va a curiosare nel camper facendoci mille domande sul nostro viaggio. Hanno appena fermato una signora di mezza età (ossia una mia coetanea!) che sta trasportando un panetto di cocaina. A differenza di quella che si vede nei film, perfettamente bianca, questa è giallina, simile allo zucchero di canna, ma sembra essere un quantitativo notevole.
La signora è colombiana, nel suo paese il traffico di droga prevede la pena di morte, qui “solo” 30 anni. I poliziotti tentano di farle confessare chi sono i suoi complici in cambio di uno sconto sulla pena, ma lei tranquillamente si mette nelle mani di Dio… quale contraddizione!
Appena superate le alte montagne attraversiamo molti paesini abitati prevalentemente da neri. Le case sono in legno su palafitte e il tutto ricorda vagamente l’Africa.
È strano, queste persone sono i discendenti degli schiavi africani condotti qui per coltivare cotone, canna da zucchero o altro, non hanno mai visto il paese di origine dei loro avi, eppure le loro case e l’ambiente con cui si circondano è veramente simile ai villaggi delle tribù che abbiamo visto in Congo. La natura cambia, qui è molto più ricca e lussureggiante, ma i paesini sono praticamente identici.
Camper world tour EcuadorLe strade in questi punti sono costellate da dossi enormi e ovviamente non segnalati, per cui quella che pensavamo una traversata veloce si trasforma nuovamente in una lunga giornata di guida!
Sarà così fino al mare dove ci fermeremo a Sùa, un paesino con poche attrattive. Il campeggio modesto e disordinato ha la bellezza di affacciarsi sul fiume e avere di fronte il mare.
La cosa più interessante è proprio la natura, in mezzo a tacchini e galline che razzolano intorno al camper, sugli alberi vicino al fiume ci sono uccelli di ogni forma e colore, numerosi pellicani e altrettanti ibis bianchi, il cui “cinguettio” ci accompagna da mane a sera.

Dopo due giorni di sosta riprendiamo il viaggio lungo la costa e questa volta troviamo un campeggio che ci soddisfa: fronte mare, circondato da bouganville di ogni colore, internet, pingpong, biliardo, amache e sdraio ovunque, mare calmo, niente zanzare, insomma un piccolo paradiso in cui finalmente rilassarci!

Ci manca solamente un po’ più di sole. Il tempo per il periodo è stranamente uggioso e anche i locali lo reputano insolito.
Giusto per spezzare il meritato riposo decidiamo di andare a vedere le balene che sembra che in questo posto passino abbastanza vicine alla riva. Concordiamo l’uscita con un pescatore e una guida, 30 dollari a persona per un giro di 2/3 ore. Appuntamento ore 8 del mattino… alle 10 stiamo ancora aspettando!
Sappiamo che in Sudamerica gli orari sono piuttosto flessibili, ma 2 ore di ritardo ci sembrano veramente troppe!
Passiamo il tempo osservando l’attività dei pescatori che stanno scaricando il pesce dalle loro barchette per trasportarlo con dei secchi in un camion di raccolta. Il cielo è ricoperto da gabbiani molto diversi da quelli europei, ma altrettanto avidi. Planano su barche e secchi per rubare e ingozzarsi di pesce, mentre i pescatori armati di bastoni tentano, non sempre con successo, di scacciarli. È una lotta quasi impari, centinaia di uccelli contro una trentina di pescatori!
Alle 10 arriva la nostra guida e ha la faccia tosta di dirci che ci stava aspettando alle 8 ma noi non ci siamo fatti vedere. Mi viene il dubbio che l’Ecuador abbia un orario differente dalla Colombia, ma è solo una bugia infantile, in realtà ha preferito prima andare a pescare e poi venire a prenderci. Avremmo preferito anche noi dormire un poco di più invece di aspettarlo per due ore!
Lasciamo perdere, ci imbarchiamo sulla leggera barchetta del pescatore che a tutta velocità ci porta al largo. Il mare sembra calmo ma le piccole onde ci fanno fare dei salti che sul duro sedile e senza nessun appiglio fanno abbastanza paura.
Dopo molto cercare avvistiamo il soffio d’acqua di una balena e la vediamo immergersi con la sua maestosa coda. Più tardi ne troviamo un’altra, questa è timida nuota a pelo dell’acqua e solo ogni tre minuti esce un pizzico per respirare. Siamo abbastanza vicini ma non riusciremo a vederla nella sua interezza.
La guida dice che quando è uscita a pescare ne ha viste tre che saltavano e giocavano vicino alle barche, vorrei ribadirgli che se fosse arrivato puntuale, magari le avremmo viste anche noi, ma ormai sappiamo che è inutile polemizzare con loro, una scrollata di spalle, una risata e tutto gli passa sopra senza ferirli!
Per cui ci godiamo la passeggiata in mare, il sole che finalmente si è fatto vedere e gli spruzzi di acqua salmastra che ci bagnano completamente nel viaggio di ritorno.
Anche se per brevi momenti è stato emozionante essere così vicini a un animale così possente e spero prima della fine del viaggio di poterne vedere ancora magari in Argentina.

Camper world tour EcuadorIl viaggio prosegue verso Puerto Lopez dove partono le escursioni per l’Isola della Plata chiamata anche “la Galapagos dei poveri”.
Invece di fermarci in questa cittadina un poco squallida, parcheggiamo presso un ostello fronte mare a Machalilla e ci troviamo subito in buona compagnia, un mega camper di francesi con due figli, un altro altrettanto grosso di tedeschi con 4 figli di cui uno di 4 mesi e altri due si aggiungeranno nei giorni successivi.
Il posto è bello e i proprietari molto gentili. Si chiama La Canoa, ma quando chiediamo informazioni per trovarlo visto che il navigatore non azzecca bene il posto, nessuno ce lo sa indicare, per fortuna abbiamo il nome dei proprietari e con quello subito ci indirizzano nel posto giusto!
Arriviamo di sabato e prenotiamo insieme alle altre famiglie un tour per lunedì, godendoci la domenica in riva al mare, uno dei pochi giorni di sole dei tanti passati sulla costa.

Lunedì 17 tre taxi ci vengono a prendere e ci portano al porto a 10 chilometri da qui.
Sulla barca siamo solo una ventina di persone con 2 guide che ci spiegano tutte le regole per visitare questo parco naturale.
L’isola della Plata si chiama così perché il guano dei numerosi uccelli che la abitano è bianco e di notte luccica come l’argento, per raggiungerla è necessaria un’ora di navigazione.
Il mare è abbastanza mosso e la barca va molto veloce, ma con occhio di falco un ragazzo avvista la prima balena. È un “piccolo” molto vivace che continua a saltare e avvitarsi fuori dall’acqua, seguito da sua madre che dignitosamente affiora solo per prendere aria… adesso sì che ci godiamo lo spettacolo! Fra andata e ritorno vedremo almeno 6 o 7 balene, alcune più vivaci e salterine, altre più timide, almeno due ci si avvicinano alzando diverse volte le pinne laterali a mo’ di saluto!
Già questa prima esperienza vale i 36 dollari cadauno pagati per la gita, ma le sorprese non sono certo finite qui.
Arriviamo a Baia Drake, il porto dell’isola, e veniamo accolti da una decina di tartarughe giganti che nuotano sotto il pelo dell’acqua senza nessun timore.
A terra incomincia una passeggiata di circa 2 ore per vedere fauna e flora locale.
Vediamo finalmente il famoso albero chiamato Palo Santo, nel camper ne abbiamo tantissimi pezzettini perché, se bruciato, oltre ad emanare un forte profumo è anche un repellente per gli insetti, oltre ad un portafortuna che male non fa!
La zona dei cormorani giganti al momento non è accessibile, perché la curiosità dei turisti ha fatto scappare diverse coppie e in questo momento i guardiaparchi stanno tentando di favorirne l’aumento. Come i condor sono monogami, se ne muore uno, l’altro si lascia morire di fame.
Ci sono anche le Fregate, di nome e di fatto perché per nutrirsi minacciano in volo gli altri uccelli acquatici e li costringono a mollare il pesce che hanno pescato!
Ma l’uccello più spettacolare è il Sula piedi azzurri che qui chiamano “pata azul” dalle tipiche zampe azzurre. È eccezionale, neanche alle Galapagos si vede così da vicino. Infatti in quest’isola le numerose coppie nidificano a lato del sentiero dove passano i turisti, per niente spaventati dal continuo viavai e dalle numerose foto e riprese.
Così possiamo ammirare tutte le fasi del ciclo vitale di questo uccello.
Il corteggiamento, la deposizione dell’uovo, la crescita del “pulcino” che nel giro di 3 settimane, nutrito dai genitori con olio di pesce diventa grande come un pollo.
Il maschio è più piccolo e fischia, mentre la femmina emette un suono tipo trombetta di carnevale. Ogni anno la femmina si sceglie un nuovo partner, giovane e forte, che per conquistarla le fa piccoli doni tipo pietruzze, rametti o insetti e le danza attorno con passi da pinguino e ali alzate. Il tutto si conclude con 7 secondi di “sesso sfrenato”!
La cova e la cura del piccolo sono affidati a entrambi, alternativamente 4 giorni la femmina e 4 il maschio e dopo 2 mesi il figlio è autonomo, ma solo dopo 2 anni e svariati cambi di colore, acquisirà il turchese delle zampe così caratteristico di questa specie.
L’isola è piena anche di trappole per topi, questi animali sono sbarcati con i primi conquistadores spagnoli e grazie alla loro velocità riproduttiva stanno diventando un serio pericolo per le specie autoctone.
Camper world tour EcuadorAl termine del giro ci viene offerto un piccolo pranzo sulla barca per non contaminare l’isola. Gettando buccia di anguria nel mare, veniamo nuovamente circondati da numerose tartarughe che si contendono i gustosi bocconcini.
Non manca per i più coraggiosi anche un discreto tempo per lo snorkeling. Dico coraggiosi, non per la paura, ma per il freddo! Purtroppo non c’è stata un’occhiata di sole e c’è anche un vento gelido!
Luca non si fa mancare l’esperienza ed è il primo a buttarsi trovandosi circondato da innumerevoli pesciolini colorati, che purtroppo quando si immergono anche tutti gli altri si danno alla fuga.
Il ritorno è ancora più movimentato dell’andata e molti di noi arrivano a terra a limite di vomito. Quest’isola merita davvero l’appellativo di Galapagos dei poveri e considerati i costi e l’organizzazione vale senz’altro la pena di visitarla.
Ho letto alcune recensioni che non hanno trovato soddisfacente il tour, noi siamo andati con Cristobal Ventura Maldonato, ha organizzato tutto il padrone dell’ostello, e le persone che ci hanno accompagnato sono veramente state efficienti a partire dai taxisti puntuali (cosa rara) sia all’andata che al ritorno e alle guide veramente professionali ed entusiaste.

E ora a Salinas per vedere le foche! Nulla di interessante in questa città tipicamente vacanziera, solamente un mirador chiamato la Chocolatera, dove potremo ammirare un’altra volta alcune balene in lontananza che giocano con l’acqua e un piccolo gruppo di foche su uno scoglio che ammirano le potenti onde del mare in compenso abbiamo fatto una lunghissima camminata, sempre con il solito cielo grigio il che non ha impedito a Luca di scottarsi un’altra volta!

Arrivano buone notizie per noi: il figlio riesce a raggiungerci per una breve vacanza verso fine settembre e la figlia ha già preso il biglietto per Buenos Aires! Siamo immensamente felici! Sono quasi 8 mesi che non li vediamo!

All’inizio proponiamo a Dario di incontrarci a La Paz per vedere un pizzico di Bolivia insieme, questo vorrebbe dire fare 3.300 chilometri in circa 8 giorni, ma per i figli si fa questo ed altro! Poi scopriamo che arrivare in aereo a La Paz costa 3 volte tanto oltre a necessitare almeno 30 ore fra voli e scali, per cui ripieghiamo su Lima: vedremo nuovamente un pizzico di Perù… questa volta con il figlio!

Per cui di fretta ci avviamo alla frontiera. Come sempre la frontiera ecuadoriana è rapida ed efficiente, purtroppo non così quella del Perù…

Consigli e considerazioni.

Poco da aggiungere ai commenti precedenti. Questa volta passando per la costa abbiamo visto una parte differente dell’Ecuador, sia come paesaggio che come persone. Rispetto all’interno le strade sono meno belle e soprattutto piene di dossi.

I paesi sono molto disordinati e mal tenuti e le persone non sempre accoglienti.

Forse l’impressione un filo più negativa è dovuta anche al tempo che da quando siamo entrati è sempre stato nuvoloso, solamente 2 mezze giornate di sole in 16 giorni.

Malgrado questo devo dire che nell’insieme l’Ecuador ci è piaciuto molto, il Paese è piccolo ma ha una vastità di paesaggi, dai monti al mare, e tutto a prezzi abbastanza modici.

CHILOMETRI PERCORSI: 1.403        SPESE: 455 EURO

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Cianzia Bassani
In quella narrazione oltre a descrivere le località visitate, spiegavo che il nostro obbiettivo era quello di trasferirci a vivere in questo Paese.

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