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Viaggio in Sud Africa
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Viaggio in Sud Africa

Di Luigi Balzarini8 settembre 2012

Viaggio in Sud Africa

Descrive un bellissimo tour in auto attraverso il Sud africa in direzione Sud-Est-Nord, come si vede dalla cartina. Lunghezza totale del percorso circolare: 5700 km, in 18 giorni. Molti di più di quelli che avevo calcolato, a causa di una errata valutazione delle distanze. Quindi, circa 300 km al giorno. Posso assicurare che non pesano assolutamente: ci si muove su strade ampie e ben tenute, con traffico ridottissimo, che consente facilmente una velocità media di 120 km/h. Quindi, in fin dei conti, si fanno 3 ore al giorno in macchina, più o meno. Sono 3 ore assolutamente gradevoli, che si svolgono tra paesaggi stupendi e sono intervallate da numerose soste per lo scatto delle foto. Notizie pratiche: la benzina costa circa l’equivalente di 1.10 Euro. Il noleggio della macchina (una Toyota Corolla 1600 molto comoda e dalla guida tranquilla) è costato solo 35 Euro al giorno, offerta speciale per via della durata del noleggio superiore ai 15 giorni. Con un supplemento di 100 Euro vi consentono di sconfinare in Lesotho, Swaziland e Namibia. Le strade sono larghe, diritte e assai scarsamente trafficate. Bisogna stare attenti alla guida a sinistra. Se perdi un attimo la concentrazione, è facile immettersi sulla corsia sbagliata con le macchine che arrivano incontro e non capiscono cosa fa quel pazzo contromano. Alloggi se ne trovano dappertutto senza problemi. Ordine di costo a salire: backpackers, B&B, guesthouses, hotel, con prezzi che variano dai 20 agli 80 Euro per una notte in camera doppia. Consiglio le guesthouses, che sono generalmente gestite da afrikaans, sono pulite, luminose e arredate con cura e con gusto. Una camera in guesthouse costa sui 50-60 Euro a notte. Mangiare? Ristoranti ottimi dovunque, oppure la signora della guesthouse vi fa lei da mangiare (ottima opzione). Carne molto tenera (tutti i tipi di manzo che volete, ma anche antilope, zebra, zebù, struzzo…) e pesce fresco. Sconsiglio il coccodrillo: sa di pollo :)). Mai più di 25 Euro a testa, con bottiglia di ottimo vino locale inclusa. Alla fine però un po’ di nostalgia degli spaghetti ce l’avrete… Periodo di questa parte del viaggio che descrivo qui: dal 23 agosto al 2 settembre. Poi trasferimento verso l’ovest e la costa atlantica.

CAPE PENINSULA   FOTO

Viaggio in Sud AfricaArrivo a Capetown il 24 agosto a mezzogiorno. Controllo doganale veloce e consegna della macchina che avevo prenotato immediata. Qui è inverno, ma oggi c’è il sole ed è sereno, quindi decido di sfruttare subito il pomeriggio per fare il giro della Cape Peninsula. Le segnalazioni stradali sono chiare (non sarà sempre così), quindi trovare la strada che va verso Muizenberg e la penisola non è difficile. La guida a sinistra crea qualche problema, ma in fin dei conti si tratta di stare un po’attenti e evitare di fare tratti contromano…. La penisola del Capo si rivela subito splendida. La costa è un susseguirsi di baie e spiagge incantevoli. Colpisce l’originalità della vegetazione, che qui è costituita dal fynbos, cioè una fittissima macchia indoatlantica di arbusti a medio fusto la cui sommità prende tutti i colori che vanno dal giallo al rosso. Sotto il sole fanno un effetto notevole. Belle soprattutto le macchie rossastre di protea, la “queen of the fynbos” come dicono qui. Il percorso fino a Cape Point e al Capo di Buona Speranza (sono vicini ma diversi) è decisamente panoramico. Ogni tanto delle deviazioni portano verso il mare, sia verso il lato dell’Oceano Atlantico che verso quello dell’Oceano Indiano. A Cape Point c’è uno shop, e non ci si può esimere dal compare una maglietta ricordo da sfoggiare la prossima estate. Lungo il tragitto si incontrano pinguini (a Boulder), babbuini (un po’ dappertutto, anzi sono piuttosto fastidiosi e se non stai attento ti entrano in macchina), qualche antilope. Molto belle alcune cittadine di mare: Llandudno e Hout Bay su tutte. Da brivido il tratto di strada (a pagamento) che si chiama Chapman’s Peak Drive ed è ricavato a picco sulla scogliera, ma le vedute sono spettacolari.

CAPETOWN

Il giorno seguente è dedicato alla visita di Città del Capo (Capetown o Kaapstadt, secondo la lingua). La città è sormontata dalla Table Rock, una vera e propria tavola di granito che dall’altezza di 1084 metri incombe sull’area urbana. Solo che Table Rock oggi non si vede: è completamente immersa in nubi dense e cariche di pioggia, come spesso succede nell’inverno australe. Incredibile come qui cambia il tempo in poche ore: ieri c’era il sole e si stava bene, oggi fa freddo e minaccia pioggia. Prima che piova riesco a fare un giro in centro città, dove la gente col paltò e le piante spoglie con i rami neri mi ricordano che qui è inverno. Un giro per Greenmarket Square, dove da un artista di strada compro un bellissimo bassorilievo raffigurante Capetown e la penisola, fatto con lattine di Coca Cola schiacciate. Faccio una chiacchierata con la simpaticissima fioraia di Trafalgar Place, che chiede di essere immortalata con una fotografia e viene prontamente accontentata. Tanto la foto gliel’avrei fatta lo stesso. Proseguo verso il Watefront, la zona portuale, che anche sotto la pioggia è da vedere. Riprendo l’auto e decido poi di ritornare a Hout Bay, che mi aveva affascinato. Il cielo carico di pioggia a un certo punto esplode in un acquazzone violentissimo, che però per certi versi rende la baia ancora più affascinante. Comunque fare la stretta strada costiera peninsulare in queste condizioni è sconsigliabile, così torno a Capetown. Scelgo la strada M 63 che passa per il Kirstenbosch Garden, un notevole giardino botanico alle falde della Table Mountain. La pioggia non mi toglie la voglia di farci un giro. Vale davvero la pena, ma ne uscirò fradicio. Chissà come deve essere bello con il sole. Andateci, e poi ditemelo J. Riuscirò a tornare a Table Rock, miracolosamente sgombra da nubi, proprio l’ultimo giorno del viaggio, qualche ora prima di prendere l’aereo per il ritorno. Le vedute dalla cima della vetta sono indimenticabili. L’immagine che mi rimane più impressa di questa visita sulla montagna che sovrasta Città del Capo è quella di due ragazzi che si abbracciano tra le nuvole. E’ l’ultima foto.

HERMANUS E CAPE AGULHAS

Viaggio in Sud AfricaPer il percorso verso est scelgo la strada costiera, che porta prima a Hermanus e poi a Cape Agulhas. I panorami sono molto belli. Da diversi vewpoints si possono vedere Capetown e la Table Mountain, che si fanno sempre più piccole mano a mano che ci si allontana. Intanto si susseguono le baie e la scogliera su cui si infrangono onde di 4-5 metri. Hermanus è una località famosa per l’avvistamento delle balene. In effetti ce ne sono tante, ma si tengono molto al largo, almeno a 4-500 metri dalla costa. Comunque rimanere lì per un po’ a guardare gli sbuffi e le piroette delle balene è quasi obbligatorio. Ci si deve aiutare con un cannocchiale o con il teleobiettivo della macchina fotografica. Ogni tanto compare soprannominato “whale crier”, vestito come un cartello pubblicitario, che suonando un lungo corno ricurvo richiama gli osservatori verso i punti dove la visuale sulle balene è migliore. Da Hermanus proseguo lungo la litoranea verso sud fino a Gansbaai, tra casette immerse nel fynbos e un bellissimo arcobaleno sul mare, poi lascio la costa perché la strada diventa sterrata e fangosa per la pioggia caduta in abbondanza anche qui. Mi sorprendono le colline dell’interno, attorno alla cittadina di Bredasdorp, che pensavo poco significative: invece sono una specie di tavolozza del pittore, dove predominano il giallo intenso dei campi di colza in fiore e il blu delle distese di lavanda. Da Bredasdorp scendo giù verso l’estrema punta sud dell’Africa lungo la R 316. Meta: Cape Agulhas, “where two oceans meet”. Molti pensano che il punto più a Sud dell’Africa sia il Capo di Buona Speranza, invece è qui. Il luogo è affascinante: qui si scontrano l’Oceano Atlantico e l’Oceano Indiano. Bello anche il faro posto su un promontorio. C’è un vento che ti porta via. Malgrado ciò decido di fermarmi qui per la notte, in una guesthouse carina che avevo visto sul lungomare attraversando la cittadina di Agulhas. La gentilissima signorina della guesthouse mi consiglia un ristorante di pesce poco più avanti: sono l’unico cliente e la cameriera si fa in quattro per me. Mi servirà un “seafood plate” per due persone, facendomelo pagare per uno. Strepitose le cozze alla “piri piri”. Le chiedo: ma come sono? Sorride, e mi indica il camino acceso. Bene, in quanto a piccantezza e spezie fanno a gara con la cucina indiana, ma sono davvero squisite e una chiama l’altra.

GARDEN ROUTE O ROUTE 62?

Ci sono due opzioni per proseguire verso est: la famosa Garden Route, oppure la meno reclamizzata Route 62. Opterò per la Route 62: scelta azzeccata. La strada attraversa la regione detta Little Karoo. Da Montagu a Outdshoorn è un susseguirsi di vallate coperte da peschi e ciliegi in fiore, laghetti tra le colline, poderi nella campagna con i contadini che arano e seminano. In fondo ci sono le montagne dello Swartberg e del Witterberg con le vette ancora innevate e sembra di essere in Valle d’Aosta. Le cittadine che si attraversano sono tutte deliziose, ma è proprio il paesaggio in sé che è davvero un piacere per chi guida. Segnatevi questi nomi: Montagu, Barrydale (la patria del brandy, secondo loro), Ladismith. A un certo punto devio verso George e la Garden Route, dato che è tanto reclamizzata e non posso esimermi dal vedere com’è. Si tratta in effetti di un’autostrada, la N 2, dalla quale si vede ben poco. Per ammirare qualche paesaggio che merita bisogna uscire e prendere le deviazioni verso la costa. Ma niente di eccezionale, salvo forse Buffelsbaai. Proseguo fino a Knysna, che è posta su una bella baia con laguna, poi decido di risalire verso la Route 62 in direzione di Outdshoorn. Si attraversano un paio di passi di montagna con strada sterrata facilmente percorribile. Ricapitolando: chi si muove da Capetown verso Est scelga, se può, la Route 62, magari cominciando da Tulbagh, cioè ancora prima rispetto a dove ho iniziato io a percorrerla. Lasciate stare la Garden Route: non perdete niente.

OUTDSHOORN, GRAAF-REINET E IL CAMDEBOO

Viaggio in Sud AfricaOutdshoorn (nome impronunciabile, sono d’accordo: avrò provato 4 volte a dirlo e mi è venuto 4 volte diverso) è una graziosa cittadina al termine della Route 62. E’ famosa per gli allevamenti di struzzi. Vale la pensa di visitarne uno: ho scelto la Safari Ostrich Show Farm. Il giro è interessante, se volete potete anche farvi un giro a cavallo di uno struzzo (si dirà così?….) o addirittura una gara di corsa su struzzo con i membri del gruppo di visita. C’è anche uno shop dove potete comprare un collare di piume di struzzo colorate per lo stupore della vostra compagna…. o un piumino di struzzo per spolverare. Dipende da come è messo il vostro rapporto con lei e dal messaggio subliminale che volete trasmettere. Appena fuori Outdshoorn, sulla strada che porta alle Cango Caves, c’è il Cango Wildlife Ranch che è una specie di zoo dove vivono in libertà alcuni animali tipici della fauna sudafricana. Potete farvi una foto con i ghepardi, come ho fatto io, con i leoni o con degli enormi pitoni. I ghepardi sono bellissimi: entrare nella gabbia e accarezzarli è un’esperienza emozionante. Il mio s’è messo pure a fare le fusa :)), che viste le dimensioni dell’animale risultano sono molto più rumorose di quelle dei gatti normali. Però questo ha tranquillizzato e fatto sorridere tutto il gruppo, bambini inclusi. La strada prosegue verso le Cango Caves, che sono delle grotte simili a quelle di Postumia, e poi sale vertiginosamente verso lo Swartberg Pass, arrivando fino a 2600 metri. Il percorso verso lo Swartberg Pass è spettacolare, si snoda tra dirupi e strapiombi in mezzo a stupendi paesaggi montani. Se ci andate, calcolate un giorno per la visita alle Cango Caves e la prosecuzione verso il passo di montagna. Informatevi sull’apertura del passo: quando sono andato io apriva solo durante i weekend. Se non ho capito male, d’estate invece è sempre aperto. Lascio Outdshoorn per Graaff-Reinet, la capitale del Karoo. Altra bella cittadina con le casette bianche e i tetti colorati in stile olandese. Un giro per le vie di Graaf-Reinet è davvero piacevole. Bellissima la chiesa con l’altissimo campanile a punta aguzza. Appena fuori dalla città c’è il Camdeboo Park: visitatelo. Si sale su una collina tra altissime colonne di dolerite bruna, fino ad arrivare in cima dove si aprono vedute mozzafiato sulla piana del Karoo e su Graaff-Reinet. In basso, nella game reserve del parco, ci sono antilopi saltarupe, zebre, springbok e gli immancabili struzzi e babbuini. Nota culinaria: in tutte queste cittadine che ho citato si mangia benissimo. Per la cena c’è solo l’imbarazzo della scelta. Il menu tipico della regione propone il tris di carni (antilope-manzo-struzzo) e i dolci sono squisiti.

ISIMANGALISO E ST LUCIA ESTUARY

Isimangaliso = la meraviglia, in lingua xhosa. In effetti questo parco costiero, che arriva fino al confine con il Mozambico, è davvero splendido. Il parco comprende la laguna dell’estuario del fiume St. Lucia: non perdete una gita sul barcone elettrico. Vedrete ippopotami e coccodrilli in quantità, oltre a una miriade di uccelli mai visti altrove. Bellissimi i martin pescatore giganti. Verso il mare si arriva poi alla Vidal Beach, quella del cavallo bianco del Pino Silvestre tanto per intenderci (ricordate?), che in questa stagione è praticamente deserta. Nel parco si può alloggiare in lodge o sistemazioni più economiche. Una notte qui vale davvero la pena: se scegliete di dormire a St. Lucia occhio agli ippopotami, che di notte vengono a fare un giretto in città in cerca di cibo e sono estremamente pericolosi.

BLYDE RIVER CANYON

Sud-Africa_36A Nelspruit avevo un contatto con un’agenzia per un tour guidato nel Kruger Park, che però hanno programmato per il giorno dopo. La gentile signora Lorna dell’agenzia mi offre alloggio (una cameretta privata in un backpackers per soli 25 Euro) e mi consiglia di sfruttare la giornata per fare un giro per il Blyde River Canyon. Accetto la proposta, e meno male: il Blyde River Canyon è una delle meraviglie naturali del Sudafrica. Si segue un percorso stradale che dalle cittadine di Sabie e Graskop raggiunge i punti più interessanti. Si trovano tutti sulla R 532, o sulla R 534 che ne è una deviazione. Ne elenco alcuni: – Le cascate: le prime che si incontrano sulla strada sono le Mac Mac Falls, poi a seguire Lisbon Falls e Berlin Falls, ma ce ne sono anche altre. Cercate di vedere almeno queste ultime due. – The Pinnacle: un sorprendente parallelepipedo di roccia e quarzite a forma di grattacielo alto 50 metri che si erge solitario all’interno di una fitta foresta autoctona. – God’s Window, cioè “la finestra di Dio”: è un punto panoramico con vista che spazia sulla sottostante regione del Lowweld fino al Mozambico. Proseguendo sul sentiero dove ci sono i viewpoints, in alto si arriva a una foresta pluviale ….di montagna. Ne sono rimasto stupito, perché avevo sempre visto foreste pluviali nelle lagune o comunque in zone pianeggianti, ma mai in montagna. – Luck Bourke Potholes: qui è dove inizia il vero e proprio canyon, dove il fiume Treur si tuffa nel corso del Blyde River con forza, formando buche e pozze cilindriche e sferiche (“potholes”) nei punti più friabili della roccia. Onore al signor Tom Burke, cercatore d’oro sfortunato a cui queste formazioni naturali sono state dedicate. – Lowweld viewpoint: a metà strada tra i Potholes e i Three Rondavels, offre viste mozzafiato sul Blyde Canyon, sulla diga e sulle montagne colorate del Lowweld – Three Rondavels: è il punto più a nord, sulla R 532 a una quarantina di km da Graskop. La parola “rondavel” è un’espressione gergale sudafricana per indicare le capanne circolari con tetto di paglia dei villaggi. Queste tre formazioni cilindriche di scisto e quarzite nell’iconografia xhosa dovrebbero ricordarle. Ogni rondavel ha un proprio nome, che corrisponde a quello delle tre mogli di uno storico capotribù locale: Magabolle, Mogoladikwe e Maseroto. Le tre cime sono gigantesche e si ergono a picco sul sottostante canyon del fiume Blyde, che scorre sinuoso circa 1000 metri sotto, aprendosi poco più avanti in un lago montano. E’ il punto più spettacolare del percorso, dove vi fermerete meravigliati scattando foto a profusione e non vorrete più venire via. Lo spettacolo è equiparabile a quello del Grand Canyon in Arizona. Questi sono solo i punti più importanti del giro nel Blyde River Canyon, quelli da non perdere assolutamente. Ma ce ne sono anche altri, dipende dal tempo che volete dedicare al tour, considerando che il canyon dista un’ottantina di km da Nelspruit e che i punti di interesse distano tra loro anche 15-20 km. Comunque, fate in modo di arrivare al Lowweld viewpoint e ai Rondavels nel pomeriggio-sera, quando la luce del sole colpisce di taglio le formazioni rocciose accendendole di rosso, giallo e arancio. Una foto ricordo davanti ai Rondavels con 1000 metri di canyon a strapiombo sotto di voi è qualcosa di cui giustamente potrete vantarvi mostrandola agli amici.

KRUGER PARK

Sud-Africa_59E finalmente siamo al Kruger National Park. Il percorso che ho fatto io è stato da sud, entrando dal Crocodile Gate, puntando verso Nord e poi verso ovest (Skukuza Camp) fino all’uscita di Ngumbi. Questo percorso si fa in un giorno, con ingresso all’apertura del gate cioè alle 6 di mattina. Ma ci sono mille altre svariatissime possibilità di itinerario: uno se vuole nel Kruger ci può restare una settimana. Le strade interne sono in parte asfaltate e in parte sterrate, ma in nessun caso creano problemi ai normali veicoli a due ruote motrici. Gli animali si incontrano un po’ dovunque, con maggiore possibilità di avvistamento lungo il corso del fiume Sabie e in prossimità delle pozze d’acqua. Quasi tutti gli animali sembrano avvezzi all’uomo e si comportano come se voi non ci foste. Chiaramente, non potete scendere dal veicolo. Come orario, è noto che i momenti migliori per gli avvistamenti sono al mattino presto e al pomeriggio-sera. Quello che vedrete dipende dalla giornata (meno propizie le giornate ventose) e dall’esperienza della vostra guida (se come me avrete scelto un tour guidato), oppure dalla vostra capacità di osservazione se ci andate da soli. In particolare, la guida deve essere brava a portarvi nei punti dove ci sono gli animali ma l’erba è meno alta e “copre” meno la visuale, perché l’erba alta nasconde la fauna e le foto non rendono più l’idea di quello che avete visto. Io credo di avere visto un buon campionario di tutto quello che il Kruger può offrire, con la sola eccezione forse dei predatori. Comunque, cerco di riassumere: – elefanti: li ho incontrati già prima di entrare nel parco, lungo il fiume Sabie, e poi in vari punti durante la visita – giraffe: idem – antilopi: di tutti i tipi e di tutti i generi. Gli eleganti impala in grande quantità. Kudu altezzosi e stupendi. Simpatici i minuscoli dik-dik. Visti anche i nyala e i tragelafi, che non sono molto comuni. – predatori: leopardi appollaiati sugli alberi. Leoni visti molto ma molto da lontano. – mammiferi di savana: al mattino presto è facile incontrare le iene maculate, spesso con i piccoli. Facoceri se ne vedono in vari punti del parco, ma sempre seminascosti nel bush. Zebre a branchi. Manguste e roditori un po’ dovunque, soprattutto in prossimità dei camp o dentro di essi. – bufali: fin quasi a Ngumbi (l’uscita) non ne avevamo visti. Poi, improvvisamente è comparso un branco enorme, saranno stati almeno 2-300 capi. Mai viste tante corna assieme J – acquatici: gli ippopotami si vedono facilmente sguazzare nelle pozze d’acqua e nel fiume Sabie. Coccodrilli pochi. – rinoceronti: anche questi visti verso la fine del viaggio, nella savana dopo Skukuza. Ci si può avvicinare molto, ma con circospezione. – rettili: un black mamba ci ha attraversato la strada. Sempre sulla strada, due volte la guida ha raccolto delle tartarughine che rischiavano di essere schiacciate. – scimmie: babbuini e cercopitechi un po’ dovunque – uccelli: di tutti i tipi, di tutte le dimensioni e di tutti i generi. Il più bello in assoluto è un uccellino multicolore beige-azzurro-rosa che è noto come “lilac breasted roller” (ghiandaia pettolillà). Lo trovate dappertutto, guardate sulla cima degli alberi. Poi bucorvi beccogiallo e beccorosso, rapaci vari (aquile, avvoltoi, astori, falchi), jabiru dal lungo becco multicolore, ibis e altri uccelli acquatici, stupendi gruccioni azzurro intenso che qui sono comunissimi, come i passerotti da noi. Qualche consiglio pratico: – segnale che siete vicino a dei grossi mammiferi (elefanti o rinoceronti): guardate se ci sono delle enormi cacche cubiche sul ciglio della strada. Enormi = come una scatola da scarpe. Del resto, le dimensioni del mammifero che ha sporcato giustificano simili proporzioni della deiezione. – quando vi fermate in un punto di ristoro, potete ovviamente scendere dal veicolo. Ma non uscite mai dal recinto. Oltre al rischio di essere incornati o assaliti, prenderete una salata multa dai ranger. – un assembramento di macchine è un segnale che c’è qualcosa di importante da vedere. Fermatevi e chiedete. Di solito è un felino appollaiato su un albero o dei leoni che si riposano. – gli attraversamenti stradali di animali sono comuni. In questo caso il rischio maggiore è quello di rimanere intrappolati nel bel mezzo del passaggio, e se si tratta di pachidermi di qualche tonnellata la cosa può comprensibilmente destare preoccupazione. In questo caso bisogna limitare i movimenti, ma si possono tranquillamente scattare foto perché i click non danno fastidio agli animali. Che dire quindi del Kruger? Eccezionale, anche dal punto di vista della flora e del paesaggio di cui ho parlato poco. Bellissime le piante di tamarindo, i baobab, i tek, i mopane. La savana coinvolge e affascina. Unico neo, come ho detto, qualche difficoltà a vedere i predatori. Dicono che nell’Etosha in Namibia e nel Chobe in Botswana è più facile vederli anche da vicino. Ma per il resto, un’esperienza indimenticabile.

E ADESSO VERSO OVEST

Oggi (1 settembre) il mio piano di viaggio prevede il trasferimento più lungo: una tirata unica da Est a Ovest costeggiando il confine con Botswana e Namibia. Partenza da Nelspruit, a Est nel Mpumalanga, fino a Upington, a Nord-Ovest nel Northern Cape. Sono 1250 km. Prevedo di metterci 12 ore. Infatti parto da Nelspruit alle 6 e arrivo a Upington alle 17.30, quindi con mezz’ora di anticipo rispetto al programma. Il tutto con molte soste per foto, pause pipì, pausa spuntino, etc.. Strada praticamente sempre dritta e sgombra, dove fai fatica ad andare a meno di 120 all’ora (che sarebbe il massimo ammesso). In realtà i pochi veicoli che si incontrano vanno tutti a 140-150, ed è giocoforza adeguarsi. Molti animali spiaccicati lungo la strada. Anch’io purtroppo mi renderò colpevole di un crimine tirando sotto un dassie, una specie di grosso topone roditore di campagna, pur avendo rischiato l’uscita di strada nell’intento di evitarlo. A Upington alloggio nella bellissima Affinity Guesthouse lungo il fiume Orange, per circa 55 Euro. La gentilissima signora mi fa anche per telefono la prenotazione per il Kalahari Park che ho in programma il giorno dopo. La descrizione del viaggio prosegue con la seconda parte dedicate al Kalahari, al Nordovest e alla costa Atlantica, che si rivelerà piena di soprese e di colori.

LA MERAVIGLIOSA FIORITURA DI PRIMAVERA DEL NORD-OVEST DEL SUDAFRICA   FOTO

Sud-Africa-luigi_16Questo report descrive le sorprese e le meraviglie di un viaggiatore proveniente dai parchi del Sud e dell’Est del Sudafrica (Camdeboo, Karoo, Addo, Tembe, Kruger) ma non ancora sazio di emozioni e di immagini. Il viaggio si è svolto nella prima settimana di settembre, dal 2 all’8. Avendo ancora 5 o 6 giorni a disposizione ho deciso di dedicarli alla visita del Nord-Ovest del Sudafrica: una scelta che si rivelerà azzeccatissima e piena di spettacoli inattesi. Penso che le splendide foto allegate al report lo dimostrino. Un consiglio a chiunque programma viaggi da queste parti: non perdete assolutamente una visita al Namakwa Park e alla laguna di Langebaan. Nel periodo che va all’incirca dal 20 agosto alla fine di settembre queste due mete ingiustamente sottovalutate valgono da sole un viaggio in Sudafrica.

KGALAGADI GEMSBOK TRANSFRONTIER PARK

Sud-Africa-luigi_17Il Kgalagadi Transfrontier Park è situato all’estremo Nord Ovest del Sudafrica ed è un parco transfrontaliero. Parte del suo territorio è in Sudafrica, parte in Namibia e parte in Botswana. Entro nel Kgalagadi (che molti conoscono come Kalahari) da Twee Rivieren, il gate principale in territorio sudafricano. L’impatto con paesaggi di dune rosse e arbusti secchi che proiettano ombre nere sulla sabbia colore arancio intenso e rosso si ha già lungo la strada oggi asfaltata che da Upington, distante 250 km, porta all’ingresso del parco. Traffico inesistente: in questi 250 km avrò incrociato sì e no 10 veicoli. All’entrata nel parco mi registrano, si accertano che non voglia sconfinare in Botswana o in Namibia, e prenoto un cottage per la sera. Poi mi avvio con la macchina noleggiata (una normalissima berlina a due ruote motrici) lungo la strada sterrata che si inoltra tra le dune. Faccio prima il tratto che va verso il campo di Mata Mata (3 ore circa), pensando di fare poi quello che va verso Nossob (4 ore). Le strade sono di ghiaia e sabbia, ma anche con una macchina normale basta fare un po’ di attenzione e non ci sono problemi. Strade… beh, in realtà sono dei percorsi scavati lungo il letto asciutto dei fiumi Auob e Nossob. Il parco è in zona desertica. Sembrerebbe un ambiente ostile a causa delle temperature e della scarsezza d’acqua, ma malgrado ciò è abitato da un gran numero di specie animali. Lungo il percorso, guardando tra le dune rosse che già di per sé costituiscono uno spettacolo (ricordano molto i paesaggi della Namibia), si vedono molte antilopi (springbok o antilopi saltanti, orici, eland, kudu), uccelli (falchi, otarde, aquile, serpentari, diversi tipi di ghiandaie e passeracei), i simpaticissimi suricati, sciacalli, gnu. Più difficile avvistare i predatori, ma alla fine incontrerò i ghepardi (loro li chiamano cheetah) e leopardi che si aggirano tra le dune. Niente da fare invece per vedere i leoni del Kalahari dalla criniera nera, pur avendoci provato anche con un tour alle 6 di mattina. Secondo le guide, c’era troppo vento che invoglia gli animali a restare rintanati. A proposito, mentre di giorno ci sono 30 gradi, al mattino presto c’erano zero gradi. Essendo arrivato io alla jeep con una disinvolta camicia di jeans e basta, le guide dopo avermi guardato con compassione mi hanno gettato due coperte che si riveleranno essenziali per la sopravvivenza nelle prime due-tre ore del tour guidato. Tra gli animali, colpisce l’eleganza degli orici dalle lunghe corna (in afrikaans “gemsbok”, da cui il nome del parco), la bellezza degli springbok o antilopi saltanti, la meticolosità dei leopardi che cercano prede scrutando tra le dune rosse e la pervicacia degli uccelli serpentari che si fanno anche 20-25 km al giorno camminando tra le sterpaglie e la sabbia in cerca di serpentelli di cui sono ghiotti.

SPRINGBOK E LA GOEGAP NATURE RESERVE

Lascio il Kgalagadi Transfrontier Park con negli occhi le splendide immagini del deserto di dune rosse e degli animali che lo abitano. Prossima tappa Springbok, nel North-West. La città ha preso il nome dalle antilopi saltanti che vivono qui in gran numero. Siamo nella regione chiamata Namakwaland: avevo letto sulla guida che questo lì è il periodo della fioritura primaverile. Bene, uno se non ci va non ci crede. Dappertutto è un’esplosione di fiori gialli, arancione, bianchi e rossi. Non sto parlando dei giardini degli abitanti di Springbok, Nababeep e della zona: parlo delle colline e delle valli tutt’attorno che ne sono completamente tappezzate. Alla periferia di Springbok c’è la Goegap Nature Reserve. Vale la pena di andarci. Tra vallate in fiore, campi di quiver tree (alberi faretra) e gole di montagna, si individuano facilmente orici, springbok e zebre che pascolano tranquilli tra macchie di campi fioriti.

IL NAMAKWA NATIONAL PARK

Fioritura di primaveraDa Springbok proseguo verso Sud per la N 7, che è la Cape Namibia Route. Arrivo a Kamieskroon, un delizioso paesino tra colline ammantate di fiori. Secondo la guida qui ci dovrebbe essere l’entrata del Namakwa Park. Sì, c’è, ma sul percorso della N 7 si guardano bene dal segnalarla, così troverò l’entrata solo dopo avere fatto un po’ di giri a vuoto. Per chi ci dovesse andare: bisogna entrare in Kamieskroon e al primo incrocio a T girare a sinistra verso il Kamieskroon Hotel. L’entrata del parco è 23 km più avanti, dopo un tratto di sterrato abbastanza impegnativo ma percorribile anche con una macchina normale. Già da quando si inizia il tratto sterrato, per non parlare poi di quando si arriva al parco, lo spettacolo è meraviglioso. Distese di fiori multicolori a perdita d’occhio. Gazanie arancione (in prevalenza), ma anche margherite, primule, fiordalisi, persino fiori che somigliano ai pani degli alpini e alle stelle alpine. Il percorso circolare di soli 9 km che dall’ingresso del parco conduce verso le colline circostanti è semplicemente stupefacente. Si potrebbe fare in 20 minuti, ma sfido chiunque a farlo in meno di 2-3 ore a causa dell’infinità di volte che vi fermerete a scattare una fotografia. Oppure a stropicciarvi gli occhi o a darvi dei pizzicotti per confermare che siete su questo mondo e non in paradiso. Dico ciò perché il commento di molti al termine di questo giro era: ma abbiamo avuto un anticipo di paradiso? Due consigli: non usate filtri polarizzatori o altre diavolerie simili per le foto. Non è affatto necessario, e con ogni probabilità rovinereste i toni dei colori. Secondo: non toccate e non raccogliete i fiori. E’ proibito, ma sono certo che il rispetto per un luogo così bello non invoglierà comunque nessuno a farlo. Mi fermo alla sera a dormire al Kamieskroon Hotel con negli occhi le incredibili immagini delle vallate tappezzate di giallo e arancione. Il gentilissimo proprietario dell’hotel dopo cena invita tutti i clienti ad una proiezione di diapositive sullo sviluppo della fioritura. Belle foto, e belle musiche di sottofondo. In una foto delle vallate fiorite del Namakwa ci sono anch’io. Sono sicuro che se deciderete di visitare questo parco, al mattino dopo, come me, non vorreste mai andare via. Ma altre tappe (e un aereo per tornare a casa) mi aspettano.

LANGEBAAN E IL WEST COAST PARK

Sud-Africa-luigi_08Dal Namakwa a malincuore si riparte verso sud lungo la Cape Namibia Route. La strada ha lunghi tratti panoramici. Tra gole, laghi, fiumi, archi di roccia, vigneti in germoglio e macchie di pascoli fioriti, punto verso Langebaan e il West Coast Atlantic Park. Interessante una sosta preliminare a Velddriff, dove si possono vedere i fenicotteri nella laguna e dove, soprattutto, si produce il bokkom, cioè pesce dell’Atlantico salato ed essiccato. Ricorda un po’ le sarde che qui dalle mie parti fanno a Monte Isola sul lago d’Iseo. Questi qui sono più grossi ma altrettanto buoni. Una visita a uno stabilimento di essiccazione vale la pena. L’assaggio del pesce è di solito compreso. Il West Coast Park ha due ingressi, uno sulla N 7 e uno 7 km a nord di Langebaan. Opto per quest’ultimo e mai scelta si rivelò più azzeccata. Entrate da questo ingresso, non da quello sulla N 7 che è un normale cancello con botteghino. Il gate è sulla strada parallela alla laguna, immerso in un’esplosione di fiori multicolori. Dietro i fiori appaiono in un eccezionale contrasto le acque celesti della laguna di Langebaan. Un altro spettacolo che lascia senza respiro. Guardare le foto. Nel parco ci sono diversi viewpoints che offrono panorami spettacolari sulla baia e diversi punti di osservazione per gli uccelli. Ci sono anche fenicotteri e pellicani, che però oggi hanno deciso di tenersi alla larga dalla costa e appaiono solo come delle sagome puntiformi bianche e rosa. Ho uno zoom che arriva fino a 200 mm, qui ci voleva almeno un 400, o meglio ancora un 1000 per fare delle foto che hanno un senso. Ma a parte questo, lo scenario delle acque turchesi della baia circondate da prati e colline fiorite è uno spettacolo dappertutto. La visita del parco prosegue lasciando la baia di Langebaan e continuando a Nord verso la collina del Postberg. Altri spettacoli di fioritura entusiasmanti, con contorno di orici, zebre, springbok e bontebok che pascolano in libertà. Il bontebok è un’antilope che non avevo ancora visto, nemmeno nei grandi parchi del Sud e dell’Est. E’ piuttosto aggressiva: una troupe di fotografi professionali che cerca di avvicinarsi rischia di essere presa a cornate da un maschio di bontebok geloso delle sue due femmine. Le dune delle colline del Postberg sono di sabbia bianchissima. Tanto era rossa la sabbia del Kalahari, tanto è bianca la sabbia della costa atlantica. Dietro le dune di spiaggia bianca, circondate dalle solite stupende fioriture, si apre la stupenda Atlantic Bay. Prima di lasciare Langebaan, visto che gli occhi hanno avuto molto ma lo stomaco poco, prenoto un tavolo al Die Strandloper, un famoso ristorante all’aperto con tavoli sulla spiaggia. E’ aperto a mezzogiorno al mercoledì, al sabato e alla domenica. Lo staff prepara una pantagruelica grigliata di aragoste (“clayfish”), oppure se uno vuole si fa una memorabile scorpacciate di seafood vario. Un altro posto da non dimenticare.

RITORNO A CAPETOWN

Ritorno a Capetown domenica 8 settembre. Miracolo: Table Rock è sgombra da nubi! Ho l’aereo alle 6 del pomeriggio, così faccio a tempo a prendere la funivia e salire sulla Table Mountain. Altri panorami indimenticabili. Ma l’immagine che mi rimane più impressa di questa visita sulla montagna che sovrasta Città del Capo è quella di due ragazzi che si abbracciano tra le nuvole. E’ l’ultima foto. Chissà perché, mi sembra l’immagine che mi sembra più adatta a riassumere i contenuti di questo viaggio meraviglioso.

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Approposito dell'autore
Luigi Balzarini
Luigi Balzarini
Consulente d’azienda ma nel profondo dell’anima viaggiatore e fotoreporter mancato. Ha visitato 78 paesi in tutti i continenti (aggiornamento a giugno 2017) e fatto il giro del mondo almeno 7-8 volte, quasi sempre fai-da-te. Grande appassionato di bridge, spesso finalista ai campionati italiani

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