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Viaggio in Grecia in moto
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Viaggio in Grecia in moto

Di Renata Aurini7 giugno 2009

Viaggio in Grecia in moto

Come al solito, l’organizzazione del viaggio è toccata a me, e come al solito mi sono divertita a sguazzare tra cartine, internet e guide varie. Mio marito mi lascerà fare per pigrizia o per generosità? Il risultato comunque ci ha soddisfatti.

Il nostro itinerario: Igoumenitsa – Ioannina – Meteore – Delfi – Capo Sounion – Atene – Corinto – Epidauro – Micene – Neapoli – isola di Elafonisos – Monemvasia – Githio – Penisola del Mani – Mystras – Koroni – Methoni – Pylos – Patrasso. Km percorsi in Grecia in 9 giorni: 2082.
Mezzi di trasporto: traghetto Minoan Lines da Ancona (ottima compagnia,soprattutto con lo sconto del 30% del “prenota prima”) e moto TDM 900 Yamaha.
Qualità delle strade: In generale buona, con pochissimo traffico (tranne Atene). Niente vigili né posti di blocco. Segnaletica assai “spartana”, con indicazioni direttamente al momento di svoltare e quasi sempre senza distanze chilometriche. Rifornimenti non molto frequenti.Ricordiamo che la tolleranza alcolica alla guida in Grecia è 0.
Prezzi:quello della benzina, di poco inferiore all’Italia. Per un albergo di standard greco, carino e pulito ma senza pretese, la media è di 50 euro per una doppia con colazione (siamo a giugno). Una cena per 2 costa circa30 euro.

8 giugno – Ioannina, aria di Turchia

Viaggio in Grecia in motoSbarchiamo in orario a Igoumenitsa e direttamente dall’uscita del porto imbocchiamo la superstrada
A2 direzione Ioannina. Arriviamo a destinazione in poco più di un’ora, e dopo il paese nuovo, verso il lago, eccoci alla deliziosa cittadella fortificata, dominata tra il 1788 e il 1821 dalla controversa figura del pascià Alì, il “leone di Giannina”: tiranno sanguinario o capo illuminato? Certa è solo la sua fine: fatto decapitare dagli stessi turchi per paura del suo crescente potere e la testa esposta a Costantinopoli come monito.
Giriamo tra le stradine con la sensazione di trovarci in Turchia e saliamo all’antica Moschea. Bella la vista sul lago, i minareti e l’isolotto di Nissi.
Dopo una sosta doverosa in pasticceria, vista l’incredibile scelta di dolci di pasta fillo, miele, noci e mandorle, pensiamo di andare a Nissi per pranzo, per assaggiare la specialità del posto: le cosce di rana. Vi sono traghetti che fanno la spola in continuazione e al piccolo attracco i ristorantini servono pesci di lago e rane, pressati in piccoli acquari e in attesa di essere cucinati. Piuttosto inquietante.
Si riparte con meta Kastraki, per un hotel con vista sulle Meteore, ma un’attacco di emicrania non mi consente di proseguire. Così, una trentina di km prima della meta, ci fermiamo a Trigona, in un hotel sulla strada, il “Trigona” appunto, piuttosto accogliente. La zavorra ha ceduto.

9 giugno – Meteore, rocce nell’aria.

Oggi compio 50 anni e questo è il mio regalo. Arrivare a Kastraki è surreale. Le incredibili formazioni rocciose formatesi sotto il mare 30 milioni di anni fa, dal mare levigate e poi mostratesi quando il mare si è ritirato, sono di fronte a noi. Abbiamo visto immagini e foto di questo luogo, ma per una volta la realtà è superiore. Sulle cime delle vertiginose rocce, come nidi d’uccello, sono scavati o appollaiati i monasteri. Sarebbe difficile, sebbene con le conoscenze odierne, progettare una migliore integrazione con il paesaggio. Il sistema di funi con cui centinaia di anni fa i materiali sono stati issati, è ancora in funzione, e tuttora i monaci si spostano con assurdi quanto geniali gabbiotti sospesi tra cavi d’acciaio. Si arriva ad ogni monastero attraverso scale scavate nella roccia, e si pagano 2 euro per entrare. Ogni monastero ha orari diversi, indicativamente tra le 9 e le 17, e la “Grande Meteora” è chiusa il martedì. Per le donne, gonne al ginocchio, che i monaci forniscono al bisogno (no pantaloni). Le piccole cappelle sono tesori e il panorama è impagabile. Ci mettiamo in marcia per Delfi. La strada è lunga e rovente. Arriviamo verso sera e troviamo un anonimo ma accogliente paesino formato da tre stradine parallele che confluiscono verso il sito archeologico. Passando davanti all’hotel Orfeas, veniamo letteralmente bloccati dal proprietario, che ci offre una stanza con colazione a 25 euro. Scettici, l’andiamo a vedere: è un nuovissimo bilocale con giardinetto, ma senza vista sul golfo di Corinto. Pazienza! La vista sul golfo l’avremo la sera al ristorante, quando spegnerò le mie candeline piazzate sulla feta dell’insalata greca.

10 giugno – Da Delfi a Capo Sounion.

La mattina è naturalmente dedicata alle rovine di ciò che per gli antichi greci era il centro del mondo. Essendo già sul posto, possiamo evitare le ore più calde (l’apertura è alle 8, la chiusura alle 20). Camminiamo lungo la Via Sacra, e immaginiamo i pellegrini che la percorrevano partendo da Atene, chiedendo un responso alla Pithia in trance, ispirata da Apollo. Del tempio di Apollo non restano che sei colonne, il luogo della Pietra della Sibilla non è poi così certo, ma in questi luoghi sono le sensazioni di memoria collettiva a farla da padrone. Il teatro invece è ben conservato, e così lo stadio ancora un po’ più in alto. Più giù, dall’altra parte della strada, il tempio di Atena è veramente impraticabile per il sole ormai cocente e l’assenza di ripari. Infatti non c’è anima viva, ma anche da qui si vedono bene le tre colonne sulla rotonda e il regolare ordinamento delle pietre intorno.
Tanta strada ci aspetta per il tramonto a Capo Sounion, ma non dobbiamo per fortuna farla a piedi come i pellegrini. Fa molto caldo. Ci spogliamo e ci ustioniamo, nonostante le creme.
Cerchiamo di evitare il traffico di Atene, ma già uscendo dalla superstrada al Pireo in direzione Glyfada, ne abbiamo un bell’assaggio. Da Glyfada in poi il mare è bellissimo, nonostante la zona sia alquanto turistica. Spiagge, calette di sabbia e di sassi e acque limpide. Per noi però il giorno di mare sarà altrove e comunque il tempo per fermarci non c’è.
Sembra di non arrivare mai, il paesaggio si fa più brullo e le curve continuano, estenuanti. Alla fine, quando pensiamo addirittura di aver sbagliato strada, ecco in lontananza le colonne del tempio di Poseidone, alte sul promontorio.
Non abbiamo ancora l’hotel e sarà meglio cercarlo subito. Questa è una zona particolare, resa addirittura squallida da un’edilizia selvaggia e approssimativa: rare costruzioni, alcune lasciate a metà, altre abbandonate. Gli alberghi scarseggiano, e ci fermiamo all’hotel Saron, gestito da due antipaticissime tedesche che non alzano nemmeno la testa mentre ci parlano. E’ troppo tardi per andare in giro e paghiamo 75 euro per una stanza che non ne vale la metà. Perfino la colazione sarà scadente, con biscotti che avevano certamente visto tempi migliori e succo d’arancia fatto con le cartine. Però c’è la piscina…
Il tramonto al Tempio, in compenso è davvero suggestivo, e del resto è per questo che ci troviamo qui. L’ingresso è a pagamento (4 euro) e a quanto pare gli addetti restano fino al calare del sole.
La cena a base di moussaka sarà la peggiore e la più cara del viaggio.

11 giugno – L’Acropoli

Viaggio in Grecia in motoPercorriamo la strada interna a nord in direzione Atene e impieghiamo pochissimo tempo, ma zero panorama. Imbocchiamo l’autostrada e usciamo prima della città: a Kifissia, dove secondo la nostra mappa c’è un capolinea della metropolitana. Non ci sono però indicazioni. Usciti dall’autostrada si prosegue per Kifissia centro, e dopo circa 4 km si vede sulla sinistra il capolinea degli autobus. C’è anche all’incrocio l’indicazione di un parcheggio. Si deve svoltare lì e ci si trova davanti alla stazione della metro verde (che è poi un trenino principalmente di superficie). Parcheggiamo e in 40 minuti siamo a Monastiraki. Dalla piazza iniziamo a salire seguendo l’ombra tra scalini e botteghe di merce varia. Entriamo (12 euro) ed ecco, sulla sinistra l’Anfiteatro di Erode Attico, restaurato. Più avanti il magnifico, intoccato, Teatro di Dioniso: il luogo dove nacque la tragedia. Passando attraverso la Propilaia entriamo nel cuore dell’Acropoli ed ecco il Partenone: oltre che da tempo saccheggiato e devastato, ora è anche ingabbiato per lavori di restauro che durano da decenni (pensare che è stato magnificamente costruito e decorato in 9 anni!). Inoltre non ci si può più avvicinare, perchè troppe mani potrebbero danneggiare oltremodo i marmi. Guardiamo Atene dall’alto: sarà anche la più brutta città del mondo, ma il suo fascino è magnetico. Scendiamo attraverso un sentiero tra gli alberi verso l’antica Agorà (altro ingresso ma stesso biglietto), che personalmente penso non abbia nulla da invidiare all’Acropoli. Il tempio di Efesto (un Partenone in miniatura) è forse il tempio greco meglio conservato al mondo. Molto interessante è anche il piccolo museo, nella sede discutibilmente restaurata della Stoà di Attalo. Si riparte, anche perchè il caldo soffocante è invivibile. Recuperiamo la moto e riprendiamo l’autostrada dove l’avevamo interrotta, proseguendo per Corinto. Superata però Atene, decidiamo di uscire per evitare i camion, il vento fortissimo (tanto per cambiare!) e goderci un po’ di panorama. La statale è deserta, anche se con qualche curva in più. Arriviamo a Corinto passando su un anonimo ponticello in ferro e… accidenti che spettacolo! E’ il Canale! Un abisso spaventoso, soprattutto per noi che soffriamo un po’ di vertigini. Siamo in Peloponneso. Cerchiamo un albergo per la notte, e di questi c’è abbondanza, ma sarà molto meno semplice trovare un ristorante. Ma non mangiano in questo posto?

12 giugno – Epidauro e Micene: le imperdibili.

Anche Nauplia, Argo e Tirinto in quest’area meriterebbero certo una visita, ma tempo non ce n’è e bisogna fare una scelta.
Partiamo per Epidauro e il cambiamento di panorama è sorprendente. La strada si snoda ora tra la macchia mediterranea densa di profumi. Ogni tanto il verde si apre ed appare un mare splendido. Si vedono parecchi allevamenti ittici: avrò più fiducia quando acquisterò spigole della Grecia.
A Epidauro, dopo la visita del museo, siamo subito al gigantesco teatro. L’uno in cima ai sedili, l’altra sul palco, facciamo la classica prova di acustica. Straordinario.
Camminiamo sotto il sole fino allo stadio e al tempio di Asclepio, dove fervono lavori di ristrutturazione.
Di nuovo in marcia, verso Micene. Qui iniziamo dalla tomba di Atreo, sepolcro ad alveare in cui si entra e ci si immerge in una fresca oscurità. La forma favorisce, di nuovo, un’acustica sorprendente.
Con lo stesso biglietto si entra nel sito più in alto, dove visitiamo prima il museo: una bella sede dove sono custoditi preziosi reperti della straordinaria civiltà micenea. Poi, sotto il sole (questo è un sito senza scampo) entriamo nel palazzo-città, o meglio tra le sue rovine, attraverso la famosissima Porta dei Leoni.
Granita e poi via: ci aspetta una lunga strada. Siamo diretti a Neapoli, la “punta” del secondo dito. Dopo un po’ si rivede il mare, che ci accompagnerà per molti km. A Leonidio vediamo un bivio per Monemvasia, e decidiamo di fare questa vecchia strada, certamente più particolare, ma che strada!…
All’inizio buche e strettoie ci fanno venir voglia di tornare indietro, ma siamo curiosi. La strada inizia a salire con vari burroni e nessun parapetto. Indicazioni solo in greco. Il panorama tra i monti è veramente unico, ma si tratta di una strada da non fare assolutamente di notte, vista anche l’assenza di illuminazione. Ad un bivio indecifrabile abbiamo la fortuna di incontrare l’unica macchina di tutto il percorso, con a bordo due vecchietti che se la ridono e ci indicano la via. Saliamo ancora, fa addirittura freddo. Arriviamo finalmente ad un delizioso paesino, poi finalmente si inizia a scendere. Insomma in sei ore, tra soste varie, percorriamo circa 250 km e siamo a Neapoli. Porticciolo di mare, è un posto senza pretese, ma noi ci troviamo benissimo. La sosta è nel primo hotel che si incontra entrando in paese: l’hotel Arsenis, ottimo rapporto qualità-prezzo: 38 euro con colazione, ampia e accogliente camera con terrazzino sul mare, La cena, in una delle taverne sul lungomare, è ottima. Qui ci fermeremo ben due notti, rischiando di affezionarci.

13 giugno – Il mare a Elafonisos

Viaggio in Grecia in motoA 6 km da Neapoli c’è l’imbarco per l’isolotto di Elafonisos. Il servizio c’è ogni ora, la traversata dura dieci minuti e paghiamo 11,20 euro A/R con la moto. Volendo soggiornare sull’isola, c’è una gran quantità di alberghi e ristoranti.
La prima spiaggia verso cui puntiamo è Panagitsa beach (indicazioni dal porto verso destra). Si arriva alla spiaggia dopo aver superato una specie di discarica tra le dune di sabbia. Parcheggiamo sotto un albero e arriviamo dopo pochi passi alla spiaggia, da un lato incorniciata da comodi ripari tra le piante. Il mare, seppure mosso, è meraviglioso. La presenza umana è data da noi e un’altra coppia a cento metri. Non ci sono ombrelloni. Ma purtroppo il tasto dolente: nonostante ci siano grandi bidoni azzurri ogni dieci metri, ci dobbiamo improvvisare spazzini, raccogliendo lattine, bottiglie e addirittura una scopa, un “mocio” e un giubbino. Ripulito l’ambiente, dopo un bagno, una passeggiata e uno spuntino sotto gli alberi, siamo pronti per dirigerci verso quella che si dice essere la più bella spiaggia di Elafonisos: Simos beach. Si ritorna verso il porto e le indicazioni sono chiare: stavolta verso sinistra. La spiaggia di Simos è praticamente caraibica, ma con il solito neo: spazzatura mischiata a sabbia, che forma piccole dune. Intorno i bidoni azzurri.Ma perchè?! Qui ci sono anche un paio di file di ombrelloni, ma noi ci sistemiamo in una delle tante piccole alcove formate dagli alberi, che riparano anche dal vento. Simos è una spiaggia a semiluna, ma è oltre l’istmo verso destra, che si cela la parte più bella, lunghissima e senza ombrelloni. Ci sono anche dei nudisti. Volendo arrivare più rapidamente a questa zona, certamente più isolata e con l’acqua più cristallina, basta tornare all’ultimo bivio per Simos beach, dove c’è anche l’indicazione per Lefkis Camping e prendere quella strada. Arrivati al parcheggio del camping, scendere in spiaggia. In questo punto però è necessario portarsi qualcosa per ripararsi, perchè mancano gli alberi.

14 giugno – Monemvasia e splendido Mani.

Di nuovo tra i monti per percorrere i 40 km che separano Neapoli da Monemvasia. Gli amanti del trekking sappiano che questa è una zona piena di ben segnalati sentieri. .
Si arriva a Monemvasia, ma resta invisibile. Sembra solo uno sperone di roccia nel mare scuro. Saliamo fino alla porta nelle mura e scopriamo la città per noi più sorprendente del Peloponneso. Serrata come un’ostrica, tra le mura e l’alto castello, così costruita per essere invisibile agli invasori e oggi preservata, custodita e restaurata con criterio. Un vero gioiello.
Ripartiamo per Githio, cittadina sul mare piuttosto turistica, strategica per il giro del Mani. Scegliamo rapidamente un bell’alberghetto vista mare, lasciamo i bagagli e partiamo. Il Mani è davvero un mondo a parte: sembra un’isola vulcanica con paesaggi brulli, strapiombi, grotte e mare di un blu profondo. Facciamo il giro in senso antiorario e la prima tappa è alle grotte di Diros. Semplicemente stupefacenti, formatesi quando l’acqua ricopriva le montagne, si visitano su barchette che scivolano sull’acqua salmastra. Sono 1300 metri da percorrere in barca (ovviamente si viene portati) e 300 a piedi, per un totale di circa 25 minuti in un mondo di buio, riflessi, apparizioni di forme così stravaganti e fiabesche che solo la natura può aver realizzato. Assolutamente imperdibili (12 euro l’ingresso).
Continuiamo sulla strada principale attraversando i paesi dalle “case con le torri”, caratteristiche di questa zona. Arriviamo fino alla punta estrema, Porto Kagio. I colori e il paesaggio sono di una bellezza selvatica e inquietante. Non per nulla, Capo Tenaro, che si vede dietro il paesino salendo un po’ più in alto, era creduto la porta dell’Ade.
Superata la punta, risaliamo nell’altro senso per tornare a Githio, ma questa sponda del Mani non ci sembra altrettanto particolare.
La nostra serata termina sul lungomare di Githio, stavolta senza i soliti, seppur ottimi spiedini (souvlaki), ma con un piatto da consigliare: baccalà fritto con una salsa all’aglio simile al purè.

15 giugno – Mystras città-fantasma e penisola di Messene.

Da Githio a Mystras la strada si snoda veloce e arriviamo quando è ancora presto e i resti di questa città bizantina ci ospitano in solitudine. Entriamo dall’ingresso superiore e saliamo alle rovine del castello, poi a scendere verso il monastero di Pantanassa, la cattedrale e il museo. Città assai decantata, ma non ci entusiasma quanto Monemvasia.
Siamo diretti a Koroni, e la strada fino a Kalamata sarà della serie “ interminabile”. Curve, poi ancora curve che sembrano finire, poi ricominciano in un interminabile saliscendi. La vista del mare di Kalamata sarà liberatoria.
Dopo uno spuntino con la solita pasta sfoglia ripiena di verdure e formaggio (buona!) e birra greca (buona!) ci avviamo verso Koroni e il suo castello. Una vera delusione. Speriamo che l’altro “occhio” verso il mare, la fortezza di Methoni, sia più interessante, ma nel frattempo ci facciamo il bagno in una spiaggetta tra le due località. Non è l’acqua di Elafonisos, ma può andare.
A Methoni entriamo nella città-fortezza sul mare. L’ingresso è libero e i resti sono pochi e mal tenuti, ma si vede bene il tessuto urbano, la piazza, le case dalla classica forma ottomana. Saliamo nella torre circondata dal mare, e alla fine siamo soddisfatti della passeggiata.
Meglio ancora, uscendo, vedo un’insegna di taverna con ciò che tanto volevo assaggiare: kokoretsi (interiora di agnello alla brace). Ciò impone di passare la notte qui. Troviamo il solito alberghetto, e usciamo per la cena. Aspettiamo, aspettiamo, ma il locale dei kokoretsi è l’unico a non aprire. Mi sa che dovremo tornare in Grecia solo per questo.

16 giugno – Verso Patrasso con una bella sosta di mare.

Grecia-Foto-renata-2009_3Facciamo benzina a Pylos e scopriamo un grazioso paesino, anch’esso con le mura fortificate che danno sul mare, di fronte a due specie di faraglioni. Non possiamo però fermarci, se non per qualche frettolosa foto, perchè vorremmo fare un ultimo bagno alla spiaggia di Vaidokilia. Troviamo le indicazioni sulla strada principale una decina di km dopo Pylos, ma, venendo da sud, è importante andare nella direzione opposta di “Vaidokilia Sito Archeologico”, cioè proseguire verso nord. Si troveranno varie strade che discendono a mare. La prima porta ad una spiaggetta più intima, con ghiaia e scogli neri intorno, collegata comunque attraverso una cunetta alla spiaggia principale di sabbia. Il mare è proprio invitante e trasparente; nonostante l’orario piuttosto mattutino l’acqua è stranamente calda, il vento finalmente è assente, e soprattutto non c’è anima viva. Ci godiamo così l’ultimo bagno in terra greca.
Con calma si riparte verso Patrasso e il traghetto che ci riporterà in Italia. Ultimo, ottimo agnello alla brace lungo la strada, e via.
Dal ponte della nave ci sarà comunque una piacevolissima continuazione del viaggio, visto il navigare sotto costa, tra isole e isolette fino a notte. Notevole poi il tramonto sullo Ionio.

Mentre ammiriamo il paesaggio, cartina alla mano, mi viene l’idea per un prossimo viaggio. Mio marito mi guarda perplesso…

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Renata Aurini

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