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Stati Uniti I grandi parchi dell’ovest
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Stati Uniti I grandi parchi dell’ovest

Di Aldo Lardizzone29 agosto 2004

Stati Uniti I grandi parchi dell’ovest di: Aldo Lardizzone

Il resoconto di viaggio di seguito riportato è in realtà il testo scritto per la traccia audio di un video-racconto pubblicato all’indirizzo www.farwest.135.it del viaggio fatto nell’agosto del 2005 negli Stati Uniti d’America. Lo scritto è comunque valido per chi volesse farsi una rapida idea del itinerario, se invece si volesse approfondire la conoscenza del viaggio, godendo anche del racconto visivo, ci si potrà collegare al suddetto indirizzo dove si trova anche una cartina con il percorso coperto.

INTRO

Partendo dalle coste dell’oceano Pacifico ci muoveremo lungo un percorso di 8000 km. Attraverseremo pianure, deserti, catene montuose ed altipiani. Gli stessi territori, un tempo popolati da indiani e cowboy, dove si svolse la famosa epopea del West. Toccheremo 6 stati e visiteremo i più grandi e famosi parchi degli Stati Uniti dell’ovest. Scenari maestosi che in ere molto antiche sono stati generati da eventi geologici a volte violenti e drammatici a volte lenti e impercettibili.

DEATH VALLEY

Lasciata Los Angeles raggiungiamo la Death Valley situata al confine tra la California e il Nevada. Da Zabriskie Point abbiamo già una prima vista panoramica su questa valle della morte: è uno dei luoghi più desolati e inadatti alla vita umana che ci siano al mondo. Qui in estate si registrano temperature che sfiorano i 50 gradi. Nonostante ciò incontriamo un temerario che si cimenta nella corsa. Il fondo valle, ricoperto da una spessa crosta di sale, è una vasta zona desertica pianeggiante che si estende per oltre 400 km quadrati. Questa degrada lentamente fino a raggiungere la quota di quasi 86 metri sotto il livello del mare. Si tratta del punto più basso di tutto il continente americano.

National Park

Dopo una notte passata a Las Vegas, raggiungiamo lo Zion National Park. Il parco è caratterizzato da un canyon con pareti rocciose tra le più alte d’america: dalla sommità alla base queste misurano oltre 600 metri. Il fiume North fork of the virgin river nel corso di 13 milioni di anni ha scavato questo canyon dai suggestivi colori che vanno dal rosso all’arancio. Una bella passeggiata ci porta fino alle Narrows, da qui parte un percorso di oltre 25 km. che si snoda tra le strette pareti del canyon. Per lunghi tratti la via è percorribile solo guadando il fiume. Ci allontaniamo dal parco seguendo una bella strada panoramica. Vediamo il Great Arch: un arco cieco scavato in una parete verticale. Poco più avanti incontriamo la Checkerboard Mesa un’altra scultura in arenaria della natura.

BRYCE CANYON

Lasciamo un canyon per raggiungerne un altro. Siamo al Bryce canyon dove restiamo in attesa delle prime luci del giorno. A poco a poco appare sotto i nostri occhi uno degli scenari naturali più belli di tutto il viaggio. Più che un canyon, il Bryce, è un’ampia scarpata a forma di anfiteatro caratterizzata da torrioni, guglie e pinnacoli modellati dall’acqua in milioni di anni. Una trasformazione che continua ancora oggi: le rocce si sgretolano e cambiano lentamente il loro aspetto. Anche i colori di queste formazioni di calcare ed arenaria cambiano continuamente in base alla luce del giorno. Alcuni percorsi permettono di visitare l’interno del canyon, caminando attraverso l’intrigata struttura rocciosa che assume forme sempre diverse.

ANTELOPE CANYON

Un nuovo spostamento ci porta al Lake Powell: un lago artificiale lungo 300 km. Questo si è formato con la costruzione di una diga sul fiume Colorado. Piantiamo le nostre tende a poche decine di metri dalla riva del lago. Da qui ci muoveremo per visitare un canyon molto particolare. L’Antelope Canyon, situato nelle vicinanze della cittadina di Page, ricade in territorio degli indiani Navajo: sono proprio questi che lo gestiscono e ne organizzano la visita. Con i loro stessi mezzi ci conducono, lungo un percorso sterrato e molto polveroso, fino all’ingresso di questo canyon a “fessura”. Il fondo del canyon è ricoperto di sabbia e le pareti sono levigatissime e ondulate. Alcune aperture in alto lasciano passare i raggi del sole generando bellissimi giochi di luci ed ombre che esaltano il rosso della roccia. Finita la visita del canyon, gli indiani ci riportano indietro sempre con i loro mezzi. Riprese le nostre auto ci mettiamo “on the road again” ed attraversiamo ancora fantastici territori desertici.

GRAND CANYON

Stiamo per raggiungere il più maestoso di tutti i canyon … è il Grand Canyon: un vero monumento della natura! Con un faticoso trekking arriveremo ad punto panoramico, da dove potremo godere di una meravigliosa vista sul Colorado. Il percorso è lungo 9 km e mezzo e scende di quota di quasi mille metri. Per evitare gravi malori non è consigliato arrivare fino al fiume e risalire entro lo stesso giorno. Per nostra fortuna quest’oggi il cielo è leggermente coperto, permettendoci così di non soffrire il sole cocente. Lungo il tragitto incontriamo un gruppo di escursionisti che a dorso di mulo copriranno lo stesso percorso che noi faremo a piedi. Man mano che scendiamo, le pareti del canyon si fanno sempre più alte ed imponenti. I muli ci distanziano ben presto, ma la nostra andatura lenta ci permette di fare nuove amicizie. Il sentiero a tornanti è piuttosto comodo, ma quello che ci preoccupa è il pensiero di doverlo rifare al ritorno in salita, quando saremo già abbastanza stanchi. Dopo 3 ore di cammino la discesa è finita e da questo punto in poi il sentiero è alquanto pianeggiante. Siamo all’Indian Garden dove si trova la casa del ranger. Quando ci manca ancora un’ora di cammino per raggiungere la meta incontriamo gli escursionisti con i muli che già stanno tornando indietro. Eccoci finalmente al Plateau Point. Ancora pochi passi e ci troviamo improvvisamente davanti ad uno spettacolo mozzafiato. Il Colorado è lì, adagiato sul fondo del canyon che egli stesso ha scavato in milioni di anni, in modo lento ma inesorabile. Sembra assurdo ma dopo tanta fatica possiamo concederci solo un quarto d’ora di riposo. Ci aspetta una lunga e stancante risalita. Il giorno dopo, protagonista del nostro viaggio è ancora il Grand Canyon. Questa volta lo sorvoleremo comodamente in elicottero. Finisce qui la nostra visita al Grand canyon. Le emozioni che questo luogo suscita non potranno mai essere rivissute da alcuna immagine; è per questo che siamo felici di esserci stati.

MONUMENT VALLEY

La Monument Valley sarà la prossima meta del nostro viaggio. Ancora una volta la strada che percorriamo è un magnifico paesaggio. Attraversiamo un immenso territorio pianeggiante e desertico che di tanto in tanto ci fa pregustare la visione di cui godremo a breve. Eccoci alla Monument Valley. Ci sentiamo come catapultati dentro un film western e da un momento all’altro ci aspettiamo di veder apparire John Wayne. Anche in questo caso i monumenti sono stati scolpiti ad arte da madre natura, impiegando centinaia di milioni di anni ed utilizzando principalmente i soliti strumenti: l’acqua ed il vento. Le arenarie e le rocce calcaree conferiscono allo scenario un colore rosso/arancio che tende al dorato quando il sole è basso all’orizzonte. Al mattino ci svegliamo molto presto per contare i danni fatti durante la notte da un violentissimo temporale. Allo stesso tempo godiamo di una meravigliosa alba sullo scenario della Monument Valley. Dopo aver smontato il campo ci rimettiamo in viaggio alla volta del prossimo parco.

ARCHES

Arches National Park è un curioso sito che si contraddistingue per le sue monumentali rocce in arenaria dalle forme alquanto bizzarre. Percorriamo la scenografica strada che attraversa il parco per raggiungere i punti di maggior interesse. Ci fermiamo per vedere un enorme masso sorprendentemente in equilibrio su una base rocciosa triangolare. Le maggiori attrattive che fanno di Arches un posto unico sono i numerosi archi naturali, che ne hanno anche suggerito il nome. Con la vista dell’arco più caratteristico di tutto il parco concludiamo la visita di Arches.

TETON

Il Teton National Park ci ricorda decisamente le nostre Alpi. Il parco è dominato da una catena montuosa di rocce granitiche con tre vette intorno ai 4000 metri Nonostante la sua bellezza, il Teton è spesso considerato come un luogo di transito per raggiungere il vicinissimo parco di Yellowstone.

YELLOWSTONE

Un bisonte solitario ci da il benvenuto al parco. Andiamo subito a vedere l’Old Faithfull, la più famosa attrattiva di Yellowstone. Come noi, molte altre persone, sono in attesa dello spettacolo. Puntualmente all’ora prevista il geyser comincia la sua eruzione. Praticamente ogni 76 minuti una colonna d’acqua si erge fino a quasi 55 metri per una durata che va dai 2 ai 5 minuti. Ogni eruzione provoca la fuoriuscita di 35.000 litri d’acqua. I fenomeni idrotermali, largamente diffusi in tutto il parco, fanno del luogo un paesaggio fantascientifico. L’azione combinata dell’acqua e del magma presente sotto la superficie terrestre generano sorgenti calde, pozze di fango ribollenti, vapori sulfurei e geyser. Di tutti questi fenomeni durante la visita del parco ne vediamo un’ampia rassegna. Una delle pozze più ampie di Yellowstone assume un particolarissimo colore grazie alla presenza di minerali e microscopiche creature che vivono nell’acqua calda. Lasciamo Yellowstone. Prima di raggiungere la prossima meta ci tocca affrontare uno spostamento di oltre 1.500 km. che copriremo in due giorni toccando anche Reno: città del Nevada, che come Las Vegas, è votata al gioco d’azzardo.

YOSEMITE

Yosemite copre un’area di quasi 3.000 km quadrati della Sierra Nevada californiana. Al suo interno sono protette, dall’istituzione del parco, montagne, valli, foreste, cascate e laghi esplorabili a piedi, in mountain bike e a cavallo. Visitiamo dapprima la cascata del “velo da sposa”, così chiamata per via del vento che, soffiando sull’acqua, trasforma questa in migliaia di spruzzi. El Captain è il più grande monolito di granito esistente al mondo. Alto oltre 1000 metri, ha una parete verticale priva di qualsiasi spaccatura. Impieghiamo mezza giornata, della nostra visita di Yosemite, per fare una bella camminata seguendo uno dei tanti sentieri del parco. Lungo il percorso incontriamo la Vernal Fall. La cascata è caratterizzata da un arcobaleno che si forma alla sua base. Grazie ad una ripida scalinata, che supera un dislivello di circa 100 metri, raggiungiamo il top della cascata. Qui scopriamo l’Emerald pool. L’enorme piscina naturale raccoglie l’acqua che, precipitando dallo strapiombo, genera la cascata. Un cervo femmina ci da il benvenuto a Mariposa Grove, a sud di Yosemite. È una piccola foresta a 2000 metri d’altitudine dove si stagliano, imponenti verso il cielo, le sequoie giganti: sono gli organismi viventi più longevi sulla faccia della terra. Queste sequoie sono solo un’anteprima di quelle ancora più grandi che vedremo nella prossima meta del nostro viaggio.

SEQUOIA

Il Sequoia National Park racchiude esemplari straordinari di sequoie giganti. General Grant è la seconda sequoia più grande al mondo, ha una circonferenza di 33 metri ed un’altezza di quasi 82 metri. La foresta è tutta un pullulare di questi giganti, seppur di qualche metro più bassi rispetto al record d’altezza. Finalmente, quasi sul finire del nostro viaggio, proviamo l’emozione di incontrare un orso solitario. Ma non ci degna più di tanto e, mostrandoci il posteriore, si allontana lentamente verso l’interno della foresta. Ecco il General Sherman, l’essere vivente più grande al mondo. Misura un’altezza di 84 metri e vanta una veneranda età di circa 2500 anni. L’unico punto debole di queste sequoie sono le radici molto superficiali. Spesso, a causa del forte vento, queste non riescono a reggere il peso degli enormi tronchi, determinandone, con la caduta, la loro morte.
Per il resto sono esseri molto resistenti. Nemmeno il fuoco, come gli insetti e le malattie riescono ad uccidere molto facilmente questi giganti della natura.

FINE

Lasciamo così l’ultimo parco in programma del nostro viaggio. Abbiamo visto luoghi maestosi con una storia molto più antica di quella degli esseri umani. Luoghi che continueranno a trasformarsi per via degli eventi naturali e non per la mano dell’uomo. Aree protette che verranno consegnate intatte alle generazioni future.Yellowstone, il Grand Canyon, la Monument Valley e tutti gli altri scenari, d’ora in poi avranno un posto nella nostra mente ma soprattutto nel nostro cuore.

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Aldo Lardizzone

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