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Polinesia Isola di Samoa
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Polinesia Isola di Samoa

Di Luigi Balzarini6 maggio 2011

Il viaggio verso la Polinesia

Il viaggio per raggiungere Samoa è lungo. Mettete in programma circa 30 ore nette di volo, più i tempi di sosta per gli scali intermedi. Il viaggio è possibile in direzione Est (via Dubai-Australia-Auckland con Emirates o via Singapore-Auckland con Singapore Airlines, poi proseguimento su volo Auckland-Apia con Air New Zealand o Pacific), oppure in direzione Ovest, via Los Angeles-Pago Pago (Samoa Americane) e quindi volo locale Pago Pago – Apia.
Altre soluzioni più complicate e costose si possono organizzare comprendendo soste a Seul, Hong Kong o Tokio, opzioni che risultano però più valide se si è diretti verso altri destini polinesiani (es. Hawaii o Figi) rispetto alle Samoa.
Durante il viaggio verso la Polinesia bisogna considerare i numerosi cambiamenti di fuso orario dei vari scali, o addirittura il cambio di data come per chi va a Samoa. Non sono rari i casi di passeggeri che sbagliano giorno e arrivano in albergo il giorno prima o dopo di quello effettivamente prenotato.

Malo sa’oloto tuto’atasi o Samoa

Ovvero “Lo stato indipendente delle Samoa”.
Le Samoa (ex “Samoa Occidentali” o in precedenza anche “Samoa Tedesche”) sono uno Stato insulare indipendente dell’Oceania, composto da un gruppo di isole situate nell’oceano Pacifico meridionale, appena al di sotto dell’equatore. Oggi il nome della nazione è semplicemente “Samoa”. Esiste anche un secondo arcipelago della Samoa, distante circa 700 km a Est, che è un protettorato americano con il nome, appunto di “Samoa Americane”.
L’arcipelago delle Samoa è costituito da due isole principali: Upolu, dove c’è la capitale Apia, e Savai’i, più un’altra decina di isolotti e isolette, alcune delle quali disabitate. La barriera corallina circonda completamente Upolu e per due terzi Savai’i. L’arcipelago occupa una superficie complessiva di 2.944 km² (all’incirca come la Valle d’Aosta), e la popolazione è di circa 200.000 abitanti, di cui i 3/4 vivono a Upolu.
Le Samoa sono indipendenti dal 1962, dopo essere state assoggettate alla dominazione statunitense e, fino alla prima guerra mondiale, a quella tedesca. Dopo che i tedeschi se ne andarono, perché troppo occupati con le questioni belliche europee, le Samoa passarono sotto il protettorato neozelandese fino appunto al 1962, anno della proclamazione dell’indipendenza.
Samoa è una repubblica parlamentare. Il capo di Stato è scelto dal parlamento, costituito dai rappresentanti delle famiglie più importanti. L’attuale capo dello stato (O Le Ao in lingua samoana) è Tui Atua Tupua Tamasese Ta’isi Efi, che ho avuto il piacere di conoscere di persona, come si leggerà più avanti nel testo. Samoa è un membro dell’ONU.
Il 95% dei samoani sono di etnia polinesiana, una radice storica e culturale di cui questo popolo è fiero e che coltiva con grande senso di appartenenza. La rimanenza sono minoranze melanesiane e cinesi, e c’è persino una sparuta minoranza di bianchi, per lo più di origine tedesca, che i samoani chiamano “palagi”.

Linguaggio samoano

La lingua samoana è di ceppo polinesiano. La parola buona per tutti gli usi e i momenti è “talofa”, che vuol dire un po’ di tutto: ciao, arrivederci, benvenuto, come stai… E’ l’equivalente del più famoso “aloha” hawaiano.
L’articolo 1 della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo in lingua samoana: “O tagata soifua uma ua saoloto lo latou fananau mai, ma e tutusa o latou tulaga aloaia faapea a latou aia tatau. Ua faaeeina atu i a latou le mafaufau lelei ma le loto fuatiaifo ma e tatau ona faatino le agaga faauso i le va o le tasi i le isi”
In italiano: Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Arrivo ad Apia …il giorno prima

Nel mio caso, il percorso seguito è stato Milano – Dubai – Melbourne – Auckland (con Emirates) e quindi Auckland – Apia (con Air New Zealand).
Limitiamoci a quest’ultimo tratto: partenza il sabato sera da Auckland e arrivo all’aeroporto Faleolo di Apia, la capitale delle Samoa, ….al venerdì! Le Samoa infatti si trovano proprio dietro la linea del cambiamento di data.
Nota: per il 2012 il governo samoano intende modificare il fuso orario ufficiale di appartenenza, adeguandolo a quello della Nuova Zelanda. Ciò consentirebbe agli operatori economici samoani che hanno contatti con la Nuova Zelanda di effettuare transazioni commerciali nell’arco dell’intera settimana lavorativa. Stando così le cose, invece, si perde un giorno, perché quando alle Samoa è venerdì (lavorativo), in Nuova Zelanda è sabato (non lavorativo). Dato che la Nuova Zelanda è il principale partner commerciale di Samoa, l’imminente cambio di fuso appare una scelta praticamente forzata.

Aggie Grey’s

L’arrivo alle Samoa era previsto per mezzanotte circa, perciò ho prenotato la prima notte a Apia dall’Italia, scegliendo l’hotel bungalows Aggie Grey’s.
Di solito non parlo degli alberghi dove soggiorno durante i viaggi, ma per Aggie Grey’s bisogna fare un’eccezione. C’è del fascino in questo hotel, il più vecchio di Apia, qualcosa che ti incanta subito appena entrato. Le camere sono sparse tra vialetti immersi nella foresta pluviale. Quando entri c’è un profumo di sandalo e fiori di ibisco che ti inebria, dappertutto ci sono vasi con fiori tropicali, bougainvilles fuori dalla porta, cuscini e coperte colorate, alle pareti ci sono scene di vita polinesiana. Dopo un bagno nella piscina che sta al centro del giardino, fatalmente e dolcemente ci si lascia abbandonare al calore e ai colori dell’alloggio.
Appena arrivato all’hotel avevo notato dei filari di bandierine colorate appesi tutt’attorno all’edificio. I solerti camerieri mi spiegano che è imminente la celebrazione dell’anniversario dell’indipendenza delle Samoa, che cade l’1 e 2 giugno. Guarda che coincidenza! Avevo scelto per questo viaggio il periodo attorno al 2 giugno, perché corrisponde alla nostra Festa della Repubblica e si poteva approfittare di qualche giorno di ponte non lavorativo, e scopro che lo stesso giorno anche qui si festeggia una ricorrenza analoga! Questa notizia mi fa fare una rapida inversione di programma: decido di anticipare la visita all’isola di Savai’i al 29 e 30 maggio, in modo da potere ritornare ad Apia in tempo per assistere ai festeggiamenti.
Guidare a destra o guidare a sinistra?
Il mattino seguente vado alla Samoana Rentals, che è lì vicino all’hotel, per noleggiare una macchina. A proposito di “lì vicino”: gli indirizzi qui a Samoa sono un optional, anche se magari nelle vostre ricerche su internet potranno comparire delle vie o delle piazze. Non chiedete mai dov’è la via tal de tali, perché nessuno saprà dirvi dov’è. Ma se chiedete dov’è la Samoana Rentals, o dov’è quel certo ristorante o il locale che state cercando, tutti ve lo indicheranno subito. Del resto, Apia è sostanzialmente un paesotto e vi accorgerete presto che tutto quello che interessa sta lì attorno a voi.
Mi danno una jeep Toyota a 4 ruote motrici, che non avrò mai bisogno di inserire. Noto subito che il volante è a destra, come nelle auto inglesi. Quindi presumo che si guidi a sinistra. Poi però appena esco in strada vedo molte macchine col volante a sinistra come le nostre. E allora?
Allora succede che da un paio d’anni il governo samoano ha decretato che si guidi a sinistra come nei paesi del Commonwealth, mentre prima si guidava a destra come da noi. Il risultato è che ci sono in giro macchine con entrambi gli assetti. E Il povero conducente samoano, disorientato dalle nuove regole e dalla irregolare disposizione dei segnali stradali, cosa fa? Guidano tutti nel mezzo della strada, a cavallo della striscia (dove c’è), spostandosi di qua o di là quando incrociano un altro veicolo.
La cosa disorienta anche me, ma ci si abitua in fretta. Del resto, il traffico è scarso e scorre con una calma celestiale. Fanno eccezione i coloratissimi autobus privi di finestrini (protezione sostanzialmente inutile qui), che circolano zigzagando e fermandosi qua e là dove uno chiede di scendere o salire, ovviamente guardandosi bene dal mettere le frecce di preavviso.
Il gentilissimo personale dell’agenzia di autonoleggio mi prenota anche il biglietto del ferry per Savai’i, andata e ritorno.

La vegetazione

Una delle cose che vi colpirà subito a Samoa è la vegetazione. Si potrebbe dire che le Samoa sono una foresta tropicale con in mezzo delle case e dei villaggi. In effetti le abitazioni e la stessa strada asfaltata sono spesso completamente circondate da palmeti, bananeti, altissime piante autoctone. Stupiscono soprattutto le dimensioni delle piante. I banani qui sono alti 7-8 metri. Potete averne un’idea guardando le foto allegate. In una si vede una signora che aspetta l’autobus davanti alla sua casa completamente nascosta da banani altissimi, in un’altra si vede un banchetto per la vendita di frutta completamente sommerso dai banani. Piante di mango e papaya si trovano dovunque ai bordi della strada e ne potete cogliere liberamente i frutti. Le piante tropicali con le foglie gialle e rosse che noi troviamo dal fiorista alte 50-60 cm (e paghiamo decine di euro…), a Samoa le vedrete lussureggiare in ogni giardino alte due metri o più. Non c’è casa (“fale”) senza il suo giardino di piante multicolori. Diffusissimo è l’albero del pane (Artocarpus altilis), i cui frutti verdi tondi e bitorzoluti si vedono in alcune delle foto. Nella zona interna di Upolu ci sono foreste di alberi enormi che uguagliano e forse superano per misura le sequoie californiane.

Savai’i

Il molo di Mulifanua è a una quarantina di kilometri da Apia, dopo l’aeroporto. I ferry per Savai’i partono due o tre volte al giorno. A me tocca la grande motonave “Lady Samoa III”. La traversata del braccio di mare che unisce Upolu con Savai’i dura circa 2 ore. Branchi di delfini ci accompagnano durante il percorso.
L’attracco a Salelologa, la città più importante dell’isola, avviene in un porticciolo scavato nel reef. Da qui una strada abbastanza stretta ma poco trafficata fa il periplo dell’isola. Guidare lungo questo percorso circolare è un piacere assoluto. La strada attraversa tratti di foresta pluviale, molti fiumi, variopinti villaggi sonnolenti dove tutti ti sorridono, poi ogni tanto si apre su spiagge bianche orlate dalla barriera corallina o su lagune dove pagaiano i pescatori su piroghe a bilanciere. Il centro dell’isola è dominato dai 1850 metri del Mount Silisili e dal vulcano Matavanu nella zona nordest.
Premesso che a Savai’i, così come a Upolu, è meraviglioso semplicemente gironzolare con la macchina o spaparanzarsi su una spiaggia davanti a acque turchesi e barriera corallina, ecco cosa vedere:
– I Taga blowholes: situati sulla costa sud in un punto senza reef, sono uno spettacolo imponente. Le onde dell’oceano si infrangono contro una alta scogliera, penetrano attraverso fori e canali naturali e acquistano una pressione sufficiente per sparare a 10-15 metri di altezza grandi spruzzi di schiuma mossi dal vento. Visivamente, lo spettacolo ricorda molto i geyser della Nuova Zelanda. Il guardiano del luogo si offrirà di farvi verificare la forza dei getti buttandoci dentro delle noci di cocco che vengono proiettate al cielo: potete anche lasciare perdere questo spettacolo.
– I campi lavici del nordest: le passate eruzioni del vulcano Matavanu, avvenute all’inizio del 19mo secolo, hanno lasciato numerosi campi lavici nella costa nordorientale di Savai’i, creando un paesaggio lunare. Qui i “lava fields” non hanno l’estensione di quelli delle Hawaii, ma sono molto suggestivi. Il suolo lavico si dimostra sorprendentemente fertile, e consente la crescita di una fitta vegetazione di alberi da frutto e piante autoctone come le verdissime “elephant ears”, orecchie di elefante. I campi lavici accolgono diversi villaggi incantevoli, con tanti colorati “fale” che sorgono generalmente attorno alla chiesa del paese.
– Manase: lungo la costa settentrionale si trovano le migliori spiagge e le migliori località di Savai’i. Manase, circa 60 km a ovest di Salelologa, è un tranquillo villaggio con spiagge bianche isolate e molti “fale” per alloggiare. La peculiarità di Manase è che il capo del villaggio ha bandito i cani randagi, che quindi qui non si vedono.
Nota: prima dell’arrivo dei missionari, il cane era un alimento normale nella dieta dei polinesiani. I missionari a poco a poco hanno convinto la popolazione a desistere da questa pratica, col risultato che oggi c’è una proliferazione di cani randagi che si aggirano per i villaggi e per le strade e a volte possono dare fastidio.
– Nuu black sand beach: nella costa sud di Savai’i, e anche a Upolu, ci sono alcune bellissime spiagge di sabbia nera. Ci potete trovare le tartarughe, che prediligono queste spiagge per la deposizione delle uova. Nuu è la spiaggia nera più bella e famosa, e come tutte le località che sono nominate in questo report non è segnalata. Quindi un consiglio: non esitate a lasciare l’anello di strada asfaltata e avventuratevi senza timore lungo i sentieri sterrati che si aprono verso la costa, a piedi o con l’auto. Con qualche traballamento, raggiungerete località idilliache o scorci naturali eccezionali.
– Safotu: altro villaggio della costa nord, appena terminati i campi di lava. C’è una laguna bellissima (si vede nelle foto) dove potrete guardare la tecnica dei pescatori locali. In sostanza, si piazzano sulla punta della piroga a bilanciere tenendo in mano una lancia acuminata, aspettano che il pesciazzo passi sotto e lo infilzano. Chiaramente, si pesca anche con la rete, ma vedere all’opera i pescatori sulle piroghe è divertente. A Safotu c’è anche quella che secondo me è la più bella delle chiese samoane.
– Olemoe Falls: situate nella foresta pluviale tropicale, queste cascate hanno eroso la parte inferiore del bacino dove si gettano creando mille anfratti naturali. Non perdetevi un bagno nell’acqua cristallina fresca di circa 26 gradi. Se vi mettete una maschera e provate a fare un po’ di snorkeling qui, nella pozza profonda circa 7 metri scoprirete che ci sono numerosi gamberi, pesci d’acqua dolce e anguille.
Resterò due giorni a Savai’i, dormendo in “fale” sulla spiaggia per circa 25 Euro a notte.

I “fale”

Il “fale” è la tipica casa samoana open-space. E’ caratterizzato da una forma rettangolare o ovale-circolare, con pali di legno che sorreggono un tetto a cupola. Non ci sono muri. La base dell’architettura è un pavimento levigato, oggi di cemento. Prima dell’arrivo degli europei i samoani non utilizzavano metalli e cemento per la costruzione dei fale, ma solo risorse naturali, poi si sono adeguati. I tetti in particolare, sono oggi quasi tutti di lamiera, mentre prima erano fatti con rami e fronde intrecciati. Oggi si fa anche largo uso di pitture, che conferiscono ai “fale” accese note di colore, che staccano con la circostante foresta di palme, banani e alberi del pane. Però li rendono un ottimo soggetto fotografico, come si vede anche nelle immagini del report.
Sotto il fale scorre la vita di una o più famiglie: si dorme, si mangia, si fanno riunioni, ci si rilassa, si fa scuola, con qualche ovvio problema di privacy per i nostri standard occidentali. Per il samoano, invece il fale è il tetto perfetto per il concetto di famiglia allargata (“aiga”) che fa parte della cultura di questo popolo.
Samoa è l’ultimo dei paesi polinesiani a fare uso estensivo del “fale”. Già nelle vicine Samoa Americane le villette e le case in stile occidentale stanno soppiantando l’antica tradizione abitativa.
I “fale” sulla spiaggia sono anche un’ottima opportunità di pernottamento per il turista fai-da-te. Nella versione turistica, sono dei bungalows montati su palafitta lungo la spiaggia. La dotazione comprende i materassini per dormire e le tendine da tirare giù per la notte. Non ci sono zanzare. Se dovete fare qualcosa di personale, tenete presente che gli occupanti dei “fale” vicini udranno tutto. Il costo di una notte in “fale” si aggira sui 20-30 Euro. Per pranzo o cena vi potete accordare con la famiglia proprietaria del “fale” che avete scelto. Per un sovrapprezzo di circa 10 Euro, la signora sarà felice di prepararvi pesce fresco cotto in foglie di taro o marinato nel sesamo, riso al cocco, fette di frutto dell’albero del pane fritte, squisiti dolci al mango o papaya con cioccolato e altre delizie. Consiglio vivamente di provare questa opzione almeno una volta per pranzo o cena.

Le chiese

I samoani sono un popolo religiosissimo: “Fa’avai le atua Samoa”, cioè “Samoa è fondata su Dio” è il motto nazionale. Non sorprende perciò che un altro elemento caratteristico dell’architettura samoana siano le chiese.
Ogni villaggio, anche il più piccolo, ha una o più bellissime chiese, possibilmente più grande e più bella di quella del villaggio vicino. Nelle foto se ne vedono alcune: tutte sono belle, ma mi ha stupito quella bianca e azzurra del villaggio di Safotu a Savai’i, che avrà si e no 300 abitanti. Bellissima anche quella bianca di Falelatai a Upolu. Le chiese sono costruite e manutenzionate con le offerte dei fedeli, che non lesinano mai i fondi necessari per l’abbellimento e la tinteggiatura. C’è da dire che a volte per la costruzione di una chiesa i samoani raggiungono degli eccessi: ce ne sono alcune che sorgono davanti a lagune cristalline, magari con una spiaggia di sabbia fine davanti, ad uso esclusivo del parroco e dei suoi collaboratori.
Uno spettacolo da non perdere è la messa della domenica mattina, in una qualunque delle chiese nel villaggio dove vi trovate. Più che una messa è una festa, a cui partecipano tutte le famiglie del villaggio. I membri delle famiglie sono vestiti con i lava-lava e i sarong colorati della domenica. Cori, canti e danze si susseguono uno dietro l’altro, con intonazioni e ritmi dolcissimi; gli inni religiosi hanno una musicalità dolce e fluttuante che ricorda le onde del mare.
Alla fine della messa, tutti si abbracciano e poi si incamminano tranquilli verso casa in attesa dell’”oka”, il pranzo domenicale a base di pesce marinato.

Ritorno a Apia – la Fautasi race

Torno ad Upolu perché, secondo quello che mi hanno detto, stanno per cominciare i festeggiamenti per l’anniversario dell’indipendenza delle Samoa, che hanno come punto centrale la capitale Apia. I delfini ci accompagnano anche durante la traversata di ritorno.
Arrivo ad Apia appena in tempo per assistere al primo evento della festa: la “Fautasi race”. Si tratta di una regata di 10 miglia che si svolge al largo di Apia, secondo un percorso a U che parte dalla zona del mercato del pesce, quindi raggiunge Faleula a ovest per poi concludersi a Apia Harbor.
Le barche della Fautasi race sono delle lunghissime canoe su cui prende posto un equipaggio di 40 rematori, in due file da 20. Il nome “fautasi” indica appunto queste imbarcazioni in samoano. Le barche vogano abbastanza lontano dalla costa, anche perché devono evitare la barriera corallina, e quindi bisogna seguirle col teleobiettivo o con un cannocchiale.
Con grande sorpresa di tutti, e con un certo disappunto degli apiani che erano favoriti, la regata viene vinta dall’equipaggio di Salelologa. La classifica della Fautasi Race 2011:
1. Tolotolo o Tama Uli (Salelologa)
2. Little Rina (Apia)
3. Telefoni o le Vainuu (Apia)
4. Tava’esina (Manono)
5. Fetuao mai Sasa’e (Tiavea)
6. Lupe o le Vae Luli (Salelologa)
7. Maria Imakulata (Taufusi)
In ultima posizione l’equipaggio di Taufusi, composto da vogatrici donne capitanate dal travestito Tayna Toomalatai.
Nota: la regata del 2012 verrà vinta dall’equipaggio dell’isoletta di Manono, lasciando le barche di Apia ancora con un palmo di naso. Ma alla fin fine si tratta di una festa, e chi vince e chi perde interessa a pochi.

Celebrazioni per il 49mo anniversario dell’indipendenza delle Samoa
Samoa è uno stato indipendente dal 1962. L’1 e il 2 giugno sono i giorni in cui si celebra l’anniversario dell’indipendenza.
La maggior parte delle manifestazioni si svolgono su un ampio spiazzo erboso proprio davanti all’edificio del governo, dove si susseguono danze, cori e esercizi di abilità ginnica. Per la cronaca, quasi tutte le manifestazioni si svolgono tra le 7 e le 9 di mattina, perché dopo fa troppo caldo. Il momento più bello è la sfilata delle delegazioni dei villaggi e delle istituzioni locali davanti al presidente. Ogni villaggio, ogni scuola, ogni oratorio, ogni organizzazione presenta una delegazione che sfila davanti al presidente, generalmente con canti e danze al suono dei tamburi. Tutti sono vestiti con i colori sociali rappresentativi del villaggio o del gruppo, le donne spesso hanno in testa ghirlande di fiori, e tutti rigorosamente indossano il lava-lava (uomini), il sarong (le donne) e calzano ai piedi gli infradito più belli che posseggono.
La sfilata attraversa il prato davanti al governo e passa davanti al presidente e alla first lady, ai membri del parlamento e ai rappresentanti degli stati vicini: il re di Tonga con il suo seguito, il governatore di Tokelau, il primo ministro di Vanuatu, etc… tutti rigorosamente vestiti in camicione colorato e gonnellone lava-lava. Che tristezza al confronto vedere i nostri Monti, Obama, Cameron e Merkel in giacca grigia con cravatta blu o tailleur color panna smorta….
Il momento più simpatico della sfilata è quello della parata militare. I soldati sono arrivati chi in bicicletta, chi con l’autobus, chi col carretto trainato dal cavallo di famiglia. L’uniforme è costituita da un elegantissimo lava-lava bianco candido con giacca tipo sahariana altrettanto candida. Sfilano brandendo un moschetto che sicuramente non hanno mai usato e probabilmente non sono nemmeno capaci di usare. Ho assistito alla scena comica di un soldato che cercava di innestare la baionetta sul moschetto, ma dopo svariati tentativi andati a vuoto ha fatto finta di niente e se l’è infilata nel cordino che sostiene il gonnellone bianco d’ordinanza.
Nelle foto si vedono alcuni dei gruppi della sfilata. Il gruppo del Samoa Tourism Authority è guidato dalla splendida Jolivette Ete, miss Samoa 2010. Ci sono anche altre miss, con appellativi esotici come “Miss Pineapple”,“Miss Yazaki” e “Miss Pasefika”. C’è anche la delegazione delle femministe locali, e gruppi di imponenti signore samoane in elegantissimi sarong lillà e verde smeraldo.
Nota: le donne samoane non hanno propriamente delle silhouette da modella. Generalmente sono delle matrone imponenti, cosa peraltro comune a molte popolazioni del Pacifico. La struttura fisica del polinesiano-tipo è corpulenta per fattori genetici. In questi paesi l’obesità infantile è endemica, accentuata dal fatto che l’occidentalizzazione ha portato carne in scatola, hot dogs e patatine fritte anche qui, modificando la dieta originaria dei samoani che era a base di pesce e frutta.

Upolu

Nella mitologia polinesiana, Upolu prende il nome dalla prima donna che ha abitato questo arcipelago. L’isola di Upolu è un po’ più piccola di Savai’i, essendo lunga circa 75 km con una superficie di 1125 km², ma ci vivono circa 160.000 persone, cioè circa l’80% della popolazione samoana. Su Upolu c’è l’aeroporto internazionale di Faleolo, più una altro aeroporto più piccolo per i voli da e per le Samoa Americane. L’isola è formata da un grande vulcano basaltico che sale dal fondo dell’Oceano Pacifico, la cui punta costituisce il Monte Fito che occupa il centro dell’isola. Questo vulcano però non ha storicamente registrato eruzioni.
Upolu è completamente circondata dalla barriera corallina. Qui si trovano le spiagge più belle di Samoa, concentrate soprattutto nella penisola di Aleipata a sudest, quelle spiagge da sogno che trovate sui dépliant pubblicitari delle agenzie turistiche.
Nel settembre 2009 l’isola di Upolu è stata colpita da uno tsunami, a causa di un terremoto sottomarino. Lo tsunami ha colpito anche Tonga, le Samoa Americane e Rarotonga. Le onde si stima abbiano raggiunto un’altezza di 15-18 metri. Nella costa sud di Upolu la violenza delle ondate ha distrutto venti villaggi e fatto circa 70 morti. Di questo tsunami ben poco si è parlato da noi, perché evidentemente uno tsunami qui fa meno notizia che altrove. Molti segni dello tsunami si possono vedere ancora oggi nel tratto di costa vicino a Lalomanu beach: abitazioni crollate, pali della luce divelti, spiagge ancora da ripulire dai detriti.
Fatta questa doverosa citazione, va detto che anche a Upolu, anzi più su questa isola che a Savai’i, è meraviglioso semplicemente andare in giro con la macchina scegliendo ogni tanto la spiaggia di sabbia bianca o la laguna turchese che più vi aggrada per fare il bagno e un po’ di snorkeling. Ma ecco un riepilogo delle cose da vedere e fare a Upolu e dei punti caratteristici, alcuni dei quali sono uno spettacolo che non dimenticherete mai:
– Uno spettacolo di danze tradizionali samoane. La festa si chiama “fia-fia”, e comprende anche una cena a base di piatti tipici del luogo, come il maiale cotto nell’umu (forno interrato nella sabbia) e il pesce con contorno di crema di papaya. Come ho già detto in un trafiletto, non rimarrete incantati dall’avvenenza delle danzatrici. Vi colpiranno di più i balzi e i movimenti degli uomini, che fanno anche la “haka” esponendo la lingua in segno di scherno verso il nemico, come forse avrete visto fare in Tv dagli All Blacks neozelandesi di rugby. Lo spettacolo comprende anche la danza del fuoco, con i danzatori che attraversano cerchi infuocati e maneggiano con abilità numerosi tizzoni ardenti. Di solito questa danza la fanno sul bordo della piscina, così se qualcuno si brucia si può gettare subito in acqua…. Il fia-fia migliore si svolge ogni mercoledì presso Aggie Grey’s.
– La penisola di Aleipata. Si trova nel sudest dell’isola, ed è un susseguirsi di spiagge da sogno, tutte contornate dalla barriera corallina. Segnatevi questi nomi: Lalomanu beach, Matareva Beach, Vavau Beach. Lefaga beach è talmente bella che i samoani la chiamano “Ritorno al paradiso”, o nella loro lingua “Malaga na o le alu lagi”. Le segnalazioni stradali sono molto carenti o inesistenti, per cui le spiagge non sono indicate lungo la strada, ma dovrete chiedere a qualcuno o, più semplicemente, addentrarvi a caso lungo una delle deviazioni sterrate che vanno verso la costa, a piedi o in macchina, come preferite. Talvolta per raggiungere la spiaggia il tratto è lungo (p. es. per Lefaga beach sono 4-5 km), ma se anche decideste di farli a piedi attraverso la foresta non vi stancherete. Anzi avrete la possibilità di socializzare con le famiglie che abitano lungo il percorso. Davanti a questo tratto di costa ci sono 7 o 8 isolette incantevoli, che potrete visitare accordandovi con la famiglia proprietaria del “fale “ dove avete dormito, oppure con i pescatori del luogo che saranno felici di accompagnarvi. Nel braccio di mare tra Lalomanu beach e l’isoletta di Nuutele non mancherete di vedere mante e dugonghi, e ovviamente di farci il bagno assieme. I branchi di pesci attorno all’isoletta disabitata di Nuulopa sono famosi per le dimensioni e il numero degli esemplari che li costituiscono. Alcuni nomi: isole Fanuatapu, Nuutele e Nuulua (disabitate), Namua (ci vive qualche famiglia che gestisce dei fale per turisti), Matai Yeti (la proprietaria dei fale di questa isoletta coccola gli ospiti con tre pasti al giorno). Alcune delle spiagge e delle isole sono presentate nelle foto.
– To Sua Ocean Trench: a mio giudizio il posto più bello di tutto l’arcipelago delle Samoa. Di per sé, sarebbe un laghetto naturale scavato in profondità nella roccia vicino all’oceano, che ricorda un po’ i “cenotes” del Chiapas in Messico. Nell’acqua calda e cristallina del laghetto, a cui si accede scendendo per una scala a pioli, si può fare il bagno cullati dall’eco dei flutti contro la vicina scogliera. Ma il vero spettacolo lo godrete allontanandovi un po’ e facendo una passeggiata lungo il promontorio che sovrasta l’oceano. Vi fermerete estasiati a guardare le onde che superano la barriera corallina e frangono sulla scogliera tra schiume bianche e turchese. Sullo sfondo fanno da contorno le spiagge di Lalomanu e Vavau, e si vedono le isolette di Nuutele e Nuulua. Probabilmente, come me, qui vi dimenticherete del tempo che passa e non vorrete più venire via.
– Le foreste di mangrovie di Saanapu: sulla costa sud. si estendono per molti kmq di barriera verso l’entroterra. Numerosi sentieri permettono di attraversarle, oppure vi fate una gita in barca o su una piroga a bilanciere, oppure ancora noleggiate un kayak e girate la laguna per vostro conto.
– Villa Vailima e la collina di Vaea: si trovano appena fuori Apia. Villa Vailima è la casa dove Robert Louis Stevenson, l’autore dell’Isola del tesoro, ha trascorso gli ultimi 4 anni di vita. La villa è circondata da un giardino lussureggiante e si trova alle pendici del Mount Vaea, che è una riserva naturale. Per salire sul Mount Vaea si attraversano alcuni sentieri in salita nella foresta. In cima (se ci arrivate, perché nel sottobosco fa molto caldo) si aprono panorami mozzafiato su Apia e sulla costa nord di Upolu. Per inciso, Vailima è anche il nome della birra fabbricata qui, che anche se non la assaggiate non perderete niente.
– Apolima e Manono sono due isolette che si trovano nel braccio di mare tra Upolu e Savai’i. Manono, con una lunghezza di 3 km e una larghezza di circa mezzo miglio è la più grande, e si trova tutta all’interno della barriera corallina. Potete fare il giro dell’isola a piedi in 1-2 ore, oppure via mare. Un piccolo “aila”, la tradizionale imbarcazione samoana a doppia chiglia, parte un paio di volte al giorno dal molo di Manono-Uta. Sull’isola ci sono tre piccoli pittoreschi villaggi e alcune belle baie per nuotare, ma è tradizione chiedere prima il permesso, perché qui ogni appezzamento di terra e di spiaggia appartiene ad un paese o a una famiglia. Una curiosità di Manono è… un water all’aperto che se avete bisogno vi consente di espletare i bisogni fisiologici su una spiaggia idilliaca davanti alla barriera corallina. Si vede in una delle foto. Francamente, merita la palma del posto più bello del mondo per lo scopo.
Circa 3 km fuori della barriera si trova la piccola isola di Apolima, che è un cratere vulcanico estinto al cui interno circa 50 persone vivono ancora senza elettricità e telefono. Qui il tempo sembra essersi fermato da molti anni.
– L’interno: una bellissima strada asfaltata attraversa Upolu partendo da Apia e raggiunge la costa sud all’altezza del villaggio di Lotofaga. Poco fuori Apia incontrerete una distesa di enormi baniani frondosi che somigliano all’albero-casa di Avatar, e per dimensioni e circonferenza non hanno nulla da invidiare alle sequoie della California. Il percorso raggiunge quindi il Le Mafa Pass a circa 1000 mt di quota, attraversando palmeti sterminati e foreste fittissime. Sulla sommità del passo fermatevi: se è una bella giornata vedrete tutta l’isola di Upolu, verso qualunque punto cardinale. Più avanti si arriva alla zona delle cascate, che si raggiungono facilmente con una breve passeggiata. Fuipisia falls è la cascata più visitata, ma molto belle anche sono Sopoaga falls e Falafa falls. La leggenda dice che quest’ultima sarebbe protetta dalla ninfa Gogosina (si vede raffigurata in una foto), quindi pare che farci il bagno porti fortuna. Tentar non nuoce….
– Maketi Fou è il caotico mercato principale di Apia. E’ dedicato principalmente alla vendita di alimenti, la maggior parte a noi sconosciuti, ma in realtà ci trovate di tutto. Quello che non trovate qui lo troverete senz’altro nell’attiguo mercato delle pulci, o se volete comprarvi da soli il pesce per il pranzo, al vicino mercato del pesce sul molo del porto.
– Palolo Deep Marine Reserve è nella zona del porto, vicino alla cattedrale di Apia. E’ un ottimo posto per lo snorkeling, dove potete anche andare a piedi dal vostro albergo e non è nemmeno necessario che vi portiate maschera e pinne, che vi noleggeranno sul posto. Il reef si raggiunge dopo una nuotata di un centinaio di metri: è una stupenda parete sottomarina a strapiombo ricoperta di coralli e anemoni di mare.
– La Royal Samoa Police band: se siete a Apia e alle 7 di mattina vi sveglia una musica assordante, non arrabbiatevi e non stupitevi: sicuramente sta passando la Royal Samoa Police band, che tutte le mattine a quell’ora attraversa la città strombazzando marcette tedesche e si dirige fino al palazzo del governo, distante un paio di kilometri.
– Parco nazionale O Le Pupu Pu’e: situato al centro dell’isola, è l’unico parco nazionale di Samoa. Il nome significa “dalla costa alla cima del mondo”. Le strutture di accoglienza sono ridotte al minimo. Nel parco ci sono diversi sentieri, che attraversando antiche colate laviche permettono di raggiungere le scogliere a picco sul mare sui cui si schiantano onde enormi. Le passeggiate sono eccezionali ma anche molto lunghe, e conviene appoggiarsi alle visite guidate di 1 giorno organizzate, per esempio, dall’agenzia Samoa On Foot di Apia. La foto dove ci sono io è stata scattata proprio all’ingresso del parco.

Incontro col Presidente

Una serata al ristorante Bistro Tatau (il migliore di Apia) mi riserva una sorpresa eccezionale. Dopo un’eccellente cena a base di palusami (piatto tipico locale simile ai ravioli) e “oka” (pesce marinato), ho lasciato una mancia di 10 talax (2 Euro), che il cameriere ha sdegnosamente rifiutato. A quel punto un distinto signore in camicione, che era accompagnato da una elegante signora in sarong giallo floreale, si alza dal tavolo vicino al mio e si avvicina dicendomi in un inglese perfetto: “Guardi che da noi non si usa dare mance”. Il cameriere Liva (i nomi degli uomini qui terminano tutti per “a”) mi spiegherà dopo che si trattava nientepopodimeno che del presidente Tui Atua Tupua Tamasese Ta’isi Efi, in compagnia della first lady signora Filifilia Masiofo. Ovviamente, neanche l’ombra di una scorta, e altrettanto ovviamente il presidente ha regolarmente pagato il conto di tasca sua. Per favore non fate paragoni. Del suo nome, mi hanno detto che “atua” significa “il magnifico”. Rivedrò il presidente e la signora durante la sfilata per la festa dell’indipendenza.

Siapo e souvenirs

Il siapo, noto anche come tapa, è una delle più antiche forme d’arte culturale samoana. Si tratta di una tela ottenuta dalla corteccia interna del gelso da carta (u’a), che viene spianata, poi battuta e dipinta con tinta naturale nera (“lana”), rossa (“loa”, una linfa proveniente da un particolare tipo di banano) e gialla (“ago”, estratto alle radici di curcuma). Le figure del siapo comprendono elementi tipici della natura samoana: fiori, uccelli, foglie, pesci. Li trovate a Maketi Fou e negli altri mercati, oppure nel fornitissimo shop di Aggie Grey’s. Oppure ancora nell’emporio di Chan Mow sul lungomare di Apia, dove si trova davvero tutto.
Altri souvenir che non potete mancare di portare a casa sono i gonnelloni lava-lava (per gli uomini) e qualche coloratissimo sarong per la vostra compagna. Per gli uomini ci sono anche delle bellissime camicie a fiori, molto più belle di quelle hawaiane, per una volta tanto fatte qui, cioè non sono “made in China”. Diffusi ovviamente anche oggetti vari di artigianato intagliati nel cocco, conchiglie lavorate e ghirlande di fiori, più le solite magliette e cappellini colorati e le cianfrusaglie per turisti.
Bellissimi i quadretti di vita samoana montati su tavole di legno che si vedono in qualche bar e ristorante. Non sono in vendita, ma li potete richiedere direttamente alla pittrice, www.valeriebeale.com. Li ho visti anche al duty free shop dell’aeroporto di Auckland, non costano molto. Valerie, pittrice neozelandese di origini samoane, sarà felice di inviarveli per posta e non sa che le sto facendo pubblicità.

Il “poke” alla mediterranea

Alla domenica mattina presto, prima della messa, le signore samoane si mettono in coda al mercato del pesce per comprare i pesci migliori per il “poke” del pranzo domenicale. Il poke (o “oka”, una variante) è pesce sfilettato, tagliato a dadini e marinato in latte di cocco e olio di sesamo con zenzero, coriandolo e peperoncino. Il pesce più adatto sono quegli enormi denticioni rossi oceanici che si vedono anche nelle foto, ma vanno benissimo anche i variopinti pesci pappagallo (parrotfish, sono buonissimi, l’avreste mai immaginato?).
Adesso vi descrivo come fare il poke alla mediterranea.
Come pesce usate un trancio di tonno fresco, possibilmente privo di nervature. Con la mezzaluna (o altro attrezzo da cucina che vi piace) fate un trito fine di capperi lavati per togliere il sale, pepe in grani, sedano, prezzemolo, zenzero e aggiungete un po’ di peperoncino secondo i vostri gusti. Con il trito cospargete il tonno dalle due parti.
A parte preparate una marinatura costituita da una parte di olio di sesamo (è profumatissimo, lo trovate nei negozi etnici oppure anche al supermercato), una parte di olio di oliva buono e due parti di salsa di soia. Amalgamate bene (deve venire un’emulsione omogenea) e versatela sul trancio di tonno. Mezz’ora di marinatura è più che sufficiente. Proverete un piatto polinesiano “mediterraneizzato” semplicissimo e squisito, che stupirà voi e gli amici.

La pizza esotica di Giordano’s

E’ il mio ultimo giorno a Samoa. Sono in viaggio da 20 giorni in paesi lontanissimi dall’Italia. Adesso, ditemi voi, come fa un italiano a restare senza pizza per tanto tempo? Sì, a Apia c’era un bar “Italiano Pizza Bar”, ma così rumoroso e caotico che l’ho scartato subito. Ma… notiziona: mi dicono che poco fuori Apia, sulla strada per Vailima, c’è una pizzeria gestita da un italiano. Col sorriso in faccia e la speranza nel cuore e nello stomaco prendo la macchina e mi dirigo al luogo indicato. La pizzeria c’è, e si chiama “Giordano’s”. L’ha aperta un marchigiano che ha sposato una samoana. Lui adesso è via, ma c’è la signora con i figli, che non parlano italiano ma fa niente. Chiedo la lista delle pizze: non c’è, ma me le descrivono: pizza al polipo, pizza al mango e papaya, pizza all’ananas, e… pizza esotica! Come posso rinunciare alla pizza esotica? Portatemi quella!
Dopo un quarto d’ora, al mio tavolino all’aperto sotto il cielo stellato samoano, arriva… una normale Napoli con la mozzarella e il pomodoro. Al mio sguardo interrogativo la sorridente signora samoana moglie di Giordano mi spiega: cosa ci può essere di più esotico a Samoa della mozzarella e della pummarola?
Come contraddirla? E poi la pizza è buonissima, e contribuisce ad aumentare il senso di piacere che provo per essere stato qui.

Samoa: “come sarebbe il mondo se….”

Se volete fare un vero e proprio salto nel passato vedendo come si viveva quando ancora il progresso e la tecnologia non erano i protagonisti delle nostre vite, questo è il posto che fa per voi. Se amate l’avventura, la scoperta di un popolo e una cultura ancora non toccati dalla frenesia della vita moderna, prendete la prima combinazione di aerei che vi porti in questo lembo di Pacifico. Vivrete in un sogno, a contatto con un popolo cordiale, curioso e estremamente amichevole e con una natura che fa sentire quanto può essere dolce e forte allo stesso tempo. Tornerete arricchiti per ciò che avrete visto e soprattutto vissuto. Se ci andate non potrete tornare a casa senza chiedervi se tutto il nostro correre abbia davvero un significato tanto profondo. Vi renderete conto che al mondo si viveva e si vive ancora pure con poco, senza per questo essere poveri. Un “matai”, capo di un villaggio vicino a Maninoa mi ha detto: noi non siamo poveri, viviamo solo una vita semplice. Non ci manca nulla; la natura provvede a tutto.

Perché “come sarebbe il mondo se….”?
….come sarebbe se la gente potesse vivere dei frutti della terra e del mare
….come sarebbe se fossimo una vera comunità e non un insieme di individui singoli
….come sarebbe se l’orologio fosse uno strumento superfluo
….come sarebbe senza dovere correre sempre di qua e di là
….come sarebbe se salutassimo e sorridessimo sempre agli sconosciuti
….come sarebbe se il dopo messa della domenica mattina fosse un’occasione per incontrarsi
….come sarebbe se la televisione, il PC, il telefonino fossero degli optionals
….come sarebbe se ci svegliassimo col rumore del mare e del vento
….come sarebbe se l’esercito fosse solo coreografia
….come sarebbe se avessimo l’orgoglio di appartenere ad uno stato
come sarebbe se………

Dopo che uno è stato a Samoa, tutto il resto è relativo.
Talofa

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Approposito dell'autore
Luigi Balzarini
Luigi Balzarini
Consulente d’azienda ma nel profondo dell’anima viaggiatore e fotoreporter mancato. Ha visitato 78 paesi in tutti i continenti (aggiornamento a giugno 2017) e fatto il giro del mondo almeno 7-8 volte, quasi sempre fai-da-te. Grande appassionato di bridge, spesso finalista ai campionati italiani

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