NAKATSUGAWA ED IL NAKASENDO TRAIL
Arrivata a Nakatsugawa pagando 1980 yen con treno locale da Gifu e cambio a Nagoya.
DORMIRE
Ryokan O. Veramente bello, ed in centro, vicino alla stazione, ed a pochi passi da un grandissimo supermercato, il Valor, che si trova al Luv Mall. Bagni in comune pulitissimi, e dotati perfino di make up removal. Colazione inclusa, anche se un po’ limitata. Thè e caffè, acqua calda e fredda, e microonde, sempre a disposizione. Costo 45,34 Eu a notte.
NAKASENDO TRAIL
Tutte le informazioni mi sono state date all’arrivo, all’ufficio turistico. Questo sentiero è stata la molla che mi ha spinto a visitare il Giappone, ed attorno a cui ho costruito il resto dell’itinerario. Avevo visto anni fa alcune foto su internet, ed ero rimasta folgorata.
La Nakasendo era un’importante infrastruttura costruita e mantenuta dopo il XVII secolo dai locali signori feudali per consentire il flusso di amministratori e loro seguiti tra la capitale dell’imperatore (ora Kyoto) e quella dello shogun (ora Tokyo). Per accogliere i viaggiatori, in luoghi distanti un giorno di cammino l’uno dall’altro, lungo la strada sorsero città postali. Qui i viandanti stanchi potevano riposarsi. Negli accoglienti edifici di Magome si respira ancora la vita dei giorni passati, e ci fa immaginare come fosse il Giappone di una volta.
570 yen per il bus da Nakatsugawa a Magone (si potrebbe comunque fare anche a piedi). Arrivo a Magome verso le 9 ed è ancora praticamente quasi deserta, un incanto. Il villaggio si trova su un’ampia pianura con eccellenti viste sul Monte Ena e sul paesaggio circostante. Dalla cima della collina, le montagne sembrano estendersi all’infinito in lontananza.
La città postale presenta più negozi che locande, si vendono snack popolari come ravioli oyaki, torte di riso gohei-mochi e sakè locali. Ci sono molti caffè e ristoranti dove sedersi per riposarsi e mangiare qualcosa.
La sua strada principale è pavimentata con pietre cesellate e fiancheggiata da eleganti edifici in stile del periodo Edo, le cui facciate creano un contrasto di travi di legno scuro e pareti di intonaco bianco. Alla curva della strada c’è l’iconica ruota idraulica.
Da qui a Tsumago sono 7,5 i km da percorrere, su un sentiero dedicato, che in alcuni punti è parallelo e vicino alla strada, in altri invece è in un bosco meraviglioso di cipressi della valle di Kiso. Alcuni cartelli notificano la presenza di orsi, ed ogni tanto ci sono delle campanelle da suonare per allontanarli. Ho notato tuttavia che TUTTI i giapponesi incontrati nel percorso avevano con sé un campanellino, di quelli piccoli, che metti ad esempio sul collare ai gatti.
Ci ho messo parecchio tempo a completare il percorso, perché ne ho perso tanto a fare fotografie, soprattutto in un boschetto di bambù, e poi ad una specie di “autogrill”, ossia una casa antica riconvertita a sala da thè, la Ichikokutei Tateba Teahouse, dove un volontario offre gratuitamente thè ai viandanti, ed ascolta le loro storie.
Meno male che le foto ai bambù non le ho trascurate, perché sono stata delusa dall’Arashiyama Bamboo Forest di Kyoto.
Sono arrivata a Tsumago verso mezzogiorno, e ho fatto pranzo seduta su alcuni gradini ombreggiati (mi ero portata dei panini nello zaino).
Tsumago è una tranquilla zona di locande e case in legno all’estremità meridionale della valle di Kiso. Estendendosi per diverse centinaia di metri lungo il Nakasendo, per centinaia di anni ha supportato i viaggiatori nel loro cammino tra Edo e Kyoto. La città appare esattamente com’era durante il suo periodo di massimo splendore. Antiche locande, con i tetti appesantiti da pesanti pietre, fiancheggiano la strada. Fiori colorati e tende noren decorano gli esterni. Di notte sono illuminati solo dalla calda luce delle lanterne di carta. Mentre cammini lungo Tsumago, ti sentirai come se fossi tornato indietro nel tempo in un’altra epoca.
Tra le tante locande della città di posta, c’era una locanda principale, chiamata Honjin, e una locanda secondaria, chiamata Wakihonjin. Questi alloggi più grandi hanno ospitato importanti funzionari governativi. Il Wakihonjin di Tsumago rimane aperto oggi come museo.
Il sentiero si snoda lungo il fianco della collina attraverso numerosi tornanti, superando antichi monumenti e santuari lungo il percorso. Di tanto in tanto, le foreste lasciano il posto a piccole radure con risaie, fattorie sparse e qualche borgo occasionale.
Magome e Tsumago sono comunque collegati da una linea di bus, per chi non avesse voglia di camminare, ed infatti parecchia gente visita solo i paesi e poi si sposta in questo modo. Per rientrare a Nakatsugawa da Tsumago è necessario raggiungere Nagiso, a piedi o in bus, io ho optato per la seconda, 300 yen. Sono comunque solo 3,5 km. Se la coincidenza a Nagiso fosse un po’ lunga, nessun problema, alcuni cartelli disegnati in stazione illustrano che cosa visitare, dove mangiare, dove trovare un supermercato, insomma, sono molto ben organizzati nell’accoglienza. A Nagiso si trova il Momosuke Bridge, il ponte di legno sospeso più lungo del Giappone, a 10 minuti a piedi dalla stazione, e vado a vederlo.
Quella che mi colpisce molto è il paesaggio circostante, prati verdissimi, fiori, un torrente di acqua azzurrissima, e bellissime montagne da contorno!! Il treno di rientro a Nakatsugawa costa 330 yen.
