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Camper World Tour – Turchia in camper

Camper World Tour – Turchia in camper

Di Cianzia Bassani1 agosto 2017

Camper World Tour – Turchia in camper

TURCHIA – GÖREME, MONTE NEMRUT, LAGO DI VAN

01/08/2017 Hakuna Matata

Percorriamo una lunga tratta per raggiungere Göreme, con una fermata notturna sulle rive di un grandissimo lago. La strada percorre i soliti immensi panorami che variano ogni volta che si supera una collina. Come le precedenti volte che siamo stati in Turchia, stupisce vedere un panorama così vasto con la strada che si prolunga su distanze infinite. Dopo una sosta al Caravanserraglio di Sultanhami completamente privo di turisti, finalmente arriviamo a Göreme, dove ci fermiamo nello stesso campeggio di 11 anni fa.

È da allora che abbiamo un sogno (uno dei tanti!): fare un giro in mongolfiera.
Göreme è uno dei posti più interessanti del mondo per poterlo fare, per cui questa volta non ci lasciamo scappare l’occasione di vedere questa fantastica zona dall’alto. La sveglia è alle 4 di mattina per raggiungere il posto dove partiranno le mongolfiere. Viste dal basso sono enormi e i fuochi che servono a farle volare punteggiano il buio prima dell’alba. Considerato che io a volte soffro di vertigini e Luca ha paura a salire su una funivia, siamo entrambi un po’ impauriti, ma decisi. Nel cestello saremo circa quindici persone, ma ognuno ha il suo posto da cui ammirare il paesaggio.
Il pallone si alza e si muove apparentemente con grande lentezza, ma in realtà in poco tempo raggiungiamo l’altezza di 600 metri: la vista dall’alto è notevole.

Nel cielo ci saranno una cinquantina di mongolfiere che invece di creare ressa offrono uno spettacolo surreale. Il silenzio dell’alba interrotto solo dal rumore del fuoco è impressionante e l’arrivo dell’alba rende i Camini delle Fate una vera favola.

Al termine del giro di circa un’ora, aiutiamo a sgonfiare il gigantesco pallone e dopo un brindisi con spumante analcolico e la consegna di una medaglia ricordo, si torna al campeggio con una nuova esperienza da mettere nel nostro bagaglio di viaggio!

Anche in questo campeggio ci fermiamo tre notti prima di iniziare a percorrere i circa 550 chilometri che ci dividono dal Monte Nemrut. Seguiamo la D300, nostra strada ormai amica che attraversa la Turchia in lungo e in largo.

È gratuita a due o tre corsie per marcia e sempre perfetta. Solo gli ultimi 100 chilometri da Malatya alla cima del monte sono una vera faticaccia: quasi tre ore di curve e saliscendi su una strada con delle pendenze impressionanti, gli ultimi tre chilometri addirittura sterrata.

Arriviamo con il buio, due o tre macchine nel parcheggio e un po’ di confusione.
Non è proprio come ci ricordiamo: siamo arrivati proprio sotto la Tomba del Re senza pagare nessun ingresso, mentre l’ultima volta ci era toccata una lunga camminata in salita per raggiungere le rovine.
Mentre ci prepariamo il nostro tè serale, un ragazzo ci chiede se offriamo una tazza a lui e a sua moglie. Così facciamo la conoscenza di questa simpatica coppia curda, parlando di politica, turismo ed abitudini religiose.

Il mattino dopo siamo gli unici visitatori del sito. Con la luce ci accorgiamo di aver fatto un’altra strada rispetto alla precedente, forse più impegnativa ma veramente interessante.
A un certo punto vediamo salire cinque militari armati di Kalashnikov, che ci spiegano essere di guardia alle rovine e ci mostrano orgogliosi le loro armi.

Sempre sulla D300 proseguiamo per il Lago di Van anche se non riusciremo a raggiungerlo in serata, il percorso è veramente troppo lungo e caldo.
In effetti ci siamo fermati in una stazione di servizio a soli 10 chilometri dall’inizio del lago che è talmente vasto da sembrare un mare.
Anche qui la strada in alcuni punti costeggia il lago con aree di sosta e picnic ben attrezzate, in altri attraversa zone collinari molto rurali.
Dal Monte Nemrut in poi la Turchia diventa meno “occidentale”. Mentre fino ad ora la percentuale di donne velate era inferiore a quella europea, ora quasi tutte sono coperte da capo a piedi, chi in modo più leggero e moderno e chi con il tipico abito nero.

Nelle città si vedono quasi esclusivamente uomini e c’è una presenza importante di posti di controllo dell’esercito con tanto di mezzi corazzati. Noi non veniamo mai fermati, neanche per un controllo passaporti, forse la scritta “Italia” sul camper è sufficiente per togliere ogni sospetto!

Purtroppo la nostra idea di trascorrere altri tre giorni in un campeggio in riva al lago, per rilassarci in vista della tappa iraniana e approfittare di un WIFI migliore, non si realizza.
Gli unici tre “campeggi” che troviamo nei pressi di Edremit sono poco più che aree di sosta, senza nessun servizio. Lo stesso lago in questa zona, pur essendo all’apparenza pulitissimo, ha un che di oleoso, forse a causa di due stabilimenti nelle vicinanze.

Decidiamo così di affrontare la frontiera per l’Iran.

Cosa dire di questo stupendo Paese?
Pur essendo molto cambiato rispetto alle nostre visite precedenti, sono del parere che sia cambiato in meglio. Forse un po’ troppo urbanizzato: tutte queste nuove costruzioni, soprattutto sulle coste, hanno tolto molto alla sua bellezza selvaggia, ma per il resto c’è stato un grosso lavoro di modernizzazione e recupero di certe zone.

Strade perfette, ben illuminate e asfaltate. Chilometri e chilometri di montagne un tempo desertiche ripiantate con milioni di piccoli pini. Cittadine con siepi, aiuole fiorite e parchi giochi per i più piccoli.
Ma neanche un turista straniero…
Le persone sono curiose ma mai invadenti, generose senza secondi fini. Quasi sempre, oltre al rifornimento di carburante, c’è l’offerta di due o più tazze di tè. Se ci si ferma vicino a qualche abitazione, non manca mai la condivisione di cibo, frutta o ospitalità.
E tutti ci chiedono: perché gli italiani non vengono più in Turchia? La politica è una cosa, ma noi turchi non siamo cambiati, il paese non è pericoloso!

In effetti trovo che la Turchia sia un’ottima meta turistica, per la natura, per l’arte, per la storia e perché no: è davvero economica!

TURCHIA – PERGAMO, SAKLIKENT
27/07/2017 Hakuna Matata

Giorno 13 luglio, finalmente in Turchia!
Ovviamente con il tempismo che ci contraddistingue finiamo in piena ora di punta ad Istanbul, per cui per fare i 50 chilometri di circonvallazione ci mettiamo 2 ore.
Una nube di smog rende l’aria grigia e poco respirabile, in compenso possiamo ammirare gli splendidi giardini che costeggiano la strada!
Questa è la quarta volta che veniamo in Turchia; nel lontano 2006 l’abbiamo girata in lungo e in largo per circa un mese; nel 2009 solamente Istanbul e nel 2010 attraversata di corsa per arrivare in Siria.
Devo dire che in questi 11 anni è cambiata veramente tantissimo.
Le strade statali sono spesso a 2 o 3 corsie per marcia e portano ovunque, per cui meglio evitare l’autostrada che è costosissima.
In compenso il gasolio che nei viaggi precedenti costava come in Italia, adesso costa circa un euro: è aumentato nel nostro paese o è diminuito in Turchia? Io propenderei per la prima ipotesi! I turchi guidano molto meglio e le città sono modernissime con enormi centri commerciali con marche occidentali anche nelle città minori.
Dove prima ci si fermava in riva al mare in tutta solitudine, sono sorti come funghi paesi nuovi stile Rimini, sempre puliti e ordinatissimi.
A differenza di quello che ho scritto nel diario precedente, qui si vedono pochissime donne velate, forse meno che in Europa, sulle spiagge alcune prendono il sole addirittura in topless… quale cambiamento in questa prima parte del viaggio sulla costa occidentale di fronte alla Grecia!
A Bursa abbiamo comprato una SIM telefonica della Turkish Telekom per circa 24 euro, 10 giga di dati al mese e non so quanti minuti di telefonate (troppo difficile capirlo dal contratto!). La validità della SIM è di 6 mesi.

Proseguiamo il nostro viaggio verso sud, sempre alla ricerca di “attracchi” al mare in solitudine e con molta difficoltà a volte riusciamo a trovarli.
Nei pressi di Ayvalik troviamo un bel parcheggino in riva al mare dove fermarci 2 giorni. Dopo pochissimo ecco che l’immancabile ospitalità turca si presenta nei panni del proprietario del piccolo bar della zona, che prima ci offre dei dolci locali e il giorno dopo allestisce un barbecue fuori dal nostro camper per prepararci un Adana Kepap!

Prossima meta Pergamo, qui chiamata Bergama. Già vista nel 2006, non manca ancora di stupirci per la sua bellezza. La città nuova si è notevolmente ingrandita e adesso c’è una teleferica che porta alla Acropoli che con grande piacere mio e molto timore di Luca, ci porta in cima in meno di 10 minuti.
Questa volta visitiamo anche l’Asklepion che avevamo trascurato la volta precedente. È molto particolare ma decisamente meno spettacolare dell’Acropoli che, solo per la sua posizione in cima a un’altissima rupe, vale la visita.

Dopo la cultura ritorniamo al relax. Ci dirigiamo ad Aliaga, ma scappiamo: è un polo industriale dei più pestiferi, numerose ciminiere ammorbano l’aria, per cui proseguiamo verso Foca su una strada costiera a picco sul mare e qui troviamo un bel campeggio di proprietà di un tedesco il cui nome è stranamente evocativo: Camping Fuhrer!

Proseguiamo per le Gole del Saklikent. Nel nostro primo viaggio le avevamo percorse solo parzialmente a causa dell’acqua alta in certi punti e della caduta della macchina fotografica in acqua a causa di uno scivolone.
Dopo tutti questi anni la zona intorno alle Gole è notevolmente cambiata.
Dove prima c’era solo un parcheggio in terra, ora c’è un bellissimo campeggio con piscina e attrazioni varie. Una decina di ristoranti e tante, tante bancarelle. Malgrado ciò, il paesaggio non è stato completamente stravolto: alberi, cespugli di erbe aromatiche e l’acqua del fiume che è stata canalizzata un po’ dovunque rendono il tutto molto piacevole.

Anche il prezzo del campeggio è veramente economico considerato che siamo in una zona turistica.
Le Gole sono sempre bellissime anche se questa volta l’acqua è poca. Riusciamo a risalirle per circa un chilometro dei 2,5 della loro lunghezza, poi una cascata con un dislivello di circa 4 metri ci ferma. Dopo aver osservato attentamente la fatica di 5 ragazzi giovani e pimpanti aiutati da una guida, decidiamo di salvaguardare le nostre ossa osteoporotiche e ritornare indietro!
Unico neo: tanti rifiuti, filtri di sigarette, bottiglie di plastica, persino un assorbente usato… deduco che questa Turchia che fino a ora abbiamo trovato pulita e ordinata non è grazie all’educazione delle persone ma grazie ad un costante lavoro degli spazzini!
Per rifarci della mancata avventura, nel pomeriggio intraprenderemo una piccola discesa lungo il fiume gelato trasportati da canottini singoli… niente a che vedere con il “rafting” millantato dalle guide turistiche!

L’atmosfera è bella con le cicale e il rumore del fiume, circondati dalle montagne, per cui decidiamo di fermarci tre giorni. Ci dobbiamo preparare per il lungo viaggio fino al Monte Nemrut e a seguire verso il Lago di Van!
Abbiamo deciso, visto l’incertezza del passaggio in Pakistan, di anticipare l’ingresso in Iran, nel caso dovessimo cambiare itinerario.

Sirto ufficiale www.camperworldtour.com


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Approposito dell'autore
Cianzia Bassani

In quella narrazione oltre a descrivere le località visitate, spiegavo che il nostro obbiettivo era quello di trasferirci a vivere in questo Paese.

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