Kyoto e Nara: cosa vedere in un viaggio fai da te
DORMIRE
Per motivi logistici ho deciso di dormire in due posti diversi. 4 notti alla Lao Inn Gion Nawate, e 3 al Sakura Terrace The Atelier. Il primo, come da nome, a Gion, e il secondo vicino alla stazione. Questo per facilitarmi la vita nella seconda parte del soggiorno, quello in cui erano organizzate la gite fuori città.
Inoltre, avendo letto nelle reviews che al Sakura offrono il servizio deposito bagagli, quando sono partita per Koyasan ho lasciato in custodia il trolley grosso, e mi sono portata dietro solo lo zaino da 40 litri che uso come bagaglio a mano. Costi: 41,5 Eu a notte a Gion e 33,8 Eu a notte l’altro.
Mi è piaciuto pernottare a Gion, perché nelle vicinanze ci sono un sacco di posti gradevoli dove passeggiare nel dopocena, e perché il Lao Inn è a due isolati dalle case dove stanno le geishe, che ho avuto quindi mondo di incrociare, sia nel tardo pomeriggio che verso le 21.
La mia stanza al Lao Gion Inn, all’ultimo piano, era direi perfetta, non molto grande, ma lo spazio sotto al letto permette di infilarci la valigia e lasciare liberi i passaggi. Bagno, frigo e bollitori in camera. Al piano terra invece un microonde.
Al Sakura Terrace The Atelier stanza molto piccola, praticamente larga come il letto (doppio), tuttavia anche qui era possibile infilare sotto il letto la valigia, e c’era un lavandino in stanza.
In comune, al piano terra, bagni con docce in stile occidentale e bagno giapponese. Inoltre, era possibile “noleggiare” gratuitamente cuscini extra, bollitori, assi da stiro, coperte, ecc. ecc. Sempre al piano terra, tavoli, microonde, thé/caffè, bollitori, ecc ecc.
I bus che arrivano alle fermate di Gion Shijo e soprattutto il 207 allo stop di Gion Shijo Keihan sono affollatissimi, un vero carnaio, poveracci gli abitanti anziani del posto che devono usarli per le loro faccende quotidiane. L’alternativa è fare qualche passo in più, ma poco, eh!, e scendere e salire a Shijo Kawaramachi, soprattutto se si hanno bagagli o zaini grandi.
CHE COSA VEDERE
Raggiungibile da Gion con bus, ho fatto l’abbonamento giornaliero da 1100 yen. Ingresso al tempio 500 yen.
Il Tempio del Padiglione d’Argento è un elegante edificio situato in uno splendido parco, tipico esempio di architettura del paesaggio giapponese, ai piedi delle montagne.
Originariamente progettato come una villa di riposo per lo Shogun Yoshimasa, vissuto intorno al 1430, e modellato ad immagine del suo “gemello” Kinkaku-ji (il padiglione d’oro), con la differenza che Ginkaku-ji non è mai stato rivestito e la costruzione principale rimane non verniciata, esemplificando il concetto giapponese che anche qualche cosa di normale può essere bello.
Lo Shogun Yoshimasa trascorse gran parte della sua pensione qui perseguendo le arti, tra cui la cerimonia del tè. L’edificio Togu-do contiene al suo interno una sala da cerimonia del tè che si pensa sia diventata il prototipo per tutte le future sale da cerimonia del tè. Dietro l’edificio c’è un ruscello d’acqua dolce dove Yoshimasa raccoglieva l’acqua per il suo tè.
Si trova subito dopo l’uscita del Ginkaku-Ji, ma penso sia straordinario solo durante la fioritura dei ciliegi. Questo percorso era il luogo preferito da diversi personaggi famosi, tra cui il famoso filosofo Nishida Kitaro.
Ingresso 500 yen.
L’immagine delle pareti dorate di questo tempio, riflesse nello stagno, e circondate dalle piccole isole di roccia con pini è sicuramente una delle più instragrammate e tiktokkate di Kyoto. Aspettatevi grandi folle, quindi andate al mattino presto.
Il primo scopo dell’edificio era quello di servire come residenza dello Shogun in pensione Ashikaga Yoshimitsu (1358-1409). L’edificio adornato con foglie d’oro fu convertito in un tempio Zen poco dopo la sua morte.
In un evento che fu poi romanzato dal famoso autore Yukio Mishima, un monaco di 21 anni bruciò il tempio Kinkaku-ji nel 1950. Il tempio fu ricostruito nel 1955 e continua a funzionare come magazzino di reliquie sacre.
Anche il giardino del tempio è una delizia paesaggistica e contiene al suo interno un’incantevole casa da tè.
NISHIKI FOOD MARKET
Poco distante da Gion, ed accanto alla zona commerciale di Shijo Karawamachi. Si vendono cibi freschi, pesce, carne, ma anche vestiti e souvenirs. Il mercato è talvolta conosciuto come la “Cucina di Kyoto”.
E’ vietato mangiare camminando, bisogna consumare il cibo nel negozio dove è stato acquistato, oppure portarlo in camera.
Ho notato un bellissimo negozio di kimono usati, che vengono venduti a peso, un tot di yen ogni 100 grammi. La maggior parte di essi aveva un prezzo intorno ai 1000 yen. A cui però poi bisogna aggiungere i costi degli altri accessori.
Mi ha colpito anche un graziosissimo e molto colorato tempietto, che è aperto sino alle 20 circa, e che consiglio di visitare quando è già buio, perché con tutte le lanterne accese è davvero un incanto, si tratta del Nishiki Tenmangu.
NIJO CASTLE Ingresso 1300 yen.
Esso fu la residenza a Kyoto degli shogun Tokugawa, che governarono il Giappone per oltre 260 anni dal 1603 al 1868, e rimane un’eloquente testimonianza del loro potere. L’ampio fossato, i massicci muri di pietra e le porte pesanti ma elaborate erano le uniche fortificazioni che si ritenevano necessarie, tanto saldo era il potere. I giardini sono ampi e ricchi di boschetti di pruni e ciliegi.
All’interno del palazzo si trovano numerosi capolavori dell’arte giapponese, in particolare i paraventi dipinti della camera principale. In questa stanza gli shogun incontravano i daimyo (signori della guerra-amministratori di alto rango).
I paraventi sono stati dipinti da artisti della scuola Kano e utilizzano colori intensi e grandi quantità di dorature per rappresentare fiori, alberi, uccelli e tigri. Potrete camminare, nei corridoi, sui famosi “pavimenti dell’usignolo”, progettati per scricchiolare quando venivano calpestati e avvisare così le guardie di eventuali intrusi.
KIYOMIZU DERA
Il tempio Kiyomizu-dera contende al Kinkaku-Ji la palma della popolarità. Splendido al tramonto, ma anche di notte. La veranda del tempio sporge dal fianco di una montagna sostenuta da colonne di legno alte 13 metri.
La sala principale con il suo caratteristico tetto a forma di anca di corteccia di cipresso si trova sul retro della veranda e ospita al suo interno una statua di inestimabile valore di Kannon Bodhisattva, la dea della misericordia. Dalla veranda si può apprezzare una bella vista verso ovest sulla città di Kyoto.
Numerosi altri edifici designati come “tesori nazionali” punteggiano il parco, così come cascate e monumenti entrati nella tradizione popolare. La gente si reca al tempio per bere l’acqua delle cascate raccogliendola in tazze di latta; si dice che l’acqua abbia proprietà terapeutiche e che bere dai tre diversi corsi d’acqua conferisca salute, longevità e successo negli studi.
C’è anche un santuario Jishu-jinja, e si dice che pregarvi aiuti a riuscire a trovare l’anima gemella. Le persone devono camminare ad occhi chiusi fra due pietre prominenti. Se ci riescono da sole è un segno che troveranno l’amore.
Il tempio è molto popolare. Abbondano le bancarelle di cibo, e i venditori che vendono talismani, incenso e “omikuji”.
FUSHIMI INARI TAISHA
Ingresso gratuito. Da Gion linea Keihan, 5 fermate, 220 yen. Per evitare le folle, mi era stato raccomandato di visitarlo al mattino presto. Ho preso quindi il treno delle 5.35.
Sono arrivata sino alla cima del monte Inari, e quando ho iniziato a ridiscendere, alle 8-8.30, già veniva su un sacco di gente. Questo santuario fu dedicato al dio del riso e del sakè dal clan Hata nell’VIII secolo.
Il percorso magico e apparentemente infinito di oltre 5000 vivaci porte torii di colore arancione che si snodano attraverso le colline dietro il Santuario di Fushimi Inari-taisha lo rendono uno dei santuari più famosi del Giappone.
La passeggiata intorno ai recinti superiori è una piacevole escursione di un giorno. È anche l’occasione per una passeggiata deliziosamente inquietante nel tardo pomeriggio e nella prima serata, quando i vari cimiteri e i santuari in miniatura lungo il percorso assumono un’aria misteriosa.
Questo santuario presenta anche dozzine di statue di volpi. La volpe è vista come la messaggera del dio dei cereali, Inari, e le volpi di pietra sono spesso conosciute con lo stesso nome. Le chiavi spesso raffigurate nelle bocche della volpe sono le chiavi dei granai.
IMPERIAL PALACE E GIARDINI DEL SENTO IMPERIAL PALACE
Sono gratuiti, ma bisogna prenotarsi, ricordandosi di portare il passaporto, o una fotocopia o fotografia dello stesso. Il gazebo dove dirigersi è al North Gate lungo il perimetro del Sento. L’Imperial Palace, poi, è visitabile in autonomia, calcolate un’ora, mentre invece per il Sento la visita è guidata e non c’è verso di staccarsi dal gruppo.
La guida parla solo giapponese, vi daranno delle fotocopie tradotte da Google in modo incomprensibile. Quindi, visto che tocca stare fermi senza capire nulla, e senza potersi allontanare pena l’inseguimento delle guardie imperiali che stanno alle calcagna, e li capisco comunque, il mondo è pieno di pazzi, il tutto risulterà un po’ noioso.
Il Palazzo Imperiale di Kyoto è stato residenza dell’Imperatore del Giappone sino al 1869, quando la capitale fu spostata a Tokyo. L’anno di costruzione invece potrebbe essere intorno al tardo VIII secolo, quando l’Imperatore trasferì la capitale da Nara a Nagaoka-Kyo e poi a Kyoto successivamente.
E’ vietato fotografare gli interni. Il percorso è ovviamente “obbligato” e non si può curiosare ovunque.
Si percorrono da principio tre sale d’attesa, denominate “Sala delle tigri”, “Sala delle gru”, “Sala dei ciliegi in fiore”, a causa delle decorazioni delle pareti, e che denotavano diversi gradi di importanza.
Sono visitabili inoltre la sala delle cerimonie di stato, che è la più importante del palazzo, in stile Heian e che accoglie le cerimonie più tradizionali ed importanti, tipo l’incoronazione, ed inoltre si può ammirare la sala che ospita i troni dell’Imperatore e dell’Imperatrice, e quella delle cerimonie.
Il Sento Imperial Palace è invece la residenza dell’Imperatore emerito. Costruito nel 1630, si possono visitare solo i giardini, nella modalità che ho già spiegato prima, ossia la visita guidata. I giardini sono molto belli, ci sono due stagni, uno a nord ed uno a sud, che solo recentemente sono stati collegati da un ponte. Credo sia bellissimo con i colori autunnali. Ad inizio estate anche le azalee sono già sfiorite, e si possono ammirare solo tantissime ortensie, e iris.
SHOKOKU-JI
Ammetto di esserci passata per caso, soltanto perché è vicino all’Imperial Palace, e dovevo “ammazzare” il tempo fra la visita allo stesso e quella al Sento.
Lo Shokoku-ji fu costruito sotto gli auspici dello Shogun Ashikaga Yoshimitsu (1358-1408), con la Sala del Buddha (Butsuden) completata nel 1394. Successivamente, però, il complesso fu devastato da un incendio e ricostruito numerose volte. L’ultimo grande incendio, nel 1788, bruciò quasi tutti gli edifici principali del tempio, lasciando intatte solo la Sala del Dharma e la Porta Imperiale.
“shokoku” significa “una persona che aiuta il Paese”, derivando da una parola cinese che significa “primo ministro”. Si pensa che questo nome rifletta il fatto che il tempio fu costruito dallo shogun Ashikaga Yoshimitsu.
CHUGEN-JI
Detto anche Meyami Jizo. Si trova sulla via principale di Gion, la Shijio Avenue, in mezzo a tutti i negozi passa quasi inosservato, questo tempietto. Ma io amo scovare gemme nascoste, e non ho potuto fare a meno di notarlo. Così piccolo e così grazioso, con tutte le sue lanterne e preghiere di stoffa colorate. Fondato nel 1022 da un monaco scultore che adorava un dio guardiano.
Una leggenda narra che nel 1228 il fiume Kamo straripò per via delle forti piogge. Videro questo dio guardiano che salvava delle persone che stavano annegando. La persona incaricata di sorvegliare il fiume lo vide, ed eresse una statua in suo onore, chiamandola Ameyami Jizo.
Successivamente, il nome cambio in Meyami, quando la divinità aiutò una coppia di anziani che aveva problemi forti di vista, donando loro la vista del suo occhio destro. Questo spiega perché qui la gente venga a pregare se ha problemi di tipo oculistico.
KYOTO STATION
Affollatissima e congestionata, vi convergono le linee Shinkansen, treni locali, metro, bus cittadini e bus a lunga percorrenza, ma è molto di più di una semplice stazione, è anche un’attrazione e ci sono molte cose da vedere o da fare.
Prima di tutto, vari centri commerciali (Porta, Isetan, the Cube); seconda cosa, la ramen street, al piano sotterraneo. Last but not least, consigliato prendere l’ascensore e salire al decimo piano, per godere del panorama della città, Kyoto Tower inclusa, e per ammirare la struttura architettonica.
L’edificio della stazione di Kyoto è stato costruito in occasione del 1200° anniversario della fondazione della capitale. È stato aperto al pubblico nel 1997 ed è in perfetto contrasto con l’immagine che molti turisti stranieri hanno di Kyoto come capitale del Giappone tradizionale.
Il design futuristico dell’edificio è stato ideato dall’architetto giapponese Hara Hiroshi. Tenta di trasmettere la Kyoto storica attraverso un’estetica moderna. La grande sala principale della stazione con il suo tetto con travi in acciaio a vista, chiamata Matrix, è pensata per riflettere sia la struttura della stazione che la disposizione a griglia della rete stradale di Kyoto.
KYOTO TOWER
Ingresso 900 yen, l’uso dei binocoli è però gratuito.
La piattaforma panoramica è aperta dalle 10 alle 21.
GION
Gion è il quartiere più caratteristico di Kyoto, e si estende tra il Kiyomizu Dera a est e il fiume Kamo a ovest. Ricca di case tradizionali mercantili in legno machiya, che ospitano negozi, ristoranti e ochaya (case da tè).
In alcune di queste ultime si intrattengono geiko (dialetto di Kyoto per geisha) e maiko (apprendiste geiko). Dato che in passato le tasse sulla proprietà erano basate sulla facciata stradale, le case erano costruite con facciate strette, sui cinque/sei metri, ma però poi si estendevano in profondità, fino a venti metri dalla strada.
I ristoranti servono kaiseki ryori (alta cucina giapponese) in stile Kyoto e altri tipi di piatti locali e internazionali, e sono carissimi; spesso hanno scritte fuori che non hanno menù in inglese, e i camerieri o i gestori non parlano inglese.
Due sono le aree più visitate di Gion, e vicino ad entrambe si trova l’hotel che ho scelto per la prima parte di soggiorno. La prima è Hanamikoji Street, con tutte le sue traverse, la seconda è quella che corre lungo il canale Shirakawa, fiancheggiato da salici, e ricco di ristoranti di alta classe e ochaya, molti dei quali dispongono di camere con vista sul canale. La zona di Shirakawa è generalmente un po’ più tranquilla di Hanamikoji Street.
Molti turisti visitano Gion sperando di intravedere una geiko o una maiko mentre vanno o tornano da un impegno in un ochaya la sera o mentre fanno commissioni durante il giorno. E’ importante non importunarle. Io le ho fotografate con uno zoom da distante. Negli ultimi decenni sono state numerose le lamentele sui turisti che si comportano come paparazzi. Infatti in alcune vie adesso ci sono cartelli che vietano di fotografare.
I servizi delle geishe (che di solito, a detta delle guide, consistono in conversazioni leggere, cerimonie del thè, giochi e danze tradizionali) sono costosi ed esclusivi e tradizionalmente richiedono la presentazione da parte di un cliente.
Negli ultimi anni, tuttavia, alcune agenzie di viaggio e hotel hanno iniziato a offrire pacchetti pranzo o cena con maiko a qualsiasi turista con un budget sufficiente, anche non parlante giapponese, ci sono infatti gli interpreti.
Un’esperienza più accessibile è lo spettacolo culturale che si tiene ogni giorno al Gion Corner alla fine di Hanamikoji Street. Rivolto ai turisti stranieri, lo spettacolo è un’introduzione altamente concentrata di diverse arti tradizionali giapponesi e comprende brevi spettacoli di cerimonia del tè, ikebana, bunraku, spettacoli comici di Kyogen e danze eseguite da vere maiko. Per chi si trova a Kyoto ad aprile/maggio, quando si tiene il festival Miyako Odori, è possibile assistere a spettacoli di danza di maiko quotidiani.
Shijo Avenue, che divide in due il quartiere di Gion, è una famosa zona commerciale con negozi che vendono prodotti locali tra cui dolci, sottaceti e artigianato.
Una visita a Gion è meglio combinarla con una passeggiata nel vicino distretto di Higashiyama tra il Santuario di Yasaka e Kiyomizudera. Questa zona ha strade più conservate e negozi tradizionali che vendono tutti i tipi di cibi locali, artigianato e souvenir.
GEISHA EXPERIENCE
Prenotata tramite Klook, dalla disperazione, e ho trovato posto solo perché qualcuno ha disdetto. Consiglio quindi di attivarsi per tempo.
Una volta giunta in loco, sui cartelloni ho notato il sito ufficiale, cui potrete rivolgervi direttamente, bypassando i vari Klook, Getyourguide, ecce cc.
Alcuni ragazzi incontrati in hotel a Tokyo mi hanno fatto vedere foto e video di una esperienza spacciata come simile nella capitale. Loro erano soddisfatti, e non ho voluto guastargli il ricordo, tuttavia il loro show riguardava ragazze carine in kimono che facevano balletti con gli ombrellini, al ritmo di una melodia gradevolmente moderna in stile pop orientale.
Quella da me vissuta, invece, riguardava una, e una soltanto, maiko. Che poi fosse una ragazza normale vestita e truccata da maiko ovviamente questo non posso saperlo. Questa ragazza ha danzato sulle note di musiche tradizionali suonate esclusivamente con lo shamisen, la chitarra tradizionale a tre corde.. e non sono suoni molto piacevoli, per chi non ha l’orecchio allenato tipo me.…..
Costo sui 44 USD. Ma si può spendere meno, se ci si limita alla sola prima parte di quanto sto per raccontare. L’incontro dura circa 75 minuti, gli spettatori sono fatti accomodare in un’aula e sedere a banchi tipo quelli di scuola.
Sopra ad essi il necessario per preparare il thè. Nella prima parte la maiko spiega come preparare il thè, aggiungendo la polvere matcha ad una precisa quantità di acqua bollente, e mescolando con movimenti verticali, non circolari, del polso, con l’apposito frustino di legno che sembra un po’ un pennello da barba.
La seconda parte è relativa alle “domande/risposte”. Poi c’è la danza, con il ventaglio, al suono di musica tradizionale. Terza parte, fotografie/selfie con la maiko, di ciascun partecipante, a turno.
Quarta ed ultima parte, giochi di società tradizionali, che immagino siano quelli con cui vengono intrattenuti i clienti, la maiko spiega le regole, e poi alcuni volontari si offrono come sfidanti. Chi perde deve bere un bicchierino di sakè, che viene servito dalla maiko.
E’ sempre possibile fotografare, in ogni momento.
Mi è piaciuto? Sì, mi sono divertita un sacco!!
La ragazza che ci ha incontrato ha detto di essere apprendista geiko da soli 8 mesi; mi ha affascinato con la sua grazia nei movimenti anche più semplici, anche se devo ammettere che tutte le geishe incontrate per caso a Gion mi sono sembrate allo stesso modo, le paragonerei a farfalle. Bellissime, colorate, eleganti.
Era una vera maiko, o solo una ragazza truccata come tale, e molto molto capace ad imitarla? Non lo saprò mai, l’importante è il bel ricordo del tempo trascorso in sua presenza.
Sicuramente, chi avrà la fortuna di assistere alle danze durante il Miyako Odori ha la certezza che chi ha davanti è una vera maiko.
GIARDINI BOTANICI
Visti in una giornata piovosa, e piuttosto di corsa, perché ci sono capitata tipo un’ora prima della chiusura. Ingresso 200 yen. Purtroppo era già chiusa la parte dedicata alle piante tropicali, tra cui le orchidee, che adoro, che si trova sotto alla grande cupola di vetro. Ci sono però alcune serie di bellissimi bonsai, e magnifici iris. Molto belli anche i roseti
ARASHIYAMA BAMBOO FOREST
Uno scherzo ma veramente la gente si affolla qui per un selfie??
Bus 230 yen all’andata ed altrettanti per il ritorno.
Un breve vialetto, fra l’altro tutto recintato, affollatissimo tipo budello di Alassio a ferragosto. Visuale coperta dai recinti.
Per fortuna ci sono opzioni interessanti da visitare, che contengono il giramento di palle.
Meno male che i bambù, quelli seri, li ho visti durante il Nakasendo Trail.
VILLA OKOCHI SANSO
Non vale il prezzo del biglietto, secondo me.
Non ricordo se abbia pagato 1000 o 1500 yen.
Si tratta dei giardini della villa privata dell’attore di film muti Okochi Denjiro, morto nel 1962, profondo ammiratore della filosofia zen. Devono essere bellissimi in autunno. L’unica cosa che ho trovato notevole è il panorama della città di Kyoto visto dall’alto.
TENRYU-JI
Combo ticket, giardini più interno, 500+300 yen. Ha giustificato da solo l’incursione in zona Arashiyama.
Fondato nel 1339 dallo shogun Ashikaga Takauji in memoria dell’imperatore Go-Daigo (1288-1339), con l’eminente maestro Zen Muso Soseki (1275-1351) nominato abate fondatore.
Le proprietà terriere furono donate al nuovo tempio per contribuire a finanziarne la costruzione, ma poiché le entrate risultanti si rivelarono insufficienti, essi idearono un piano per inviare due navi mercantili in Cina e utilizzare i profitti risultanti per completare la costruzione del Tenryu-ji.
Questo progetto ebbe un grande successo e il tempio fu ufficialmente consacrato nel 1345. Fu designato al primo posto fra i cinque principali templi Zen della città, posizione che mantiene fino ai giorni nostri.
In passato l’Hatto In era il luogo in cui il maestro teneva i suoi sermoni, insegnando il Dharma del Buddha ai monaci riuniti. Nei tempi attuali viene utilizzato principalmente per importanti funzioni cerimoniali.
L’Hatto di Tenryu-ji, come la maggior parte degli edifici principali del tempio, fu distrutto da un incendio nel 1864 durante i combattimenti che precedettero la caduta dello shogunato Tokugawa.
Sull’altare all’interno della Sala del Dharma ci sono le immagini del Buddha Shakyamuni e dei suoi due principali discepoli bodhisattva, Manjusri e Samantabhadra. Sugli altari sul retro dell’edificio ci sono le statue di Muso Soseki (il sacerdote fondatore di Tenryu-ji) e dello shogun Ashikaga Takauji (il patrono fondatore.
Il Kuri di Tenryu-ji, costruito nel 1899 e ristrutturato nel 2013, ospita attualmente la cucina principale e gli uffici amministrativi del tempio. Con il suo tetto a due falde alto e leggermente curvato che incornicia una facciata a graticcio intonacata di bianco, il Kuri è l’edificio più comunemente fotografato di Tenryu-ji ed è diventato una sorta di simbolo del tempio stesso.
All’interno dell’atrio del Kuri si trova un grande dipinto di Bodhidharma, il monaco indiano che, secondo la tradizione Zen, trasmise gli insegnamenti Zen alla Cina 1.500 anni fa.
Il Daihojo, l’edificio più grande del Tenryu-ji, ha ampie verande sulla facciata e sul retro, ed una esterna più stretta che circonda l’intera struttura. Esso è composto da due sezioni, il Daihojo (Grande Hojo) e il Kohojo separato (Piccolo Hojo), il Daihojo, utilizzato principalmente per funzioni cerimoniali e altri grandi eventi, fu completato nel 1899 e il Kohojo nel 1924.
L’immagine del Buddha custodita sull’altare è quella del Buddha Shakyamuni ed è registrata come importante proprietà culturale. Si ritiene che risalga al tardo periodo Heian (794-1185), ed è quindi molto più antico dello stesso Tenryu-ji. Essendo sfuggita ai danni di tutti gli otto principali incendi del Tenryu-ji, è la più antica di tutte le immagini del Buddha del tempio.
L’interno del Daihojo è suddiviso in sei sezioni, quella centrale copre un’area di 48 tatami. Queste sezioni possono essere utilizzate insieme come un’unica stanza o suddivise in tre spazi separati utilizzando porte scorrevoli. Presente anche un ristorante vegetariano, è necessario prenotare. Lo dico perché avrei voluto mangiarci, ma era tutto pieno.
Ogni seconda domenica del mese si tiene a Tenryu-Ji un raduno di meditazione, seguito da una conferenza dell’abate capo. Inizia alle 9, è aperta al pubblico.
NARA
Treni locali, da Kyoto Station, con cambio a Takeda (Maps dice che non è necessario scendere dal treno ma si sbaglia). 980 yen andata e 1020 al ritorno.
Le gentili signore dell’ufficio turistico mi hanno inondata di cartine e di suggerimenti.
Dopo un primo incontro con i cervi sacri al parco, visto il sole scintillante, ho deciso subito per la camminata in coppa alla Wakakusa Yama hill, ingresso 150 yen, che mi è piaciuta un sacco, ci sono dei panorami pazzeschi, e qualche cervo, of course…
Kasuga Taisha Shrine Ingresso 500 yen
Il più antico documento esistente di Kasuga Taisha risalente all’inizio del XIII secolo, afferma che una sala del santuario per quattro divinità fu creata il 9 novembre del 768 durante il regno dell’imperatrice Shotoku.
I chiostri circondano quasi tutti e quattro i lati della parte centrale del santuario.
Le luminose colonne vermiglio delle sale del santuario, le pareti bianche e i tetti di corteccia di cipresso hinoki contrastano magnificamente con il verde degli antichi boschi circostanti. La serena bellezza degli edifici non è cambiata sin dal suo inizio. Ciò è dovuto alla cerimonia “Shikinen Zotai” che si svolge ogni 20 anni.
In questa cerimonia, gli edifici del santuario vengono riparati, gli strumenti e gli strumenti utilizzati vengono rinnovati e i rituali cerimoniali vengono condotti rigorosamente secondo le loro tradizioni. Nel dicembre 1998, i “Monumenti storici dell’antica Nara”, tra cui Kasuga Taisha e la foresta primordiale di Kasugayama, sono stati designati come patrimonio mondiale dell’UNESCO.
Todaji Temple 1200 yen compreso il museo.
La Sala del Grande Buddha è la sala principale del Tōdai-ji. Costruito inizialmente nel periodo Nara, fu distrutto due volte da un incendio nel 1180 e nuovamente nel 1567. La struttura attuale, risalente al periodo Edo, fu costruita sotto la direzione del monaco Kōkei.
L’aula originaria e quella ricostruita nel 1195 erano entrambe larghe undici campate; la struttura attuale, tuttavia, fu ridotta a sette campate perché i fondi disponibili erano limitati. Tuttavia, l’altezza e la profondità della struttura rimangono le stesse dell’originale. La Sala del Grande Buddha è la più grande struttura in legno del mondo.
Śākyamuni, il Buddha storico, nato nella città di Kapilavastu in India intorno al 580 a.C., divenne un mendicante all’età di ventinove anni e dopo aver trascorso sei anni praticando austerità alla fine acquisì una grande visione religiosa ai piedi dell’albero della Bodhi.
Sui petali di loto alla base del Grande Buddha sono incisi il Mondo del Tesoro del Loto (Rengezō sekai), rappresentazioni pittoriche del “mondo dell’illuminazione” descritto nel sutra. Sono bellissime rappresentazioni dell’idea che ogni individuo non è un’esistenza isolata, ma che tutti i fenomeni hanno connessioni e dimensioni illimitate e che l’intero universo è avvolto dalla luce della saggezza di Vairocana.
La Lanterna Ottagonale di fronte alla Sala del Grande Buddha risale all’epoca della fondazione del Tōdai-ji. La caratteristica grande camera di combustione è coperta da un tetto spiovente sormontato da una forma simile a un gioiello. Poggia su una base in pietra sorretta da un palo in pietra uscente da un piedistallo lotiforme.
Gli otto pannelli della camera di combustione sono griglie a forma di diamante. I quattro pannelli fissi sono decorati con musicisti celesti mentre le quattro coppie di porte a cerniera sono decorate con leoni che corrono tra le nuvole.
Particolarmente meravigliosa è la concezione dei musici celesti, con le loro pose agili, gli scorci ben realizzati dei loro petti e delle mani che reggono gli strumenti, e il movimento delle sciarpe trasportate dal vento. Il post riporta un estratto da un testo buddista che esalta i meriti dell’accensione delle lanterne.
Giardini Botanici 500 yen per entrare.
Non mi sono sembrati nulla di che, ma almeno sono riuscita a mangiare in pace su una panchina il mio pranzo senza essere assediata dai cervi.
