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Camper World Tour – India toccata e fuga
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Camper World Tour – India toccata e fuga

Di Cianzia Bassani12 settembre 2017

Camper World Tour – India

Eccoci nella magica India!

Ci affrettiamo a parcheggiare il camper in un “parcheggio” a pagamento e ci accodiamo alla moltitudine di indiani che si recano ad assistere alla cerimonia di chiusura della frontiera.
In quanto turisti abbiamo dei percorsi agevolati e un posto in prima fila.
Lo spettacolo è veramente impressionante: due anfiteatri, uno in Pakistan e uno in India, pieni di gente che urla, canta, fa il tifo. In entrambe le parti c’è un motivatore che incita la folla a gridare più forte e più a lungo del gruppo avversario. I militari, in divisa rossa gli indiani, in verde i pakistani, si fronteggiano con movenze aggressive. Sembra una sfida fra galli da combattimento, un misto di danza Maori e bulletti da spiaggia!
Non capiamo bene come funziona il tutto, ma sembra che “vinca”, chi tiene una nota cantata per il tempo più lungo e chi grida di più: vincono gli indiani che sono più del doppio. E noi con loro, visto che nel grande casino ci identifichiamo con questo gruppo.
È buffo vedere gli stessi cancelli e gli anfiteatri da cui siamo passati un’ora e mezza prima in completa solitudine ora pieni di folla vociante.
Finita la cerimonia ritorniamo al parcheggio, districhiamo il camper dal mucchio di altre macchine e ci avviamo con il buio ad Amritsar, dove abbiamo l’indirizzo di un ostello (Mrs. Bandhari’s Guest House), che ospita anche viaggiatori con il camper.
Siamo così stanchi dopo un’intera giornata di guida, il passaggio in frontiera, lo spettacolo e la mezz’ora di traffico notturno, che l’ostello ci sembra un paradiso. Appena scopriamo che c’è anche la piscina, Luca si toglie pantaloni e maglietta e in mutande si tuffa, stupendo i nostri amici austriaci che non si sono ancora abituati al suo “temperamento italiano”!
Staremo qui qualche notte per recuperare le forze e per visitare le bellezze di questa città e poi ripartiremo.

Non dovrei scrivere il diario oggi che ho un diavolo per capello, non ne sta andando bene una!
Il telefono nuovissimo non funziona bene e ho perso un sacco di informazioni importanti.
Abbiamo avuto la conferma che tutte le frontiere per uscire dall’India ci sono precluse o per un motivo o per l’altro. Non possiamo tornare dalla strada che abbiano già fatto perché dovrebbe essere impossibile ottenere un nuovo visto per il Pakistan qui in India. Proveremo ad andare di persona sia a Kathmandu che a Delhi elemosinando un’eccezione. Luca è ottimista io invece sono abbastanza preoccupata.
È mai possibile che le frontiere siano aperte solo per i trafficanti di armi, droga, donne da avviare alla prostituzione, nonché per i terroristi?
Aver comprato un mezzo pesante e vecchiotto in grado di reggere bene su strade difficili, gasolio meno raffinato e lunghi percorsi, se da una parte è stata una buona idea, dall’altra ci ha creato problemi e chiuso diverse strade anche a causa delle nuove e per noi ingiustificate leggi di alcuni Paesi.
Va beh, basta piangersi addosso, per adesso godiamo della bellezza di ciò che ci circonda.
Oggi visita al Golden Temple, uno dei posti più sacri per i Sikh, dove sono avvenuti in un non lontano passato dei veri e propri massacri durante il governo di Indira Gandhi. Il vero e proprio tempio non è grandissimo, però è circondato da un’ampia vasca piena d’acqua dove i fedeli si fanno il bagno rituale. Una lunga fila è in attesa di entrare per rendere omaggio. Tutt’intorno, centinaia di persone siedono tranquille mangiando, dormendo o rilassandosi al caldo sole del pomeriggio.
Anche la “gita” in tuctuc è un vero e proprio spettacolo, sia per la vetustà del mezzo, che per il traffico, per non trascurare la sinfonia continua e totalmente inutile dei clacson.

Il 6 settembre è l’ultimo giorno ad Amritsar: lo utilizziamo per le piccole riparazioni del camper e per le ultime spese, ma non ci facciamo mancare anche la visita al Mata Temple, un tempio a circa un chilometro e mezzo dall’hotel che raggiungiamo a piedi.
Non vorrei mancare di rispetto alle religioni altrui, ma entrare in questo luogo di culto è stato come farsi un giro nella nave dei pirati o nel tempio egizio di Gardaland.
Statue coloratissime di tutte le dimensioni e forme, giochi di specchi, percorsi obbligati all’interno di bassi cunicoli, rivoli d’acqua da percorrere per purificarsi, facce deformi, sorridenti, spaventose e poi animali realistici o mitici… e in tutto questo i vari guardiani che schiacciavano un pisolino.
Un ambiente particolare e fiabesco, anche se si vedeva come i vari visitatori indiani credevano seriamente nella santità di tutto ciò.
La strada per il tempio era ugualmente suggestiva: una bella passeggiata in mezzo a mucche, maiali grandi e piccini, cani randagi ma pacifici e tanti bellissimi uccelli bianchi, pappagalli verdi e altre specie multicolori, e ancora tuctuc, bici, moto…

L’indomani ci aspetta una maratona di 1.500 chilometri per raggiungere Kathmandu il prima possibile in modo da toglierci il pensiero sul visto pakistano.
Remo il “navigatore” ha deciso di varcare la frontiera con il Nepal a Bhindatta. Io non riesco neanche a capire che c’è un passaggio doganale ma lui assicura di sì e visto che fino adesso ci ha condotti sani e salvi nelle varie tappe, decidiamo di fidarci!
Prima lunghissima giornata di viaggio: undici ore per strade e autostrade indiane, a volte belle, a volte pessime, ma sempre impegnative.
Ci fermiamo a dormire fuori da un ristorante e dopo aver cenato (non proprio bene) per pagarci l’ospitalità nel parcheggio, ci addormentiamo di botto cullati dal suono degli infiniti clacson di macchine e camion che percorrono la strada adiacente.
Il mattino dopo si riparte sempre alle 7, seguendo la strada nazionale numero 9 che si fa sempre più brutta e trafficata.
A un certo punto ci infiliamo in quello che sembra un mercato: abbiamo chiaramente sbagliato, oltretutto ci indicano che il nostro camper è troppo alto e grosso per passare da un ponte, invece ai nostri amici dicono che detto ponte è rotto!
Mentre loro proseguono per poter fare manovra e tornare, noi percorriamo un’altra strada.
A un certo punto ci ritroviamo quasi incastrati in una curva stretta a causa delle varie bancarelle, occupiamo praticamente tutto l’incrocio lasciando liberi sì e no 50 centimetri…e che fanno gli indiani? Invece di scostarsi ed agevolarci nella manovra, continuano a passare in quei 50 centimetri: bici, moto, persone a piedi, una fiumana inarrestabile di persone che urtano con la testa i nostri specchietti, ma vanno avanti. A un tuctuc quasi si scoperchia il tetto, sempre urtando nello specchietto, ma non si ferma. Due moto si scontrano, ma non si fermano… ad un certo punto perdo la mia proverbiale calma e mi metto a urlare in italiano: “Vi volete fermare deficienti???” Sarà il mio urlo o la mia faccia sconvolta, ma per un secondo tutto si ferma e in quel secondo Luca riesce a ultimare la manovra e a districarsi dal pasticcio!
A questo punto ci siamo persi Oliver e Remo, così ci avviamo alla frontiera senza di loro.
Ma non è ancora finita l’avventura: il mio navigatore ci conduce per una bellissima strada di campagna, in giro non c’è nessuno e già questo mi dovrebbe far pensare. Un signore in macchina si ferma e si informa su dove stiamo andando, poi ci avvisa che proseguendo per quella strada c’è un altro ponte troppo basso per noi e ci consiglia di tornare per una “scorciatoia” in mezzo ai campi sconosciuta al satellitare.
Sorvolo sulle bestemmie tirate da Luca, che già esausto si trova a dover guidare in mezzo al nulla!

Finalmente raggiungiamo la famigerata RN9. L’abbiamo appena imboccata e chi ci raggiunge? Ma sì, i nostri amici!
Tutti contenti e un po’ rinfrancati raggiungiamo il passaggio di frontiera: quando vediamo il ponte che attraversa il fiume fra i due Paesi, a me e a Luca si secca la gola. Oliver dice che avrebbe voluto farci una foto in quel momento: la pura espressione di orrore, sgomento, disperazione alla vista del ponte era proprio da immortalare: non ci passeremo mai!
Il ponte, praticamente una diga, è di ferro e ci passano solo moto, bici e carretti…Questo vorrebbe dire per noi fare una deviazione di 500 chilometri per entrare dall’altro punto!
Poi per fortuna vediamo passare un camion, più o meno delle nostre dimensioni, con 15 centimetri sia da una parte che dall’altra, e decidiamo di tentare la pazzia. Dobbiamo contenderci il ponte con tutta la gente di passaggio che ancora una volta non si ferma, a costo di scavalcare le sponde del ponte, però si può fare e lo facciamo!
Le due frontiere sono praticamente deserte (e ci credo), per cui in breve tempo le superiamo.
Mentre siamo nell’ufficio indiano, una scimmia si affaccia per controllare se va tutto bene e avuta la conferma, se ne va a controllare altrove!
Dopo 13 chilometri finalmente ci fermiamo in un Hotel (Suda Farm Sanctum Resort) con ristorante e come il giorno precedente, otteniamo ospitalità in cambio della cena, questa volta buona ed abbondante.
Giusto per completare l’intensa giornata ci accorgiamo che a causa degli urti si è rotto un vasetto di aglio sott’olio ungendo dappertutto.
Mentre stiamo masticando rabbia, gli amici ci chiamano fuori dove uno spettacolo meraviglioso ci attende: un milione di grosse lucciole rischiara il cielo! Sono talmente tante e grosse che sugli alberi sembrano luci di Natale che si accendono e spengono!
Su questo immagine commovente, chiudiamo gli occhi esausti…

Sirto ufficiale www.camperworldtour.com


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Approposito dell'autore
Cianzia Bassani
In quella narrazione oltre a descrivere le località visitate, spiegavo che il nostro obbiettivo era quello di trasferirci a vivere in questo Paese.

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